Nella rete.
sono scheletri che l’onda fa dinoccolare
legni dai colori sgargianti erosi dal mare
reti, sartiame e ferro, odore di pece nera
gabbiani in lite che volano a bassa quota
li osservo rapito sfiorar le ossa al natante
ma cado nella rete di un’altra notte vuota
Insonne Onirica Licantropia
Sì, forse tutto questo potrebbe piacermi -penso- mentre l’assenzio discende sapido e si impadronisce dei miei desideri. Ancora una volta ho spinto troppo in là il gioco. La luna mi guarda basita, mentre il ronzio del rasoio toglie l’ovatta del silenzio dalle orecchie della notte. Tornerò a trovarti Nera Signora, ammirerai affascinata il bianco brillare dei miei denti e non saprai resistere. Il mio bacio siglerà la tua morte. Cin cin.
Ciecamente.
ora guardo nei tuoi occhi il presente e lascio indietro il futuro
di sorreggere e di medicare l’alternare dei miei sentimenti
con il cuore rivolto al passato ad occhi chiusi verso il futuro
Buccia.
Ciak, si gira.
la vestirò con l’abito più bello.
Primavera incalza, il tempo è dolce
è finito l’inverno della solitudine
ha regolato i battiti, verrà anche lui.
Indosso la maschera dell’occasione,
la farsa della vita andrà in scena.
Vero o falso?
passato e presente che si confondono
vero e immaginario a volte ironicamente
creato ad arte o vissuto, a voi il giudizio
ma scriverò di un’altalena di emozioni
di storie vissute, giovani amori perduti
forse veri e sinceri o solamente sognati
Dolcemente, teneramente, uomo.

così paio e forse è vero
mi emoziono ancora, piango.
Quando leggo una poesia
negli occhi della mia donna
ritrovo lo stesso amore
che il tempo non ha consumato.
ora sono libero di essere uomo
dolcemente, teneramente, uomo.
Bastano poche parole.
quando il vento dell’odio ha soffiato su di noi
portandosi via gli ultimi sussulti del cuore
per una poesia che come bouquet sul cuscino
saluterà il tuo ritorno e sembreranno nuove
L'eredità dell'arroganza.
liberando spermatozoi della mia arroganza.
Oggi cresciuti bussano famelici alla mia porta.
del lavoro di un ottimo avvocato: il tempo.
Oramai non ho più denari per fottere la vita.
Testa o croce.
poi tintinnando rotola sul selciato
si ferma a roteare allegramente
che avvalli la tua scelta di vita
in bilico sulla costa ti irride
il capriccio di una moneta puttana
che non ha mai scelto per te
Basta una maschera

per coprire la sconcia nudità
ho trovato solo una maschera
ma sarà una recita senz’anima
Nudità.
ho scritto di me della mia vita
ho messo a nudo la mia anima
scorticandola come una cipolla
pelle dopo pelle strato dopo strato
ho tolto incrostazioni del passato
nudo come un verme al cospetto
di un foglio bianco ormai tiranno
senza abiti di scena da indossare
mentre cala il sipario sulla recita
indosso il freddo e lascio il palco
Ombre e rintocchi.
hanno assuefatto al buio i miei occhi
le ombre che spuntano dalla laguna
danzano lievi segnando i rintocchi
lesta si affianca, cammina accanto
muta compagna a te mi racconto
lenisco le doglie di ogni pensiero
leggero ora affronto il buio qui intorno
del cuore il ritmo tu segui dappresso
aspetto placato che si faccia giorno
racconto alle ombre il mio dolore
con l’alba scompaiono nella laguna
una è rimasta accanto al mio cuore
Un amore da due soldi.
scordate nella tasca
ora riapparse a raccontare
una piccola storia, finita in farsa
il nostro amore nato per caso
morto precoce quasi ridendo
non arrivò nemmeno all’occaso
erano il prezzo di un giro in giostra
che non abbiamo mai fatto,
tu preferisti offrirti ad un altro
Solitario
ti alzi e ti siedi con andirivieni isterico
spegni e accendi le luci sul tuo mondo.
Un giro di carte sancisce la solitudine,
metti in fila le ore, e i semi si confondono.
Ti butti sul letto vinto dalla spossatezza.
Chiudi gli occhi. Dormi? Sogni.
carezze profumate spalancano abbracci
corri lieve, sospeso come una piuma
plani sul verde fiorito di mille colori.
Un senso di appagamento ti pervade,
improvvisi gli occhi si aprono
e spalancati scrutano avidi il buio.
tra le carte sparpagliate sul comodino
Joker ti fissa con un ghigno soddisfatto.
Anche stanotte non dormirai.
Chiudi gli occhi, sogna.
ottomarzo duemiladieci

orrida tentazione che rispunta ogni tanto
mistificazione di libertà a chi porta il velo
ma dietro quelle sbarre si cela il pianto
ammettere gli sbagli, esser progressista
cercare il consenso dichiarando illecita
la discriminazione per mettermi in mostra
di buone intenzioni si è lastricato invano
coi fiori non si guariscono ferite dolorose
compagne della vita vi stringerò la mano
Senza respiro.
risuonano tra echi di silenzio ovattato.
storie riaffiorano come conati di vomito.
il mastice dell’amore è collante obsoleto.
e l’anima ha rinnegato ogni sentimento.
se l’amore è vissuto senza respiro
Vorrei.
Vorrei ricordare, ma non posso.
Vorrei tornare indietro, ma è tardi.
Sono stato nel suo giardino,
stringo tra le mani un ciuffo d’erba.
Era di Marzo.
dove la canizie del tempo morente
gelava anche gli ultimi sguardi
e la tramontana come scorpione
avvelenava le attese di tempi migliori.
parole affilate come sicari in attesa
di guadagnare la mercede promessa.
L’addio fu facile, ne bastarono poche
le altre si sciolsero al primo sole.
la pelle bluastra a contemplare il delitto
mentre un ultimo refolo spezzava
con una eco di suono metallico
stalattiti cristalline appese alle mie ciglia.
Amore tse tse.
voli basso, radente
a volte silenziosa
spesso indisponente
entri ed esci dalla mia vita
padrona della mia anima
presenza non gradita
decidi tu i percorsi
sei solo un po’ noiosa
gli amori son trascorsi
ne ho piene le tasche
il cuore hai deluso
userò lo scacciamosche














