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blog di Jhonnydark

Le bellezze de Roma (ricordando Alberto Sordi)

er cupolone.jpg
L'arto giorno so' ripassato davanti all'osteria
dove mi padre m'ha portato ch'ero regazzino,

8 marzo, per la donna

MIMOSA-2017-A.jpg
Un giorno a dir di te…è  poco,
che nel passato come ancor oggi è vivo

E’ solo un barbone.

barbone.jpg
Si muove lenta quella sagoma inconfondibile,
uno straccio sulla spalla a mo’ di palandrana
e cenci addosso per proteggersi da niente.

Terra di Sardegna

donna sarda.jpg
Terra un tempo contesa per posizione e risorse
da invasori che, a dominar cotanta bellezza,
lasciano templi e cattedrali e strade percorse:

Ce starei bene...co' lei

Comincia quasi sempre così, che l’incontri pe strada e t’arivorti appena che è passata…
 E dici: ammazza che forme e che occhi, belli come du fanali o…du fanali ar posto dell’occhi?
E mentre passa senti quer profumo…è ‘na miscela che nun se po’ di’, ‘na cannonata…
Ce vorresti uscì, avecce ‘na storia seria co lei, ma…nun c’è posto pe li marmocchi!
 
E cominci a fantasticà: ‘na gita fori porta…’na passeggiata ar mare…tenella stretta…
E quanno sei arrivato, pe paura che quarcuno je metta le mani addosso,
nun la lasci nimmanco pe annà ar bagno; stai co’ lei, te fumi ‘na sigaretta…
je parli, la guardi, la rimiri, l’accarezzi…je fai li complimenti a più non posso!
 
E già, de lei te devi da pijà pe forza cura; così se piove ve ne state ar coperto,
si c’è troppo sole l’hai da protegge, ce basta pure ‘n fazzoletto, e si se gela…
mejo sta ar carduccio e magari…je monti sopra…lei tanto ce lo sa se sei esperto…
lo riconosce subito qual’è er manico che dietro a ogni omo se cela.
 
Basta sognà. Co’ lo sguardo la seguo finchè la vedo che scompare all’orizzonte
e me dico che pur de toccalla me tajerei le vene co ‘na lametta…
Che sensazione strana, er core batte forte, er sudore me gronda da la fronte…
E stanotte me la sognerò…ma quando sarà mia quella motocicletta?
 

 

Sto bene anch'io

Tu stai bene ed io come sto?
Sto bene anch’io. Dico sempre così,
che poi, chi mi da la forza davvero non lo so
ma a chi mi chiede se sto bene, dico sempre di si.
 
E così nessuno sa del mio fardello;
è ingombrante e pesante sulle spalle.
Vorrei esplorare lidi e cieli come libero uccello
ed estasiato mi perdo nel volo di danza di farfalle.
 
Non cambia nulla; ma posso cambiare io
se quando dico che sto bene lo dico col sorriso,
perché il male peggiore non è certo quello mio
e, a chi soffre davvero, il dolore glielo leggi in viso!
 
Perciò ricominciamo. Io sto bene tu come stai?
Sto bene anch’io perché ho voglia di una risata,
perché ho teso una mano come non ho fatto mai,
perché mi voglio illudere che la mia vita sia cambiata.
 
 
 
          

L'amore è così

E’ un chiodo nella testa, un chiodo fisso
che ti far sta male quando non la vedi,
come le profondità ignote dell’abisso.
E alle scuse che ti porge davvero non ci credi,
perché anche la gelosia è amore,
ma stai male dentro e quel senso di vuoto…
un amore insano che vivi nel terrore,
perché pensi di perderla, tu che le sei devoto.
E intanto il tempo scorre lento ma inclemente;
i bimbi ridono sulla giostra che gira forte
ma pensieri tetri albergano la mia mente
e in terra le foglie secche, sono foglie morte.
Mi chiedo perché. Ma eccoti quì,
finalmente, sei tu con il tuo sorriso.
Tutto è passato, l’amore è così
e quella lacrima non solca più il mio viso.
 
          
          

Non pensare a te

Come potrei 
non pensare a te
per quello che davvero sei.
 
Come non pensare
al sorriso che esplode
su un viso da sognare;
 
ai capelli corvini,
come criniere al vento
di regali cavalli argentini;
 
al tuo sguardo,
occhi preziosi come perle,
ma inespugnabile baluardo.
 
Come non pensare
ai sensi turbati
che non posso placare;
 
a te donna,
gambe affusolate
da spiare sotto la gonna,
 
e scrutar, nondimeno,
dentro la camicia aperta,
a rubare la vista del tuo seno!
 
E questo a dire
che il desiderio di te
è davvero troppo duro a morire.

Solo nella mente

Ho trovato la tavolozza di un pittore;
tanti i colori, ormai secchi, induriti dal tempo.
Li guardo, socchiudo gli occhi: ti penso
e nella mente riprende vita ogni colore.
 
E’ la vita che si riprende i suoi colori;
un pulsare di luci, il suono di un violino,
il tuo sorriso che brilla adamantino
e una parola a dimenticar tutti gli errori.
 
Era una tela grigia ma la riempio di te;
una pennellata di giallo ed una di cielo,
due foglie di geranio, il bianco dei fiori di melo:
i tuoi occhi, il tuo sorriso, i tuoi capelli color caffè.
 
Ho dipinto il mio quadro. Occhi di nuovo aperti
ma sulla tavolozza un colore che fa male,
secco, crepato e smorto come questo temporale:
tu non ci sei ma io ho creduto di vederti.

25 aprile 1945. Liberazione

              
          

Tu che sei anelata insieme al profumo del biancospino
e rossa ti sei tinta a sormontare ogni ostacolo maligno;
per distenderti su verdi prati ancora umidi al mattino;
tu viva con l’onor dei torturati, onor più duro del macigno.
 
Per te popolo insorge a fianco di partigiani a tentar difesa
di donne, di bambini che non conoscono né gioco né futuro
ma sanno del pianto, della fame, di una guerra incompresa
e di troppe vite finite da rumor di spari contro un muro.
 
Ora il sole splende sui morti che al grido di “libera Italia”
hanno sovrastato e smorzato il crepitìo dei moschetti
perché di fronte alla morte è l’avvenire che ammalia,
un avvenire libero, strappato alle vite, strappato agli affetti.
 
Ultimo atto. L’aguzzino coperto d’onta è costretto alla fuga.
Di nuovo gente nelle strade; sui volti dolore, speranza, passione,
è la fine del terrore e anche la più piccola lacrima si asciuga.
Era il venticinque aprile del quarantacinque. Liberazione

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