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a cura di Anna De Vivo e Immacolata Cassalia

blog di Ospite di Rosso Venexiano

Da un cielo sereno

Da un cielo sereno,reclusa
nel pozzo della memoria
oltre la grazia del capelvenere
a tratti,tu,ancora
mi sorridi,tremulo ricordo
più bella di Ermione.
 
(in memoriam di Jole Cappiello, mia prima moglie)
 

Gilberto Fanfani

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Ultimo Nietzsche

'Oh cielo sopra la mia testa!
Oh tu puro di luce
profondo abisso!
Di divino desiderio
nel contemplarti tremo!'
'Gioiscono i cieli,
trasfigurato il mondo.'

A un tale combattente
doveva pur Iddio
l'onore delle Armi.

Note: le frasi della prima stofa le ho trovate negli ultimi scritti di Nietzsche.
L'ultima strofa è un mio pensiero, e Iddio in particolare é il Deus Sabaoth,
Dio degli Eserciti del Vecchio Testamento.

 

Gilberto Fanfani

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Er fiume bionno

Da sopra ponte Mollo
in stà città
dove tutto passa
ma sembra sempre eterno
al venir
del generale inverno
come un Modigliani
me stiricchio er collo

Stasera
dall'alto de sto scranno
m'attardo con piacere
a guardare er fiume bionno
che incazzato veloce corre
e non se da pace
creando
nell'acqua limaciossa
un par de ghiricorò
e quarche tonno

Nell'aria tutto tace
solo er ricordo de n'antica estate
me ronza nella testa
facenno si che un ricordo
triste m'arridesta
ner rivedemme ancora regazzino
sotto la Mole
a torso nudo
sparappacchiato sotto un pino
coi carzoni corti
a fa a serciate co er rione Monti
poi sera con l'amici mia
de ciriole
se n'annavammo a pesca
ussanno un francescano come esca

Mo er tevere è diventato
un vero monnezzaro
pieno de m...
e materiale vario
e da quassù sopra er parapetto
a vorte me pare de senti
la voce sua che parla
dicendomi
de anna in saccoccia a pialla
perchè
me sò stufato
de portà sto peso sulle spalle
vergine a monte
e deflorato a valle
me sò arrugato
de corpo sò invecchiato
no me lamento
pe sto mio eterno
e greve movimento
lasciateme passa che sò romano
d' arrabbiame chi me lo fa fare
perchè sapete gente
er tempo mai non mente
perchè pe corpa vostra
a brutti barbaggianni
sò più de tremilanni
che me vado a disinfettà
le palle ar mare

 

 Leandro Vegni

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Domani

Stamani alle quattro
mi sono svegliato
un caffè
e il viso mi sono rasato
Era notte
da una finestra appannata
il cielo ho guardato
l'alba era ancora lontana

la mia Stella
era li
che ancora brillava
mentre lentamente
il giorno avanzava

Con la faccia triste
e un po' stanca
veloce stridevo
dell'auto la gomma
mi recavo
al lavoro alla banca
divorando strscie
di strada asfaltata
volevo far presto
per risentire
un pensiero di donna
da sempre appesa
a un filo
di un arpa dorata
che suona una melodiosa
nota d'amore

Nel piazzale
con le luci ancor accese
ha un tratto
un forte sconforto mi prese
pensando
al quelle solite facce
mi diranno di nuovo buongiorno
mi offriranno
un altro caffè
pur sapendo
che nella mia anima
non è questo il mio mondo
mentre confido
le mie pene di cuore a un amico
già sapendo che metterà
nella piaga il suo dito
E' sera e tutte le anime vanno via
ti penso
poi resto solo con la mia poesia
forse domani trasloco
porterò via le mie cose
dal compter cancellerò le mie prose
stare qui è un melanconico strazio
alla vita
ho già pagato il mio dazio
in cambio di due ali di carta
per spiccare un ultimo volo
e poi riposare
sperando che un domani
per me ci sia in me
qualcosa che tu potrai amare

Non mi è consentito
di sapere quel che domani accadrà

domani è un altro giorno

Si vedrà!!

Leandro Vegni

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la diga del cuore

Il cuore
a volte è come una diga
serve solo
a far si che ti pompi la vita

Imponente si erige
al dolore D'amore
che non allenta ma stringe

Ma basta una falla
una crepa sottile
la mente sfarfalla
e un nuovo
pensiero rivive

L'acqua allor.. cheta
a un tratto s'inquieta
si veste da sposa
e tra le tue braccia di seta
si getta maestosa
spaccando l'antico cemento
di chi a un solo cielo per tetto
e speme di trovarvi
una stella
la più bella nel suo firmamento
una stella che brilla di blù
sempre sola lassù

Leandro Vegni

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Noi (memento homo quia pulvis es et...)

Noi siamo quel che siamo
finché siamo, poi il vento
ci disperde, cenere
di piacevole bivacco,
e la ritrosa, le nostre orme
sulla sabbia dispettosa
cancella.

Gilberto Fanfani

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il re folle

Nella casa dei muti
non c' è posto
per me
perché
dentro nella più indifferenza
vi regna l'assoluto
silenzio

Capi chini
sui tavoli
sotto luci soffuse
schiavi nel loro malessere
hanno smarrito la voce
e le anime
non hanno più dignità
quando ossequiano
rendondosi ciechi
e barattano
la libertà
all'indiscusso volere
del re folle dei sordi

Leandro Vegni

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Per inferos ad astra

"Ha cuore chi conosce la paura ma la vince,chi vede l'abisso ma con orgoglio.......chi con gli artigli d'aquila afferra l'abisso,quello solo ha coraggio."

F.Nietzsche in Così parlò Zaratustra

(Ditirambo del superuomo)

Da ogni abisso
sempre una brezza.
Se con fierezza
ed ala deltaplano
ci gettiamo in esso
a maggiore altezza
sempre risaliano.

Gilberto Fanfani

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Effimera immobilità

Non c'è scampo
per chi come me
da tempo
non sale più
sopra la giostra
della vita
gioconda
Effimera!!
Tutto è fermo
Marchingegni sgranati
fili nel vissuto di un uomo
dal cuore
da dentro strappati
Immobile
come un pupazzo di piombo
senza speranza
aspetterò
triste e da solo
che il mio corpo
si copra
di ossido e ruggine
e mi corroda
velocemente
nel cuore
e nell'anima
Aspetterò
come una marionetta d'amore

 

Leandro Vegni

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Voglio

voglio saperti felice
vederti sorridere
come nella tua vita
forse non hai mai fatto
voglio immaginarti
danzare
a piedi nudi
accanto un falò
sulla riva bianca del mare
devi fare solo attenzione
a non farti coinvolgere
dall'alta marea del tuo cuore
voglio vederti volare
come un gabbiano
sopra l'azzurro del cielo
andare lontano
per poi tornare
voglio sentire la brezza
che ti accarezza i capelli
color oro di grano
per poi sognare
voglio vederti..
dentro i miei occhi
pieni di sale
per non restare solo
con la mia anima
basta volere
per non
avere più male

Leandro Vegni

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Vista da un satellite in orbita

Bianco-azzurra vorticosa sfera
dove chi nasce se non muore, spera.
Culla d'orrore, culla d'incanto,
svanito l'amore ci resta il canto.

Una variante pessimista dell'explicit sarebbe:

svanito l'amore ci resta il pianto.

Alla Weltanschauung (concezione del mondo) del singolo e alla sua sensibilità, la scelta.

 

Gilberto Fanfani

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Test: sei un poeta dentro (o solo di sguincio?) di Gaetano Guerrieri

http://4.bp.blogspot.com/_XUIKyCVqc2E/SuhN-l2bwvI/AAAAAAAABn4/JNDkf6AFHBM/s400/risata1.gifComprendere se stessi è uno degli affanni di tutti quelli che amano scrivere in generale e, in particolare, di quelli che amano scrivere poesie.
Questo test può aiutarvi a capire (se lo sospettate) o a scoprire (se non lo avete mai neanche pensato) se, coscientemente (o incoscientemente), colpevolmente (o incolpevolmente) siete dei poeti “dentro”
Essere poeti “dentro” è diverso e differente dall’essere poeti e basta.
Tutti possono scrivere, o hanno scritto, almeno una volta nella loro vita, una poesia. Scrivere una poesia non significa essere poeti, sicuramente non significa essere poeti “dentro” perché un poeta “dentro” è un poeta vero, non improvvisato, uno che scrive poesie non per scelta ma per bisogno.
Un poeta dentro lo noti da come guarda, dalla sensibilità mostrata quando sbuccia un’arancia, dal coraggio di quanto s’ostina a scrivere in rima, dall’altruismo che mostra quando fa la fila al casello autostradale intasato oppure anche e, soprattutto, dalla fantasia che mostra quando s’innamora di una cozza.

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Fotografie di Leandro Vegni

Dentro
una scatola chiusa
osservo
con una lente d'ingrandimento
il centro
del mio immenso mare senza onda
Piatta
riga
cigliata in un' estrema immobilità
Un' azzurrra
statica lastra
levigata solo da un unico raggio

Un flash
capovolto di luce
impressa
nella camera oscura del cuore

La tua unica fotografia
E'
Nei miei pensieri
uno zoom
L'effetto perenne
di un sogno
in un fermo immagine

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I fiori dei morti

C'era un uomo che attraversava la strada all'altezza di Piazzale Clodio e aveva un crisantemo in mano. Con l'altra teneva per mano una donna orientale e non dicevano nulla, la pioggia li bagnava e loro educatamente affrettavano il passo per superare l'incrocio. Poi ho visto l'uomo avvicinare il crisantemo al naso per annusarlo ma la donna gli ha fatto cenno che non sta bene e l'uomo ha di nuovo posato quel fiore lungo, lunghissimo, bianco, a testa in giù, come fosse un ombrello. Li ho visti scomparire dentro un bar e ho immaginato il barista che alla vista del fiore si è grattato. I fiori dei morti vivono due giorni soltanto poi la pioggia se li porta via e così anche il pensiero dei morti ma non è sempre così. All'incrocio di prima, ad esempio, un automobilista suvmunito che andava di fretta ha iniziato a strombazzare perchè voleva arrivare primo. D'altronde siamo una società di arrivisti, lo dicono tutti, persino i giornali, la televisione. Aveva fretta di andare al Tribunale credo o forse a Via Teulada dove c'è una delle sedi RAI, la riconosci da un'enorme parabola. Il tipo suvmunito si è prodotto in un sonoro "mortaccitua". Un po' fuori sincrono devo dire, perchè ieri avrebbe avuto più effetto, più share diciamo così. Il tipo con il crisantemo non credo l'abbia sentito o forse già sapeva che dopo cento metri il Suv si sarebbe accartocciato come una busta in tetrapak di latte alta qualità contro quel semaforo. Anche i Suv, in fondo, se prendono il verso giusto fanno una brutta fine.
L'uomo crisantemo munito sarebbe uscito dal bar e con grande naturalezza avrebbe posato il suo lunghissimo fiore su ciò che restava del macchinone, magari sarebbe riuscito a incastrarlo nella vaschetta del radiatore per farlo durare qualche ora in più e poi avrebbe detto amen. Ma senza convinzione.

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Il giorno, il mare ed io

Il giorno, il mare ed io

saremo vivi domani.
Oltre la coltre della notte
saremo vivi anche domani
tra le vie adombrate
i nostri occhi scalcinati
lampioni dimenticati.
Il nostro futuro sempre
con la testa volta indietro.

©Carlo Alberto Simonetti

Dalla raccolta edita: Vicoli ciechi e usci

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Anima vagabonda

Lascia ch’io beva fonte,
nel cavo delle mani
ho fretta e già domani
sarò di là del monte
 
Fonte: “ Perché non vieni coll’anfora antica
Come le donne giù dalla collina?
Perché non resti nella valle amica
almeno un poco?‘ Forse domattina
per la tua sete, non troverai niente.
Di là dal monte è brulla la contrada
nei campi non germoglia la semente
e sarai solo tu, il sole e la strada.
Ti sovverrai di me e sarò lontana.
Se tu mi avrai raccolta nell’orciòlo
allora proverai la virtù arcana
della mia linfa,allora, allora solo”
Amica ho già bevuto a cento fonti
in riva al mare azzurro, sorridente
di spume bianche… vuoi che ti racconti?
C’eran nuvole rosse giù a ponente
e vele esili,aguzze,verso il cielo
e son partita.Bevvi in mezzo al bosco
ed era un’acqua fresca come il gelo.
Eran ville e paesi.Non conosco
Il loro nome.So che c’era un alto
cipresso cupo, un casolare antico
un cielo terso del color di smalto,
un viale ombroso, un poggio aulente aprico.
 
Lascia ch’io beva fonte
nel cavo delle mani
ho fretta, e già domani
sarò di là dal monte.
ST.
 
di Silvana Trabanelli

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