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blog di sapone g.

mangiavo un bignè

non cerco mio padre
l'ho detto mille volte
 
alle ombre dei cipressi
all'ape che sfugge
i fiori sempre verdi

tempo

la morte l'ha dentro
chi ne profila i passi
 
l'ho imparato nel tempo
che non c'è mai per tutto

urla

come d'autunno
tra gli ocra dei castagni
 
così sul mare
per ogni petalo che cade
 

il sapore di ciliegia

ci sono stelle
che si vedono solo quando muoiono
 
graffi di luce
che strappano il buio
striature di polvere

Madre

La chiamano Madre
perché ha avuto figli
 
forse troppi
per una vita sola
forse pochi
per traboccarle il cuore

buchi di ragno

Li chiamano Sassi
Come quelli sui sentieri
che si prendono a calci
come gli occhi tondi
davanti alla dignità perduta
 

Sale

quando il passo è di neve
le mani sono bocche
che non sanno più parlare
 
s'intrecciano

luc

è difficile parlare d'amore
troppo in fondo
per guardarne gli occhi
disegnarne il profilo
tracciarne i passi

e lentamente scorrere

briciole di pane
nel sorriso di un bambino
 
ballo di falena
le tue dita tra le mie
 

Acquerelli

non esce verità dai versi
nè genio
nè tantomeno bellezza
 
soltanto colori

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