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blog di Vittorio Fioravanti

Di giada l’idolo tra le foglie

Aspra ringhiera d’abbracci
lacci che avvincono i sensi
arti in decadente dolcezza
voglia rappresa sull’orlo
d’un prolungato
giuoco di mani

Mi dici no
ma raffreni gl’indugi
le crescenti esigenze
e nel drappeggio s’insinua
l’ansito nostro d’amanti

Penetro il tuo languore
le vinte tue membra
serpe che striscia sull’erba
piegata al passo
violento del vento

Labbra di miele
s’aprono al rito
d’attrazione e degrado
di giada l’idolo
giace ferito
tra foglie fresche
d’ambrata rugiada

Caracas, dicembre 2007
Vittorio Fioravanti

Da sempre inespresso

Lirica di Vittorio Fioravanti

Nell'intreccio umido scuro dei rami
il sole è una grossa tiepida macchia
che s'allarga sull'orizzonte spento
espandendosi rossa

Dietro boschi di pini
chiusi come bande d'armati
scende l'alito inumano del vento
ma il gelo non può carpirmi dentro
la brace povera dell'emozione

Nell'anfratto più oscuro e contorto
c'è un io che si strugge
come un dio commosso
in un lamento delirio muto
da sempre inespresso

Non mi so leggere fino in fondo
oltre le pagine aperte della vita
nello schiudersi d'una persiana
l'eco d'un riso
d'una parola sfuggita
il rimpianto in uno sguardo incrociato
nel buio appena acceso da un lampo

Non so vaneggiamenti onirici
né indecifrabili ermetismi
fuggo dal termine raro
che non oso pronunciare

Resto
in quel gesto lento di marcia
la cadenza dolorosa d'un passo
ripetuto nel tempo
quello stesso passo vissuto
e rivissuto ancora
per un'ultima estrema volta

Ulm, 19 dicembre 1988

Problema

Lirica di Vittorio Fioravanti

L'intimo smarrimento mi riafferra:
scuoto la testa, sbuffo, stringo il palmo;
m'impongo ancora di restare calmo;
riguardo il foglio... Sono proprio a terra !

"Qui manca un dato !" mormoro tra i denti;
mi guardo intorno; osservo i miei compagni:
chi scrive assorto, chi si perde in lagni;
scopro l'oriolo: "Le nove ? ...accidenti !"

Rileggo il testo e traccio la figura
e d'improvviso trovo l'equazione,
che mi risolve tutta la questione,
scacciando dal mio banco la paura.

Precipitevolissimevolmente
divoro il bianco foglio con l'"Aurora",
e poco prima che si annunzi l'ora
consegno il mio problema. "...Finalmente !"

Crepuscolo

Lirica di Vittorio Fioravanti

Fra due frondose palme,
su una verde panchina,
mi riposo del mio girovagare.

Le acque del golfo calme,
mormoranti in sordina,
rispecchian l'ultimo raggio solare.

Un sentimento strano
prende l'anima mia
nell'osservare una nave salpare.

Non molto più lontano
una sottile scia
lascian dietro di sé quattro lampare.

Scende pian pian la sera
silente e tenebrosa,
s'accendono i fanali sopra il mare.

E nella notte nera
continua senza posa
l'attività del porto militare.

Mentre gli astri velati
risplendono lontano
mi guardo intorno. Sopra il lungomare

passan due innamorati
tenendosi per mano.
S'è fatto tardi; me ne devo andare.

Silvia

Lirica di Vittorio Fioravanti

Il soldato era da tempo
a bocca in giù
nel fondo nero del pozzo

Nel buio c'erano gli scarponi
e le braccia legate sul dorso
ma lo sapevano i partigiani
che ce l'avevano buttato dentro
per nasconderlo morto

Noi s'attingeva l'acqua ignari
due volte al giorno
al mattino e alla sera
da oltre un mese ormai

Da quando eravamo scappati
da La Spezia e le bombe
sganciate a grappoli dagli alleati
ogni notte sul porto e le case
rase al suolo con l'Arsenale

Fuggiti via dall'ansia
dalle macerie e gli agguati
cercando di sopravvivere
come animali feriti
in un borgo lontano dal mare
nell'aspera Garfagnana

C'era invece il tedesco
ucciso nel pozzo infetto
e Silvia - che non aveva
ancora detto una volta
mamma -
consunta di febbre e di pianto
come un fiorellino appassito
si spense nell'abbraccio muto
d'una madre impotente
di salvare i suoi figli

Settembre 2003

I tre uomini in treno / 4

Mandato in tutta fretta da suo padre, José tornò dal vagone ristorante con una splendida bottiglia di spumante Berlucchi. Papà Garibaldi voleva che si brindasse tutti insieme, per augurare al figlio un grande avvenire all’Inter. L’amico Olzi gli aveva confermato per telefono che ad attendere suo figlio alla stazione centrale di Milano ci sarebbero state le telecamere di Mamma Rai e di Mediaset, e i microfoni d’una decina di giornalisti sportivi, poiché a Moratti gli era scappato detto in un pranzo privato al "Don Lisander" in via Manzoni, d’aver appena comprato un "crack" argentino, e la voce era corsa di redazione in redazione come una miccia in cerca d’esplosivo. La verità era un’altra: qualcuno, seduto ad un tavolo vicino, tra una portata di scampi con borlotti freschi e una maestosa faraona en escabeche, aveva capito male: in effetti si trattava dell’acquisto d’un’impresa argentina in bancarotta. Un particolare questo che passò del tutto inavvertito. Per Garibaldi ad attendere suo figlio a Milano c’era la Gloria.

- Brindo al nuovo centravanti dell’Internazionale di Milano!
...esclamò con negli occhi il biancorossoverde dello scudetto di Campione d’Italia. E con lui brindarono sorridendo sia l’uomo in grigio che quello in nero, e naturalmente anche José, suo figlio, il festeggiato.

L’uomo in grigio apprezzò il colore paglierino dello spumante, e ancor più il profumo ed il gusto, sorseggiandolo con piacere. Brindando aveva colpito il calice del giovane siciliano guardandolo con simpatia negli occhi. Per un breve istante i loro sguardi s’erano fronteggiati, specchiandosi l’uno nell’altro.

- Se lei è d’Agrigento, deve conoscere mio padre, don Calogero Loblanco. Leggi tutto »

Mie spente ore

Lirica di Vittorio Fioravanti

Amo l'odore
il sapore della mia donna
amo il sudore delle sue membra in fiore
godo del suo rossore tra le mie dita
l'ardente socchiusa ferita
che di more profuma
la curva china
del dorso suo scosso
nell'imbrunire rosso di spuma
in lunghe e tacite
mie spente ore

Ottobre 2009

Sotto i miei occhi bambini

Lirica di Vittorio Fioravanti

Cerchi affiorati
su specchi d'acque lacustri
tra voli immoti
di libellule azzurre
lungo strisce
di pietre oscure
viscide d'alghe
e salti osceni di rospi
penetro la mente accesa
nei sommersi canneti

Rivedo l'orlo ristretto
nell'aspera gola
di dossi verdi e d'arbusti
ove riecheggia quel crepitare
d'alti nitriti nell'aria
ma non c'è traccia d'odore
d'arma da fuoco
colgo pregnanti profumi
d'erbe e mirtilli
scorgo more lucenti
come insetti in agguato
e spine in tralci
a sbarrarmi il passo

A mani ferite
m'inoltro oltre il folto
fino al muro franato
del casolare distrutto
lì dove uccisero l'uomo
coi polsi giunti sul dorso
sotto i miei occhi bambini

Luglio 2009

I Tre uomini in treno / 3

Nello scompartimento, mentre il treno sferragliava verso la città di Firenze, la conversazione s’avvivò per l’attiva presenza dell’uomo in blu, che raccontava episodi della sua vita, dei viaggi fatti, e faceva poi domande alle quali spesso lui stesso dava risposta. Parlava dell’Argentina, della carne che si consuma preparata "en varas", dei vini rossi, corposi, delle origini italiane del tango e naturalmente del calcio albiceleste, di Maradona e di suo figlio José - Giuseppe in italiano - già resosi famoso a Baires col nomignolo "El Gari".

Padre e figlio erano entrambi tifosi dell’Inter. Da anni soffrivano per quello scudetto che non voleva saperne d’appendersi alla maglietta a strisce nerazzurre. L’uomo in nero s’era lasciato allora andare, confessandosi bianconero.

- Razza padrona!
...esclamò in un momento ardente della conversazione. E l’uomo in grigio aveva sorriso, quasi compiaciuto: era la stessa opinione che aveva anche lui della Juve. Da decenni e decenni. Da sempre.

Dal calcio si passò facilmente alle barzellette su Totti, e poi a quelle più spinte e provocanti, ed infine alle donne.
Parlando di femmine, tutti e quattro convennero che quella che aveva le gambe nude sulla copertina della rivista era un demonio.

- Que clase de hembra, por dios! Leggi tutto »

Come un tassì occupato

Lirica di Vittorio Fioravanti

Sole che morde l'umida rena
tremule bianche figure di vele
sull'orizzonte marino
l'aria vi sa di salmastro

Passi che sei
striscia d'un ventre rosato
due nude cosce convergenti
bruciando d'urgenti voglie
quest'uomo che guarda

E' un tuo insinuarsi
di fremiti ramificati
ben oltre le vene mosce
fra dita e mani assetate
d'ansia e turgore

Lingue vibranti
come tenere foglie
d'un assurdo germoglio
su un tronco mozzato
senza più rami in cielo
a cercarvi le amanti

Netta è la scorza ceduta
nel vento spinto dal tempo
che non conosce
sentimento alcuno
e in fretta ti scorre davanti
come un tassì occupato

Morrocoy, novembre 2009

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