You are missing some Flash content that should appear here! Perhaps your browser cannot display it, or maybe it did not initialize correctly.

Login/Registrati

Sfoglia le Pagine

Da leggere

Domande Frequenti

Utili suggerimenti per tutti

Regolamento

Sono con noi

Ci sono attualmente 13 utenti e 94 visitatori collegati.

redazione di Rosso Venexiano

foto e note dei redattori

se vuoi farne parte, scrivici

Poesie spiegate dagli Autori

 

Una topologia dei sensi per una diversa logistica della parola

Autori di Rosso

  • A A A cercasi Autori

Nuovi Autori

  • prato sintetico
  • tucar
  • Jhonnydark
  • Oscar Montani
  • Maria Luisa

Sottoscrivi i nostri RSS

Licensed

Tutte le opere di Rosso Venexiano sono pubblicate sotto una
Licenza Creative Commons
-
"Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5".

Banner










Magazine

Copertina del Magazine di Natale

Link al magazine in pdf

a cura di Anna De Vivo e Immacolata Cassalia

Carlo Penati - Vorrei imprimere un vuoto nell'aria

Cenni biografici
Vorrei imprimere un vuoto nell’aria Cenni biografici Carlo Penati (Legnano 1954) è stato redattore del periodico di ricerche e analisi linguistiche «Pianura». Nel giugno 2008 ha vinto il 29° Premio letterario internazionale “Città di Moncalieri” con la poesia Le ruote della luna. Pubblica nel 2008 con Fara Editore Vorrei imprimere un vuoto nell’aria.

Recensione
Ho incontrato questo autore all’incontro con Fara Editore presso la Fiera della Microeditoria di Chiari (BS) nei primi giorni di novembre, e devo ammettere che tra tutti gli autori presenti Carlo mi ha incuriosito da subito con la sua calma e compostezza. Ho ascoltato attentamente la lettura dei suoi versi e ho sentito l’aria imprimersi di introspezione. Cosi spinto dalla curiosità ho deciso di acquistare il libro e ho atteso l’attimo giusto per leggerlo. Questo perché credo che ogni libro vada gustato con lo stato d’animo, con lo spirito giusto, solo cosi posso sperare di arrivare il più vicino possibile al pensiero dell’autore. Concordo con il prefatore del libro quando dice che Carlo Penati cura le proprie poesie secondo una tradizione novecentesca, con un linguaggio scorrevole e ricco di situazioni che riportano emozioni. Vorrei imprimere un vuoto nell’aria è suddiviso in tre sezioni sequenziali: La notte, l’abisso e l’ascesa. Il ruolo predominante infine credo l’abbia la quarta e ultima sezione: il tutto. Questa sezione credo sia un insieme di poesie che rafforza e ripresenta al suo interno lo stesso ciclo che compiono le altre tre. Ho parlato prima di introspezione perché il costante pensiero che ogni poeta pur trattando svariati temi alla fine dei giochi parla sempre di se stesso, di come vive determinate emozioni, di come vive determinati eventi, di come vive ogni paesaggio che gli si pone dinanzi agli occhi, ma soprattutto perché in questo libro ho letto la vita, il percorso spazio temporale del viaggio di Carlo.
La scelta dell’autore di affrontare ognuna delle quattro sezioni con una poesia che ha per figura principale il volo rafforza il mio pensiero. Cosi nella prima sezione La notte si decolla da Linate ed i suoni che ne susseguono sono tutti lievi (silenzio, sussurri, risonanze,pause, gemiti, pensieri neri, città che dorme, dal profondo nulla) alternati da altri più assordanti (ferraglie di treni, le urla, voci lamentose dell’anima), quasi come se Carlo fosse alla ricerca della pace, di se stesso. Buono anche il ruolo dei colori scelti per rappresentare questa sezione, si passa infatti dal buio della città alla luce vermiglia presente in alcune poesie. Questa sezione potrebbe rappresentare un distacco, un abbandonarsi, forse un attimo di solitudine o anche una brutta notizia. Si passa infatti alla seconda sezione dal titolo dalle svariate facce: l’abisso. Anche in questa sezione la prima poesia è dedicata al volo, dove si evidenzia il proseguire del viaggio verso quello che secondo me è un viaggio nel dolore, nell’affrontare un qualcosa che lacera la propria anima.
Ci sono infatti riflessioni sul proprio stato d’animo e sull’affrontare i ricordi, cosi riaffiorano le frasi: la vita ha perso il fine, quando il corpo non ti vuol più seguire, parole inutili. Per poi tornare a quelli che mi sono sembrati attimi d’amore, e faccio riferimento a Codice d’amore, ricercati, ma al momento sembrano essere lontani dato che la poesia che segue rappresenta una lontananza, la tristezza. Insomma un viaggio alternato da attimi duri e attimi più leggeri, quelli che si possono considerare gli alti e i bassi della vita. Affronto cosi la terza sezione Ascesa con il dubbio su dove l’autore andrà a concludere questo viaggio. La prima poesia questa volta rappresenta la risalita del viaggio, affrontata quasi con leggerezza dell’anima, quasi come se il cammino della vita sia ultimato e non resta altro che dirigersi verso il cielo. Cosi ho intrapreso la poesia Post Scriptum, Il saluto, Bilancio. Tutto mi fa immaginare la fine del ciclo della vita come le parole dell’autore: cammino nella vita per trovare un senso, angeli irridenti ci osservano.
Anche la poesia Il sonno mi ha dato l’idea di quanto l’autore completato il proprio viaggio sia giunto comunque ad una conclusione importante, a capire quello che forse è un forte significato della vita. L’ultima sezione Il tutto conclude con quelle che sono le riflessioni, le impressioni e le speranze dell’autore. Una poesia a favore della mia tesi è senz’altro quella che fa da chiusura a questo ottimo libro: Escaton.
Ho letto da qualche parte che Escaton è una parola greca che indica l’aspetto ultimo e perfetto della realtà. In tutto ciò che esiste c’è un ideale da raggiungere, non come qualcosa da conquistare da fuori, ma da conseguire da dentro, attraverso il cammino dell’esistenza che tutti noi suddividiamo in passato, presente e futuro. La realtà suddivisa in tre sezioni: il passato, che in genere reputiamo sorpassato, il presente che ci fa tanto litigare perché lo vogliamo possedere, il futuro cui demandiamo tutto ciò a cui aspiriamo. Il Vangelo ci annuncia che il movente della tensione escatologica, per cui ogni realtà sempre tende a perfezionarsi attraverso le varie forme che assume, è l’amore. L’unica via in cui il cammino verso la perfezione si attua in modo reale è quello dell’amore. Tutti temi che Carlo ha toccato e di cui ci ha reso partecipi, in questo suo viaggio. Un libro decisamente evolutivo dal punto di vista dell’osservarsi dentro e dirigere ogni lettore nel proprio cammino interiore. Concludo questa recensione dicendo a Carlo che di sicuro è riuscito ad imprimere un emozione nel cuore di chi ha letto questo libro, cosa forse assai più ardua che imprimere l’aria. Lieto di averti letto.

Guido Passini
Info libro qui




-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Autore: Paolo Rafficoni
-Titolo: Vorrei imprimere un vuoto nell'aria
-Ed.Fara
-Recensione di: Guido Passini
-Redazione
-Editing e grafica: Manuela Verbasi

tremaggioduemilanove

Pubblicità

Per pubblicità su Rosso Venexiano, sponsorizzazioni e donazioni, contattaci all'indirizzo: info@rossovenexiano.com grazie

Laboratorio di Poesia

clicca e leggi

Per tutto il mese di Marzo, invitiamo tutti a cimentarsi con la poesia giapponese.

Tag. Poesia Orientale
disegno di Alexis
 

a cura di Maila Meini

♦sommario♦

 

clicca l'immagine

a cura di Taglioavvenuto

Laboratorio di scrittura narrativa


secondo banco

♦sommario♦

a cura di Francesco Anelli  

Perle di fotografia

tanz
di Marino Mannarini
clicca per visualizzare la foto

Letture Poesie e Prosa

degli Autori di Rosso Venexiano

♦sommario♦

a cura di Ezio Falcomer

♦Compagnia di teatro sul web Accademia dei Sensi♦

Perla del giorno

Per_la Biblioteca Racconti

nostre pubblicazioni

Diamo i numeri