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Filosofia

Perdute mie illusioni

Mi sfiori i sogni
con delicatezza
e li soffi via
lontano
nel perduto
immenso
.
Ora che vuoi
catturare
anche i miei pensieri
fuggo
a piedi scalzi
e sfioro la neve di parole
che non posso sentire
.
Perdute mie illusioni
dove siete
non vi vedo
in questa selva
di sguardi
.
Nascoste farfalle
dell'anima
sbattete più forti
le ali e
seminate le polveri
che i miei sogni
disperdono
.
Eterna mia incertezza
guidami
ed indicami
l'onda da seguire
tocca il fiore da annusare
io capirò
ma ridammi
i miei sogni
ridammi le mie illusioni
perché
senza d' essi
applico alla vita
i puntini di sospensione
.
 
Caterina Manfrini, in (p)arte Stella senza cielo
 
*scultura di Nicola Manfrini

Fronte sepolto di Damasco

Bastava
covato dalla sabbia
uno scaffale sul retro?
 
Spigolando arabeschi
velandomi dell’altra parte del mondo
me stesso al vento cieco forzando
 
suonai, suonai
sul fronte sepolto di Damasco
 

Tavolo dei quattro venti (tavolo allungabile con quattro o otto sedie)

 
(Sulle tre parti del tavolo: )
 

 
L’esperienza
 
si apre
 
alla coscienza infinita
 
 
(Sulla spalliera delle sedie, se sono quattro: )
 
NORD
SUD
EST
OVEST
 
(Se sono otto si aggiunge: )
 
NORD-EST
SUD-EST
NORD-OVEST
SUD-OVEST
 
 

Teoria dell'estremo praticante.

Si, lo so! io sarò prosaico.
m'inuzzola gaiezza giocare
con verbi grassi e grasse rime
rincorrere di vernacoli le mode
dei motti detti solidi dialetti
voci di gleba a bassa lega stretti.
 
Che seppure è verità ripa non trova
poiché nessun che abbia sale in testa
vorrà con l'ira, ancorché giusta, replicar
a uno scherzo che molto rode ma
gli altri di risa fa goder e nulla cale.
 
La lirica più si specchia e si rispecchia
ammanta di bontà la sua maniera
rende graziose nane favole e concetti
maschera povere realtà minime banali
esalti miti insulsi in bella forma detti.
 
Poiché l'anima del cerebro si nutre
sede del vero del mistero e intelligenza
non nell'intestino o nella forma sciala
voglio testar che nulla è più eloquente
del frutto d'ogni dì che il praticante
mastica, in questa vita laida, snervante.

Nuovi e vecchi muri

“ No man is an island”, Leggi tutto »

Orfeo

Sul mito divulgato dai sacerdoti agli adepti, dai filosofi e dagli Aedi, com'è d'uopo, si è gettata a pesce, giustificatamente, una moltitudine di adolescenti di ambo i sessi e, un poco meno ingenuamente, di sfaccendati. Intendendosi per questi coloro che, non figurandosi la Nemesi, figlia di Oceano e della Notte, che gli incombe per questo sul capo, preferiscono utilizzare, sulla base di una azzardata generalizzazione della funzione detta di utilità specifica, esclusivamente o approssimativamente la parte sopra al naso a quella sotto senza usare la Memoria.Ognuno di essi, a seconda del tempo a disposizione e della propensione a muoversi, anche ma non solo negli spazi esterni, ha cercato di tirar fuori da Orfeo ciò che più gli aggradava o gli pareva intelligente, per meglio dire ciò che più gli rodeva all'interno. Ben attenti,  il più di essi, a dire o a scrivere solo ciò che si poteva dire o scrivere, e a tenersi per se il resto di quanto letto tra e sopra le righe.Prima di enumerarli e suddividerli per generi sintetizzando il loro pensiero e le loro osservazioni, ritengo però utile postare una premessa che non è assolutamente mia, ma di N. Turchi, ed è tratta dal sito riportato all'inizio del brano .Ciò in quanto il lettore di Rosso Venexiano, si spera, non deve mai dimenticare, nell'adozione della chiave interpretativa del mito, l'intima connessione tra fenomeno religioso, filosofico ed artistico che è all'origine dello stesso. Vale, cioé, di conoscere la Storia. Allora, buona lettura! 

Fonte: http://www.filosofico.net/orfismo.html Leggi tutto »

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