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Poesia

Diamante pazzo

Brilla insicuro
                   diamante                  
nella nebbia,
illumina
l'assorta radura
incurante
di averti accanto
.
Brilla eccentrico
                      diamante
splendi
nel baratro dell'incoscienza
anche se nessuno si accorgerà
di te
.
Brilla giovane
                   diamante
sul mare di vite,
anche se non sai nuotare
non annegherai
.
Brilla onirico
                   diamante
regna incontrastato
su questo campo
di girasoli morti,
dona loro
un cuore
.
Brilla minuscolo
                diamante
Splendi su di me,
                      diamante pazzo
 
 
Caterina Manfrini
*Sulle note di Shine on you crazy diamond, Pink Floyd

Riguardati

                                            A Marina M.
 
Riguardati - dico io
perché solo quella parola era rimasta
tra i milioni di parole scambiate
E contemplando la piega normanna del tuo collo
mi chiedo
dove si inabissi quella ruga
e quando mai sia comparsa
e se anche io ne abbia una così
Perché siamo cresciute insieme
e ne abbiamo viste tante - come si dice
così tante che adesso
abbiamo gli occhi consumati dalla notte fonda
E come sempre ad ogni incontro
mentre tu parli ed io ti ascolto
mi ricordo l'odore dolce della salsa
nella tua casa bambina
che balzava prepotente alle narici
e il guizzo nero dei tuoi occhi e le risate
quando scappavamo insieme a giocare in strada
E il dolore forte del distacco
quando partisti senza dire niente
per un dove lontano e sconosciuto
E il ritrovarsi poi
divise dagli anni ma unite da un'eco profonda
Come un rifugio
-quasi una certezza.
 
 

Starry Starry Night

Ho stagionato a fetenti folate
di lotte di classe
sul cinquino e sul calesse
modernizzazioni
dive pornografiche
morti di utopia
stili corinzi
estenuazioni da tardo impero
depressioni maggiori
ed estati alla van gogh
 
ci ho provato più volte
come marilyn e sylvia plath
 
ho sputato su ogni piatto
spezzando carotidi
a madri ossessive
che ti uccidono di fuoco amico
 
ho resistito a stalingrado
ho attaccato a danang
sono affogato in un letamaio
nei pressi di sarajevo
mi godo il bagaglino
di un'equivoca apocalisse maya
sborona kitsch e sanremese
sorseggiando all'harry's bar
con rottami d'oro
e le carcasse degli dei di jung
 
e me ripijo a' bbrocca
con occhi che conoscono
the darkness in my soul.

Caramelle dagli sconosciuti

Alla saggezza del divieto
che suggerisce di non accettare
caramelle dagli sconosciuti,
si fa buon viso, a cattivo gioco
contraccando, dando credito e spago
a priori al nuovo conoscente,
indipendentemente
dall'esito. Difficile sbagliarsi, rimanendo
nel vago. Al massimo, ci si copre
di ridicolo, che è sempre meglio che riempirsi
di botte. Basta non ingozzarsi, come uno
è pur sempre tentato di fare con le
tuttifrutti: amarena, pompelmo, limone,
cedro, mora, lampone,
arancia, mandarino, fragola, melone
e ribes, ognuna un lago di sapore
nel mesencefalo ventrale.
E a proposito di piacere cerebrale,
lo zucchero e l'acido citrico sono
una combinazione di successo, elementare:
forse l'unica eccezione allo sfacelo tremendo
che è l'industria alimentare.
 
Allora d'accordo, tutti i gusti sono gusti:
gli uomini grassi non feriscono, quelli robusti
ci inteneriscono, e via discorrendo, ma
è l'uomo magro che ad abbracciarlo
sporge nei punti giusti.
 
[04102009]

Ti ho mai raccontato...

abbiamo parlato a lungo io e te, ieri sera
l’aria era fredda ma preannunciava primavera
seduto lì sul molo, la voce un sospiro
raccontavo di me prendendomi un po’ in giro
 
ti ho detto di quando, senza colpo ferire
ho visto tutto il lavoro di una vita scomparire
i gesti, le abitudini i sogni mai repressi
finire appallottolati come carta dentro i cessi
 
case, guadagni, successi sul lavoro
andarsene beffandosi del mio nuovo disdoro
l’amore quello no, quello l’ho ancora accanto
è rimasto nonostante affogasse nel pianto
 
forse ho meritato davvero la lezione
sbagliavo e non provavo alcuna emozione
così, mio caro amico stasera ti racconto
di come prima o poi ti si presenta il conto
 
se tutti i tuoi averi hai speso senza freno
del gusto della vita perderai l’ultimo treno
ora perdona se ti annoio con la filosofia
rimani accanto a me ti prego, non andar via
 
ho rivolto la preghiera ormai tardi, inutilmente
ha sciolto le sue ali, volando pigramente
il gabbiano che alla sera mi tiene compagnia
e ascolta sorridendo ogni mia piccola bugia
 

Paradigma

Chiunque agogna
di diventar paradigma
ardisca
d'imparare a tirare
e non spinga

Amar d'esser seguiti
costa il restare soli
nell'ignoto orizzonte
e in spalla
cresce coscienza
fardello
e responsabilità

Un temporale

Finirà questo temporale
notturno
si spegneranno i bagliori
taglienti tra gli scuri
si placheranno i sospiri
e gli affanni
tornerà la magica luna
amica
a sorridere silenziosa
maliziosa a sussurrare piano
‘chiudi gli occhi
e lasciati andare’

tu...

tu, giovinezza del
mio sorriso
 
tu tenerezza del
 momento rapito
 
tu, fresche carezze
nel volto già stanco
che torna a affacciarsi
al balcone fiorito.
 
tu sole e luna  tra
le rughe del mio tempo
 
 
tu sapore di fragole
nel sogno e nel
 mio sospiro.
 

L'altro.

ti ho visto
nudo, rannicchiato
tra le anguste pareti
 
un dolore lancinante
la testa tra le mani
in attesa
 
un silenzio soffocante
mi sono rannicchiato
anch’io tra quelle pieghe
 
accanto a te
spogliato di ogni affanno
nudo come te
 
attendo senza sapere
quanto durerà l’attesa
lento hai alzato lo sguardo
 
mi sono visto
e il silenzio si è rotto
in un fragore di cristalli
 

Solo mia sarà la visione.

Quegli asfalti senza il sebo apparente dei passi
quella chioma di città sferzata delle scomparse orme minime,
dicono di te senza cortili qui - gli occhi tuoi sono i loro
e il viso che occupa il turchese è fuori dal sorriso del cancello -
e ai cortili piacerebbe quel verde
e il ceruleo che portano le pupille a spicchi;
quindi, t’invidiassero i lineamenti
per le sere in cui combineranno i loro rientri,
i cortili,
come il preso a doversi.
 
Sarò rapace e rapido
sulle strade che t’inseguono per fame, sotto i marciapiedi
che panneggiano la tua caviglia frivola.
 
Verrò, come si va lontano, tornando.
 
Solo mia sarà la visione
 
diamante e mora
dalla culotte al cuore.

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