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Poesia

Sera a Madrid

 
Un giorno tra i tanti
una sera in arrivo
Plaza De Espana
è un crepuscolo rosso
auto che al volo mi guardano
e scendo la scala
di questa metro
che porta profondo
poi ancora esco.
Un senso di freddo
mi avvolge di nuovo
sciarpa sul collo
e chiudo gli occhi
il vento spinge
nel cuore i ricordi
e sorrido
per questo sapore di Genova.
Bassa la testa cammino
le mani in tasca
guardo i miei passi
le scarpe degli altri
sento un musico pianger gitano
percorro Gran Via
son tutte accese le luci stasera 
El Corte Ingles
ha i soliti cuculi appesi
di ogni Natale in arrivo
bimbi immobili li guardan storditi.
Oltre, cammino
incontro Joaquin.
"Qui, han camminato Pablo e Garcia"
e aggiunge "Lo sai?"
Rido, "Come non so?"
Scambiamo due chiacchiere dos tapas e via
dietro ad una clara facciamo poesia
la nostra poesia...
È un sogno reale
è un colpo di vita
questa storia infinita
con te...
 
 

E' quasi giorno.

è quasi giorno e non se ne va la notte
testarda rimane e confonde i ricordi
di troppe ore consumate inutilmente
e disperatamente vomitate nel buio
 
è quasi giorno e il vento sulle imposte
danza al ritmo di un antico cigolio
lo aspetto mentre attraverso i vetri
guardo la mia ombra che si allontana
 
é quasi giorno e non se ne va la notte
 

Mi manca

Mi manca un amore
c'è posto nel cuore
per una persona speciale.
Mi manca il calore
lievi carezze
ricevere e dare.
Mi manca dolcezza
di pelle su labbra 
epidermide fremente.
Mi manca morbidezza
da abbracciare nella notte
tepore nel buio di piume.
Mi manca di più non so.
Mi manca sognare.

Baktun

 
Come si chiamerà la notte dell'uomo
da questo palazzo del mistero?
Tiro le fila di questo immaginio
e mi domando
se al muro del pianto
o all'alba dell'appena volato
quando gli angeli scenderanno dal cielo,
cercheremo forse scuse
le prime a venire
oppure
mormoreremo guai,
i motivi per cui,
i più reconditi e tristi pensieri,
o il lamento,
quello dell'eterno
reptante che scoda.

 

Quando gli angeli scenderanno dal cielo,
forse avremo
frottole da enunciare
erette apposta
salvando bibbie su bibbie
che ognuno s'è inventato,
sventolando magari
finti libri neppur mai letti
o anelli preziosi
da elargire appena il buio
compie le prime mosse
o celando altre gioie fasulle
che sempre non vengan mai... a mancare.
Pronti, non ultimo,
a nasconderci nel buco del topo
come sempre mentendo
proferendo perfino
l'ennesima stupida eterna bugia
perfino a se stessi.

 

Quando gli angeli scenderanno dal cielo
viaggeremo di notte
perché la notte sarà il giorno
e Neda distesa per strada nel sangue
nuovamente rialzata
come un ritorno di vento
appena volato sorriderà di nuovo,
e noi, millanta polmoni a fuggire
navi sul mare
sommergibili austeri
tappeti di corda e funi di rame
scelte esaurite
e i piani... più tasti.
Ahimè
saper perdere non fu insegnato. 

 

 
Quando gli angeli
giogheranno la terra,
dei ributtanti la mano
col ghigno sornione
farà impiccare il nostro vicino,
il parente lontano,
il fratello di sangue,
perfino una madre
se fosse essenziale,
salvando i piedi e le scarpe
per lacci e ricordi a stringer paure
del collo appeso...
Ad uccidere pur di rimaner
in qualche modo, vivi.

 

Quando gli angeli scenderanno dal cielo
Getsemani sarà
umanità avvizzita
e il vento uno stupido che sferza il passaggio.
Piaghe profonde aperte
la terra, un mare in tormenta
e le nostre paure... il nulla.
Un immenso fragoroso nulla.
Quando gli angeli cadranno dal cielo
saremo polvere di presagi finiti
oppure sopiti percorsi di vita,

 

 
seppur male... vissuta.

Sembrava Quasi Fosse Una Lotta

Sembrava quasi fosse una lotta
chi per continuare
chi per smettere.

Poi sembrava fosse di più:
uno scontro mortale
tra credere possibile

 
      loripanni               

Dormire o vegliare

c'era un tempo in cui dormire
era partire per lontano
conoscere chi o cosa
non sapevi mai e incontrare
immagini del giorno
e cercare di stamparle
rifilmare inquadrando
più intimamente un vissuto
adattarlo al desiderio
che sempre avevi vivo.
Ora l'ansia di uscire dal sonno
al più presto per tuffarti
nella corrente che tutto
obnubila nasconde falsa
e rende uguale
tranquillamente uguale
a quanto hai sempre detestato.
 

Pasqua

Ho le mani calde
gli occhi dipinti di luce
l’anima colma di pace.
Bambino rivedo
quel volto verso l’altare
lieto salire al cielo:
non ho atteso molto
ho subito capito.

Dico a voi

Venite di lassù, nevvero?
 
Paghi tra secolati
e cupi. In creduli e vuoti. Forse legno anche voi.
O solo spenti al morto astro nel cielo del disonore.
Stavate sotto i legni cartesiani
al vento dell’ultimo respiro. Avete freddo? C’era il sole
e di colpo notte sul lamento dei passi dalla roccaforte dei corvi.
La branda eterna
ha le doghe dure dell’assuefazione:
più udiste preghiere più urlaste scandali
più le braccia si tesero
più teste caddero
più mani, più monchi
e ciechi al Golgota, tornate sordi.
 
Scendete solo adesso
che la sua pelle è bianca e tesa. Sarà questo
il sudario che ora lo veste già dal primo vagito?
Una sola corda suona ancora:
una madre amara col suo giglio di dolore.
 
 
Ehi, dico a voi: venite di lassù, nevvero?
 
ps: dedicata a quegli amici che qui non vedo e di cui mi mancano notizie ma che desidero salutare e presentare i miei auguri: Ezio, Franco, Sebastiano, Matris ed altri che or mi sfugge.
 
Ed a Orme, Taglio, Manu, Sofo, Gingi, Bruno, Julie, Princ, Griz, Maria, Iry, VentoM, Francaf, Alexis, Blin, Lady, Prato, Paperino, Malalingua, e a tutti coloro che qui soffiano il loro respiro, e a cui chiedo scusa se non mi viene pronto il nick/nome - perchè sceglierli così complicati, poi? -  con gli auguri più sinceri perchè si avveri nel vostro Ovunque almeno una Qualsiasi Intensa Felicità attesa.
 
Ferdinando Giordano
 
 

Pasqua di Risurrezione

 
La preghiera di quella notte fu preghiera di perdono
a combattere il male cruento e malvagio dell’umanità.
Tempo di riparazione. Il Padre, dall’alto del suo trono,
ha mandato il Figlio prediletto a dar prova di amore e carità.
 
Tradito, venduto per trenta denari, versate lacrime amare
e poi esser condannato alla stregua dei peggiori assassini.
Flagellato. Che supplizio atroce. Solo l’amore fa sopportare
la sofferenza che al peccato strapperà grandi e bambini.
 
Ecco il viaggio verso il Golgota. Il legno è pesante
e pesante il cammino dove in alto sarebbe stato immolato.
Chiodi nelle carni, corona di spine, a fianco un brigante.
Guardatelo il Re, è sulla croce e una lancia trafigge il costato.
 
Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno.
Poi fece buio come le tenebre del male e fu la morte.
Quel sacrificio con il sangue versato a riparare il danno,
a lavare le colpe del mondo con le vesti tirate a sorte.
 
Silenzio intorno, ora come allora. Quel sacrificio non è vano
se guardiamo al fratello con amore e devozione,
se cerchiamo la gioia nel dare, se tendiamo una mano,
se viviamo nel cuore una Pasqua di Risurrezione.

Il canto del cigno

un abito da cigno
sto cercando
anche dismesso
prendo lezioni
da una vissuta insegnante
per andare sulla proda del lago
di questa vita ormai noiosa
e proverò a cantare.
almeno una volta
fosse l'ultima non importa.
venisse fuori una melica
degna di attenzione
un po' romantica nostalgica
malinconica anche
commovente insomma
che essere stato
quasi nulla a bracciate
mi è più pesante
d'una carro di sassi
da tirar su dal fiume.

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