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Poesia

Verdiana

Verdiana la santina
portava le pellicce
a prova di proiettile
sopra una vita da first-lady
e la polvere da sparo per cipria.
Un contrabbandiere del frodo
le vendeva antifurti
per proteggersi dagli altri.
 
Non festeggiava il Giorno del Ringraziamento
per non riflettere sulle cose
a cui si deve essere riconoscenti.
E quando vinceva,
per esempio in un “concorso”,
ringraziava quelli che avevano perso
con molto charme e poco fair play.
 
Voleva sposarmi
pur detestando il matrimonio
solo perché L’ORDINE
le piaceva tanto.
L’ordine. L’ordine nuziale.
Non le REGOLE. Solo per l’ordine.
 

Mettere all'anima

 
da tempo
attrezzo un angolo
nascosto soltanto mio
dove senza premura
potrò ascoltare tutte le allegrie
che innocenti spandono per via
fremiti convulsi dei ragazzi
in amorosi amplessi
celati nei bui complici delle frasche
o spigoli di muro
finanche un pianto commosso
sincero nostalgico d'una
che ha perso l'amore o la passione
perché sebbene poche cose
abbia amato al mondo vorrei
portarle meco quando vado
a non sentirmi solo.
 

Lei cercava

Lei cercava l’amore
ogni notte con affanno
ma nei sogni il suo volto
mai non vedeva.
Lei cercava di giorno l’amore
sulle facce stanche della gente
che frettolosa di lì passava
ma ciò che trovava era solo indifferenza.                                                    
Lei cercava l’amore
tra le rose profumate del giardino
e ciò che invece trovava
erano spine e foglie secche.
Lei cercava l’amore
in cima alla montagna
più alta del mondo
e da lassù il suo nome invocava
ma il vento dell’ovest, per dispetto,
le parole dalla bocca le rubava
e tutto muto rendeva.
Con mulinelli di polvere
gli occhi le feriva.
Lei cercava l’amore
tra le onde del mare in burrasca
e ciò che invece sulla riva trovava
era solo tanta desolazione.
Lei cercava l’amore
negli angoli più remoti del mondo
e ciò che invece trovava
era illusione e tristezza.
Lei cercava l’amore
sulla pallida luna ma solo
solitudine e silenzio trovava.
Lei cercava l’amore…
Lei cercava…
Ma nel suo cuore mai contemplava,
niente di ciò che vicino aveva
lei vedeva.
La dolce voce della mamma
non udiva.
La tenera carezza del padre
non sentiva.

Haiku

Un’eternità
racchiusa in un momento.
Questo è l’amore.

                     

Buccia d'arancia

Eravamo sempre
sulle corde spezzate
di una chitarra
e tu mi raccontavi
del tuo passato
mentre un aereo
firmava un dolore
nel cielo di Pescara.

Sarebbero venuti
i trovatori
a raccotare quella storia
ferma sul porticato
della casa di D'Annunzio.

Spille per non fare la guerra
ma l'amore
ne avevamo messe
sul sedere
per scandalizzare i benpensanti
frutti di un'economia
volta a retroguardie proletarie.

Ma sebbene
provassimo a leggere
Stato e Rivoluzione
non si superava mai la terza pagina
come nessuno ha mai
mai
finito il diario di Che Guevara.

Eppure
di quegli anni
all'alba di una rivoluzione
io serbo solo il ricordo di quel giorno
che spruzzavo ai tuoi occhi
il succo di una buccia d'arancia

E tu irritata
mi mandavi a fare in culo
perchè quell'amore era finito
tra un geranio di balcone
e una maglietta macchiata
di sudore.

Harbingen

Una notte di stelle, compresi
Chagall e il suo vento.
Il sogno, un gioco di mani,
il suo viaggio,
la vita che lasciava alzando tele
infinite
e donne
al soffio del temporale...
Altrettanto infinito.

Guardai estasiato
una sposa, una luna caduta,
un piano... e nel vetro vi lessi
la lieve rugginosa Russia
e nel tratto iniziale, Guillaume che rideva.
Vedevo e sentivo
un pesante fardello.

Un viaggio, poi un altro e un altro ancora.
Eterno e infinito
in terre lontane
e a volte vissuto come il pianto
che scivolando scema.

Un antico castello,
carte al vento,
una semplice domanda
sussurrata
tra la mano e l'orecchio:
"Vuoi viver con me?" E Cecilia sorrise
che fino alla fine seguì
senza sosta, il maestro. 

Ma come vuole la vita,
la mano tesa, un giorno tremò.
"Digli che ancora vorrei 
dipingere il bianco". Pregò la sorte.
Ma lei non rispose
e nel vuoto, il vecchio, annuì.
L'agguato non tardò...

Ma Bella era accanto,
come il primo giorno
...accanto.
Alla fine del ponte sorrisero
tra i due orecchini, gli infiniti occhi
neri come un carbone,
o qualcosa d'uguale o acetilene a pezzi
o qual'altro intruglio che propina la vita
dopo la morte. Tendente al grigio.
Che di grigi s'ammanta.

Un mare senz'onde o l'onda che lenta
ritira
per tornare come i suoi mostri
teste animali...
il violoncello, una sposa che vola
ed il blu
e gli occhi tristi dello sposo...
Il signor del fuggire assorto
e della tristezza.

Fu così che quella volta

i vestiti nuovi dell'imperatore

Hanno messo a tacere le campane
per farci vivere nella placenta dell’ignoranza
.
Le canaglie stanno nutrendo lo sciacallo
perché hanno serrato le finestre

sprangato le porte alla conoscenza
e nell’incoscienza strozzato la coscienza

Vendono a caro prezzo fango e sterco
facendolo brillare come fosse argento

In processione camminano
con addosso i vestiti nuovi dell’imperatore

con le carni ferite
anestetizzate dall’etere

con  le menti lacerate dalle finzioni
propagarsi in onde d’amore inesistente.

e mordono  la pelle e strappano il pelo
mostrando la conca della menzogna

E vanno a corrompere lo splendore
di una terra che soccombe ignara.

Alle porte del tempo

 
 
In questo giorno bifronte
chiudo la porta che apre il giorno
 
In questo giorno bifronte
chiudo la porta che apre la notte
 
Spalanco le porte dell'eterno
vagando tra l'uno e l'altro occhio
 
- osservando -
 
Innescato ora è il rumore
del vitreo silenzio
 
 
e m'incammino
dove il raggio piomba in terra
 
tra luci e ombre
 
 
 

Dominique

Quel tuo accadermi dentro non è stato un caso. Se hai presente, o forse no, è la zona dove il respiro non ristagna, mai. Sfoglio i capelli cercandone la fine mentre al sole e sulla panchina ti parlo. Di là c'è l'acqua sveglia. Ho lo sguardo nel vuoto e guardo dentro le cose, e intanto ti parlo. Penserai che i poeti fanno così e rincorri il colore smerigliato del sole, nei miei occhi. Nulla  mi appare vano in questa zona di respiro, profondo. Inseguo Dominique che si nasconde come una ladra negli stretti viottoli di Parigi sempre sporca, rincorrendo l'amore degli altri, negli alberghi a ore, con gli occhi soltanto...
Vorrei tenderle una mano e dirle che c'è un uomo, uno solo per la vita di ogni donna. Dominique già lo sa e si prepara alla morte.
Tu mi guardi e sei vicino mentre ti parlo -Sei bellissima- mi dici, ma Dominique è irraggiungibile. Stenderà un perimetro di rose sul letto dove ha deciso di morire. Non ha una vita, è senza amore! Di là c'è l'acqua, più in alto neve. Ti guardo nella bocca, sono così mite che mi potresti divorare d'amore. Mentre continui ad accadermi dentro.

La donna con il levriero

E' lei che elengante
attraversa la strada
con il bianco levriero
mentre Silvi
imbarca macchine in centro.

Ha qualcosa di regale
e mi viene voglia
di raccoglierle un fiore
mentre davanti la chiesa
una ragazza aspetta
con un uovo di Pasqua.

Attimi, pensieri
spuma di mare
e pesci di scoglio
ma domani
domani le dirò che non voglio.

Mi capita di pensare
una canzone
mentre lei si volta
ed incrocia lo sguardo
i miei occhi
sono racconti spagnoli.

Cambio canale
mentre il semaforo è rosso
e tutto quello che pensa
è solo
il gracchiare di un corvo.

La signora con il levriero
non fuma
ma ha mani fini
come se fosse
la donna di un conte.

Attimi, pensieri
spuma di mare
e domani chiudo
l'ultima valigia
con le ruote
con un libro di Schopenhauer

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