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Poesia

Come in un puzzle.

il cristallo sfaccettato dei tuoi occhi
rimanda immagini spezzettate Leggi tutto »

Luigi Proietti - Mio padre è morto a 18 anni partigiano

Proietti recita magistralmente una poesia di Roberto Lerici il cui significato va oltre le motivazioni politiche ed il posizionamento storico della poesia stessa.
 
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25 aprile 1945. Liberazione

              
          

Tu che sei anelata insieme al profumo del biancospino
e rossa ti sei tinta a sormontare ogni ostacolo maligno;
per distenderti su verdi prati ancora umidi al mattino;
tu viva con l’onor dei torturati, onor più duro del macigno.
 
Per te popolo insorge a fianco di partigiani a tentar difesa
di donne, di bambini che non conoscono né gioco né futuro
ma sanno del pianto, della fame, di una guerra incompresa
e di troppe vite finite da rumor di spari contro un muro.
 
Ora il sole splende sui morti che al grido di “libera Italia”
hanno sovrastato e smorzato il crepitìo dei moschetti
perché di fronte alla morte è l’avvenire che ammalia,
un avvenire libero, strappato alle vite, strappato agli affetti.
 
Ultimo atto. L’aguzzino coperto d’onta è costretto alla fuga.
Di nuovo gente nelle strade; sui volti dolore, speranza, passione,
è la fine del terrore e anche la più piccola lacrima si asciuga.
Era il venticinque aprile del quarantacinque. Liberazione

Inno

 salvami
           salvami
                      salvami
sciogli
 
la voce arrochita
elevala a canto
a inno
 
                   -jauchzet, frohlocket-
 
vita/verso/vibrazione
gyv-atà per andare alla radice
                   fino al substrato
 
dove sto acquattata
accoccolata
le ginocchia fra le braccia
 
io             in-attesa

  

La foglia al fiume

Non ti ho mai detto i pensieri ricorrenti
i disegni del domani
che il mio percorrere la vita
come una foglia il fiume

Un sentiero

Un sentiero
scolpito sui viali del tempo
a segnare il destino
degli uomini stanchi.
Come un arco
che ascende alla volta celeste
per perdersi
tra gli echi degli astri
ed i pianti delle stelle.

Alexis
23.04.2010

Tutto qui… (# 1 dell‘assenza)

E’ sulle trame delle assenze che si arrampicano tutte le apatie
nell’oscuro campo dietro gli occhi

L’autobus (vuelvo al sur)

 
Nel fumo del tuo sguardo
non conosco il tuo nome
eppure so di rivederti ogni ora
come la prima volta
 
e ti racconto sempre
dei miei colori
ma il vento cambia
ed il secondo pensiero
vaga e sfugge
 
centimetri d’aria
tra le mani
l’autobus che perdemmo quel giorno
passa ora
 
è un’immagine
di tempo indefinito
destino voltapagina
si sfalda
 
fammi tornare
verso luoghi nuovi
con lo stesso vestito.
 

La fine della notte

M'aggrappo stretta
alla notte
mentre il sole risorge
e i miei sogni
la luna porta lontano.
E'davvero ora
di ricominciare a vivere.

Abbraccio forte
la fine della notte,
e la imploro di 
tenermi con sè
ancora un po'.
 

Naufragare

s'affanna il cielo di grigio
si chiude e precipita poi
di goccia in goccia
 
                                 a migliaia a milioni
 
senza lenire l'arsura
l'acqua ruscella rapida
s'insinua nelle crepe e scava
                                    scava
canali
generando frane
                   di fango
dagli occhi
alle labbra e giù
sul collo
 
                                ah!
                                era di te che parlavi
 
la falda freatica si riempie
e tracima
 
pallide figure stanno
coi loro inutili sacchetti di sabbia
sussurrano salmi o bestemmie
 
contemplando la rovina
 

  

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