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Poesia

solitudine

 
 
Che colore ha la solitudine?
Che peso, che forma?
Una nera rosa di rasoio
che stride e lacera
la mia maschera tranquilla.
 
 
 

1 - 2 - 3

Lui sta lì. per stare ad una sedia
che non se la prendesse il mare. poggia
ad un’altra le toppe delle calze. senza i piedi
il pavimento non trascorre. il pensiero va nella stanza
dove cambia il tempo un pendolo. più col suono
che dai segni è ancora oggi.
 
Domani com’è sul calendario più di un santo.
niente di suo beninteso ma buoni per la cravatta
la mutanda candida il sugo con la carne.
domani c’è più vita solida che un culo da spiattellare.
si andrebbe all’altare se fosse casa.
si andrebbe si andrebbe se fosse solo domani.
 
Ora e solo ora s’accorge che il mare è d’acqua.
crede di capire i pesci e il peso che li circonda
lui sulla sedia affonda loro muovono l’onda.
vorrebbe un bacio e se lo dà. non cade
per non vedersi intorno stanco e non si muove.
ama il pensiero e va di qui o di là. stando alla vita
non vive.

Un acanto, un lichene

Un acanto, un lichene
e trasmutarsi in liriche di vento
come di savana
eccedere nel compiersi
di favola gitana
amare e dire
il rosso della sera
come folle
su abissi e sommità
raccontare
l’odore di gimcana
fra corolle di luce
e freddi baratri di inerme niente.
 

tralascio una lisca nello scoglio

un foglio di colla
per non deludere
le patelle
vietate.

quando gli scogli
rifiuteranno appoggio
forse l'onda
cercherà rifugio

in qualche banco. 

La mia poesia

La mia poesia è in punta di piedi
sottovoce in silenzio sull'altare delle parole
la mia poesia è dal ventre spinta sulla schiena
per cercarla, rubarla, donarla.
 
La mia poesia è schizzo di sangue
sul vetro della finestra del mondo
è graffio dolce mutato in versi
disseta, sfama, nutre.
 
La mia poesia parla ai muti, ai folli, ai sordi
parla alle donne nude sotto i ponti
ai clochard fuori e dentro le stazioni
agli infelici caduti nella polvere bianca che uccide
grida alle maledette prigioni scavate per le pene
ai nomi senza volti e senza sguardi
ai grandi maestri amanti di vendette e d'odio.
 
Ma la mia poesia è anche mia
poesia della speranza
di questa luce meta che ogni giorno
più la cerco e più la sento accanto

.

__________________________
Autorizzo questa mia poesia alla pubblicazione senza chiedere alcun compenso nè ora nè mai. Francesco Paolo Dellaquila.
 
 

viva italia

terra di mattanze
di vincoli
di speranze

terra di fuochi
e luci
di leggi, di abusi

terra di pietre scritte
di fiori recisi
di asili chiusi

terra degna di nome
che trema

ma non demorde 

La forza di andare

Camminare per andare invano,
camminare e la fatica ti prende la mano,
le ginocchia spingono giù,
vogliono andare lontano,lontano,lontano
ma la debolezza ti assale,
non ti fa andare!
La meta diventa quasi impossibile,
il tuo pensiero inaccessibile,
vorresti una passerella tutta per te
ma un battibaleno si è impossessato di te,
i tuoi desideri ha reso vani,irraggiungibili,
diventano sempre più impossibili,
la fatica aumenta,
il cuore è in gola,
il corpo è sudato e stanco
e l’animo è sempre più affranto!
Lassù,in alto,in alto
Un raggio di luce appare,
ti aggrappi con piglio alle forze rimaste
e avanti,avanti,non sono più nefaste,
i ciottoli ti accolgono agevoli,
tutto intorno diventa più consono,
tutti quei problemi insormontabili
si dissolvono con te che cammini al mio fianco,
che rincuori il mio passo stanco!
Mi stringo al tuo possente braccio
E insieme andiamo all’attracco,
insieme andiamo a riprenderci quella vita
che per tanti anni c’è stata nemica.
Ma questa dolce conclusione
Avrà prima o poi una ragione?
L’unica ragione è l’amore!
 
 
    
 
 

Le tue mani

Non è il vento
a spettinar la gonna,
ma le mani tue audaci.
Non è il vento
a scatenare brividi,
ma il planare leggero
delle labbra sul collo.
Danza, sinuosa
la tua bocca sulla pelle
accendendo il fuoco.
E' terra fertile di passione
il mio corpo al tuo tocco,
a lui soltanto m'affido,
cedo e m'abbandono.

Mai - (lato A)

 
se conoscersi è aversi
giacersi, possedersi
cognoscersi, penetrarsi
non ebbi
non possedetti
non penetrai
il tuo corpo, la tua mente
mai!
 

Il lascito degl’incontri.

Non verrò quando venire porta altrove
parto invece con il sollecito del nuovo
che accontenta il cuore
e mi viaggia di conserva la speranza.
 
Sono ai binari di tutti i treni che già sanno
che di là si attraversano le stagioni che non conosco
dove mettono ali misteriose le strade del colore.
 
Ma non io, io no, non conobbi le rotaie della luce
le vidi ferme, le vidi sovrastare i viaggiatori
diritte lame al solo trapasso
dei vetri senza ombra.
 
Eppure tra la fretta e l’andare
ha luogo il conto rovesciato dei ricordi
quasi che tra il petto e gli occhi
stia voluta una battaglia di ruoli
il primo a vedere oltre
i secondi fissi sul lasciato qui
dietro l’imposta del certo sono.
 
S’è fatta l’ora delle valige quando suona
alla porta il lascito di un incontro.

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