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comunicazione

la solitudine non è un vezzo

da un portone
il vissuto
bussa
toc toc,
e tu non apri.
che mai sarà,
ruggine?
no, è scoglio minimo
della presente frana
che  ostruisce
lui d'impeto vorrebbe
rapirti, con rudi spallate
ci prova
tu per non crear danni
ai cardini
accosti
ma non vuoi
aria e creare
magie occulte
e con fare cortese
non neghi il passo
ma chiedi il rispetto.

in quel silenzio

onde
nell'immersione prima
il mondo era immenso
 
è sapido
il sentire d'oggi,
 un respiro costante
che mi conduce ai versi
 
 apnea  rimpiango
 
quel placido passo e
il ritmo  del nostro battito. 

nell'attesa tua, giaccio spossata...

 ...su fogli strappati da denti cariati, su veleni disciolti. Oh Pin...
non c'è ancora odore 
di verdi mandorle, solo di licheni
muschi,ombre.
(allora sugli angoli poso polvere)
eppure ruggisce primavera
e nei ricordi del cuore 
nascono nuove gemme.
fragili, scosse,
sono esili,pallide, ma germogliano.
certo amano sfidare gli eventi
perché possiedono intrisa 
la storia di antiche vite.
ma reclamano aria pulita
condita di raggi
per rinvigorirsi.
(mentre i pensieri d'anidride nascosta
bruciano incessantemente ossigeno).
penso non sia giusto chiudersi
su campane di vetro per difendersi.
malgrado sia su duri ematomi
giallo-violacei,preferisco
il rischio di rompermi
che lo stallo d'esserci.
in due, Pin
c'è sempre stampella e appoggio,
ed ora che sei qui,
di nuovo fiamma, ti dico...
che sono fusa.
e prima di rincominciare ad aprire di casa, porte e finestre,aiutami
 a ripulire l'intero complesso.
curiamolo insieme,osserviamolo
amiamolo.
questo poliedrico involucro c'invita ad entrare, è un labirinto il nostro tempio... 

su un terreno instabile sogna

ecco pin quello che
natura umana sogna
quando non sente 
terreno stabile,
vorrebbe calzari alati
per rendere meno
faticoso il tragitto.
perciò metto la punta
fissa al suolo
come un cippo segnato,
ed il tacco sollevato
per sentire
il tracciato del vento
perché
cosi si fanno più
vicini agli occhi
intrepidi gli avventurieri
calzanti che volano
su spine e rose...si...
voi piedi
mai stranieri sarete
tra i sassi del suolo patrio.
mie radici mobili.
passeggeri ,avete
in voi riflesso
un mondo d'emozioni
su di un piccolo o lungo tratto.
da soli reggete le fonde
del mio castello
instabile. 

si liquefa

girotondo di primari
complementari
sfumature
e naturalmente
tento
di restituire
l'incanto

su te, pin.

abbasso riconoscente
la fronte...
scrittoio d'arie.
la nobile pagina,
che raccoglie note,
dove è sita
l'umana, interna, vite.
e su righe ti racconto
la profondità dei miei sentimenti 

aranujez

ti vengo incontro
per sfuggirmi .
tiro a secco
le radici
tagliandone
le punte e pronta
soffio sulle piume ,ferme
poverelle, languono
da tempo,
è ora di darle fiato.
lo so attendi,
non hai messo in dubbio
che sarei ritornata, e
spalanchi lo sguardo
e allarghi il petto
per accogliermi.
sai del mio desiderio
di pausa.
scaldo per te
la voce del silenzio e scrollo
con te
l'ombra di una nuvola
al passaggio.
prima del viaggio eseguo
un compito scaramantico
ginocchia al petto
mi guardo i piedi
che scalzi gongolano.

 

siamo allievi pin

...giocolieri di vita
inesperti di fato,
ma non usiamo
nessuna gola profonda 
per intenderci.
entriamo uniti
nelle finestre dell'anima
attirati dalla luce.
 
e poiché mi avanza il fiato,
 
dammi un secondo
 e  t'illustro
seduta stante
come vedo io
quei due fari
 
...gli occhi...
sono ombreggianti fasci
d'ali senza respiro.
sul vasto palco
vedono flash
 su allucinati colori 
e movimenti prismatici.
ma un punto è a fuoco
sempre...due testimoni di vite.
 
 e se una carezza li blocca
sorpresi
illuminano la notte.
 
 

sa die chi unidi (la giornata che unisce)

no a casu ses costadu
tue sei pane e uste
tue ventu chi jughes
in sa ianna verta

non a caso costola
tu sei pane e bastone
tu vento che scorta

in una porta aperta 

i pensieri si formano

ed in pensieri di ogni genere si formano
di momento in momento grigi palpiti.
oggi Pin, sono ombra su ombre
con nebbia di contorno,
I rumori  del quotidiano tra tran
 m'infastidiscono..
Fuggo per non riempire tasche
 d'aria fetida.
 sola e triste mi rifugio
 dietro il palco delle idee,
 in comiche o tragedie
 facendomi doppio attore.
 vorrei essere o non essere.
 ho tra le mani un teschio, vedermi
 osservata da quelle orbite vuote
 non mi spaventa.
 ne vedo il tempo lupo
 che ha consumato i suoi tratti.
è insito sulla mia memoria timbro
per riscoprirli,ma c'è questo
velo nero che schernisce.
sento sotterranei fiumi
che ribollono e per placarli
m'infilo sbieca sulla cruna dell'ago
anche se so che 
la sua punta ha bucato la certezza.
ma sono ancora e ancora
filo di costanza
che vuol cucire
la ferita troppe volte aperta.
perchè anche con vela rattoppata
varcherò
a fil di vento l'orizzonte
dove la libertà sempre chiama.
ecco ragazzo mio la risposta...
nel mio mare di tristezza
navigo conscia che la vita
è continua scoperta.
ma dopo questa sofferta traversata
poggio tremanti le mie orme
a terra ,attirata dallo stupore
che riflette quel luciccore d'amore
che scivola sulle tue gote
si svenano improvvise
le paure bianche.
e sul vermiglio
accompagnano
un battito innamorato.
ecco scende una curva di sale
e luce sotto l'occhio dell'innocente
di 
quel ritmo di risacca sciocca che s'accentua
 
 

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