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Il Bianco

Il vento, questo punto, che prima ancora, prima la tela sia pronta
è viola tramonto
infierire i passi, e in petto, in viso le dita
tendini
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Era giugno, ma già quel declivio

Nella tua fronte la sintassi dei trifogli
il loro curioso lessico di verde
che mette la divisa alle radici
restando in quel comprese.
Si ruotava medica per la pena,
e le giumente. Siano quindi mostrate
ai tuoi sospiri e pallide le risa.
 
Era giugno di cotone bianco
e della pelle di carbone.
Il greggio dai follicoli uno scroscio di sudore.
 
Non era, insomma, pioggia, come non è ancora.
 
Senza alcuna effusione
col davanti le mani
si pregava di tacere il sole.


Il Passo

Il passo, vidi, un gemito, aria, il cielo rosa, e l’africa
l’africa che torna, a salivarmi
gli occhi


Lo affannare dell’occhio

 
                           Gli affini &nb Leggi tutto »


moleskine XXV [ happy ending... with Bach ]

 Bach-Liszt - Prelude and Fugue in A minor, BWV 543

www.youtube.com/watch

 

 

detti i laghi
le grandezze alle latitudini dei mari cristallo
i monti scambiati per ombre di pece
alle sere sfrise* d'arancio 
alla stregua di gas risucchiati dai soli ai cieli turchese
e a un oltre dileguenti* che non saprò campassi
cent'anni o non saprò
dire


senonché
ciò né il senso 
cambia di molto e non dà pace
alla striscia di terra bruna dopo la semina dei fiori
dove allaccio covoni di grano

mentre stagionano i vini che non berrò
non due pere
e cacio, non companatico di coscia e di petto
non spremute d'olive e limoni amorosi
su carta di creta di pomice e stagnola
sul ciglio ombroso dei salici e dei pini, dei tigli e dei cipressi
dei larici marini
non la calura dei ficus nell'oasi di palme
non dei mandorli febbraioli* alle valli dei templi

sentieri da calcare non
d'asfalti o ginepri o pietrischi
né ortiche ai talloni

sono stato

alle sponde d'oltremare
su navi e legni e panfili d'alluminio
ho porto la mano a cartomanti e meggere*
e avuto l'amore in tutte le guise


ora
di domani mi dico che forse è invenzione
la né arte né parte, questa cosa che
di mille e una cose
fa tecnologia



Una Storia da Raccontare

 di storie di draghi e cavalieri se n'è già parlato fin troppo, le storie di principesse e viscide rane non ci interessano più e quelle di mostri e orchi sono ormai passate, la storia che vi voglio raccontare oggi è diversa dalle solite, la storia che vi voglio raccontare è una storia vera, un evento realmente accaduto. 
 
oh che sciocco dimenticavo di presentarmi, sono Lucius il girino della cornea, esisto da sempre e sempre ci sarò.
Dunque, la storia che vado a narrare parla di me logicamente e di una ragazza, non una solita ragazza vivace, ma di un ragazza cupa e introspettiva che si chiama Zoe.
 
Zoe aveva pochi amici, forse perché non li voleva forse perché non la volevano ma questo poco ci importa. Gli occhi di Zoe erano sempre socchiusi e persi nel vuoto di un blu così profondo da poterci affogare, passeggiando nelle sue lacrime che restavano ben incollate al bulbo non sapevo come farmi notare, mi dispiaceva vederla sempre così spenta così decisi di fare qualcosa. Ebbene si, io piccolo insignificante quasi invisibile un ombra di un ombra mai notata posso fare molte cose, forse voi non mi noterete ma io vi osservo sempre. 
 
Stanco di non essere mai notato decisi che era tempo di reagire. Bussai sulla pupilla sperando che lei si accorgesse di me, non fu così quindi mi portai nel centro ed entrai nella pupilla, un nero così scuro non pensavo esistesse, fui rapito dal sublime e il terrore riempiva il mio piccolo corpo. Guardai dentro di lei e vidi un bombardamento prismatico tendente al grigio che teneva in ostaggio una moltitudine di colori ben separati. 


moleskine XVI (delle avventure)

 
e
non dimenticare
sole
il patto coi marinai

a dare ascolto
ai cocci
delle anfore rotte sui fondali
sono acrobati alle vele
torso nudo e quattro peli. Che hanno un cero
acceso alle madonne sugli stretti

    [«certe statue
      con l'espressione ancora ferma dell'artista che le fissò»]

chi sa
che ne direbbero certuni
se a domandargli quali
e quanti stratagemmi
gli arresero la forma allo scalpello viva
mostrassero perle in fila
alle bocche
alle bocciarde dei dentisti in erba, quelli
che per ogni nave in porto
ne ebbero sempre due
di bei sorrisi


Sguardi in abisso

 
 
Dall'abisso d'ogni sguardo
ciechi oceani cercan cieli
nello sguardo d'ogni abisso
dove cieli oceani celano
 
Baran baratri di luce
nelle oscurità impaurite
sulle superfici tenebre
bere oblii
d'un Io profondo

In abissi sguardi chiari
occhi neri di malori
raggi in diametri smarriti
dagli abbandonati amati

Negli accesi abissi bassi
ceri e fede defraudati
con imperativi privi
d'ogni florilegio
in plagio"

 

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