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cose così

prego

Farò un rosario
con chicchi di melograno
che la lingua testarda
non paga ancor prega
 
Piovimi occhi e rubini
nel ventre
e diverranno la saliva
che lentamente ingoio
sgranami di baci
tra i denti
a boccate
rabbocca e abbocca
a filo sul palato
oltre le nuvole
Così sia.

Le corriere

Ne guardavo di corriere, l’estate dopo cena
ormai di un vuoto elettrico, ultimo
tratto di profumi
galleggianti fin sulla porta di casa
un blu di olfatti che impediva di dormire
piegavano le notti come il grano
lucciole a noi, di diciannove anni
 
oggi
fra qualche pieno e vuoto
gira e rigira sono sempre quelli
i balsami nell'aria

troppo fumo

Ho scolato il bicchiere
incidendo il tuo nome
a rilievo sul legno
e atteso
mi ciondola la testa
e non sono sbronza
ma dubbia

Troppo fumo in questo bistrot
tarli alle panche
rhum di melassa sbiadita
e insulso vociare

Troppo fumo in questo bistrot
esco
chè mi lacrimano gli occhi
 

 

Nuovi angeli

siede sulla grata d'areazione
ai piedi della falesia metropolitana
formicaio vetro e acciaio
regalmente assiso nella postura del loto.
ciglia rasate e palpebre come valve
chiuse, di taglio esotico
bistrate in tonalità d'azzurro chiaro.
pelle ambrata senza età
spunta dall'abito consunto
in mille piccole rughe.
è congenere e alieno
al fluire apparentemente caotico
che lo aggira lo supera va oltre.
attira magnetico quasi avesse
un'aura che lo pervade a nudo per
l'assenza di beni evidenti, soltanto
una ciotola di legno poggiata a terra
consumata dal lungo uso.
poi scompare e lo sguardo lo cerca
al suo posto resta un cartone azzurro
gualcito dall'impronta sedile
sul quale campeggia l'acronimo
TWA.
 

Il barbone inconsistente.

 
mi chiamano barbone
non lo sono.
non mi cresce neanche più
rada spinosa
come quella d'un cane
incrociato col procione.
si è vero bevo
vorrei veder voi con quello che...
bevevo anche prima lo sapete
per stordirmi non pensare
che non ero all'uopo acconcio.
lei voleva questo e quello
me brillante intraprendente
ed io ero soltanto capace
di leccare il suo sudore eccitante
di quando tornava dalla corsa
insieme a quanti come lei
spendevano la vita
a fare niente.

Il tempo buono

 
è tempo buono questo
per vivere una stagione nuova
ha cosce e seno di pane bianco
soffice profumato appena sfornato
un sorriso accattivante complice
una voce sommessa appena un alito
quando ti abbraccia e sfiora il collo
e ti racconta della vita che corre via
di quanto lunga sarà da oggi ancora
sa far da dio l'amore lieta e serena
e dopo una sua sigaretta e un goccio mio
aleggiano indifferenti discorsi di poesia
musica prosa politica e religione
finché il ticchettar dell'ore non dice
è tempo.

L'amor foresto

 
Calle celata ai distratti
ricolma d'afrore pungente
Scorcio notturno, riposto
gerani vivaci e piovasco
 
Frenesia d’amore “foresto”[1]
brama scarlatto sipario
Petali dischiusi, lamento
respiro corto d'alito lento
 
Luna si fa altalena
schiava d’amore in piedi
Arpeggio delizioso, dita
flebile  lanterna antica
 
Manuela
 
[1]  (non della zona, non di Venezia)

Nel Teatro del Silenzio

 
Qui
una sera tra tutte
si rompe quel silenzio
che tra mammelle d'ocra
ornate di pizzi e trine verdi
venti diversi spalmano
secondo la stagione.
qui
dove aspiri
dell'oro d'oliva l'odore
e zuccheri densi
di bianco e rosso mosto
lecchi estasiato dalle dita
ci cantano
ad accarezzare il cuore
che grande mansueto pio
da sempre
ci batte forte
...senti?

Palloncini colorati

 
Senza preavviso
la combinazione come niente scatta
fatiche già vissute le porte schiudono
novello è il giorno che dalla panchina s’alza.
 
Palloncini colorati
rivivono
rincorrendosi nel sole
cielo spoglio di dolore.
 
Anche l’ultimo dei nodi
incontra il pettine
dono che gli occhi apre
strappando le ultime catene.
 
tiziana mignosa
gennaio 2010

La mia stella

non ho più stelle
nel mio firmamento
solo sparute code di gas
o di cristallizzati elementi.
nulla da cavalcare veramente
farsi trascinare appena
in un turbine inconsistente
racimolando lembi di passioni
più dalla memoria che dalla mente.
gli occhi lo stesso lassù mirano
costanti e non arresi a sognar fintanto
quel che resta dell'astro sia spento
tutto quanto.

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