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Che fare

che fare se
non mi posso impedire
di pensare a labbra
che stringono petali di rosa
e bocca che affonda
nel calice e assapora
il nettare dorato che ci trova.
al velluto di seta glabra
palpabile suadente coprente
il giardino di delizie
ch'è aperto sempre senza riserve
alle mie nuove brame.
se perdo contezza del tempo
che scorre 'sì velocemente
quando l'aroma del bosco
misterioso e fervido
vellica le mie nari
e carezze piumate
si spargono su me
per darmi felicità
continuamente.

Quel brivido dagli occhi.

 
Acquartierata in un sobrio comò prima del letto
un’eco di giubilo sobilla le camicie ad impalmare
i tuoi fragili sottanini cuvèe.
Li indossi a pelle e gli occhi
inoculano brividi che lievitano sudori.
Se i pori potessero aprirsi a dismisura
tutto il sangue prenderebbe il posto delle braccia
ora tese come un ponte di liane sovraccarico.
All’angolo delle ulne manca una curva calma
e le mani protendono febbrili
il loro assedio alla torre delle spalle.
 
Sulle merlettature, fieri capezzoli bruniti
avanguardano l’ansia della presa.
Una massa di fili dorati rastrella l’aria
ventila il mio viso e rende irta la pelle:
tendo a te come un nembo al temporale.
 
Ora le dita sono pioggia di giavellotti
sulla testuggine del tuo ventre:
si contrae, palpita, rilascia l’aria in un ah! monocorde:
gemito o tutta un’orchestra nel golfo mistico del pube?
 
Avrò sere per sondare quella tua terra
e mi restituirai ogni gemma di peccato.
Quei ricordi di te di me delle tazze sporche nel lavello
delle orme di sabbia all’ingresso di un bacio
prima di ogni parola sulla pelle.
Parole che parleranno lingue chiare
storie composte a vita da graffiti
nel disegno rapido dell’età che media.
 
Avremo un nuovo limite sul nostro arco di schiena:
superate le colline degli anni
il brivido negli occhi arrotola il profilo del piacere.

Shivashakti

Bersi
di fauci
sudore salato
cristallo sulle tue cosce
accarezza velluti d’avorio
straziarsi
a danza di camionabile
su aspra terraglia di pampa
saziarti
su veleno d’australe sterpaglia
toccami
è il fieno che ti respira
su fremiti di fiato mammifero
sforzo parlarsi
scavarti
come terra impastata
è una scossa di fianchi, lurida
straziami, rapace
ti spazio, indiscreto
molli esploro tue cremisi sete
abbranco
stropiccio di nenia indecente
unto di olio o di enigmi stallatici
ti strazio a implorazioni di scrosci
asceso spazio di estasi discese.

 

Calzerò di baci i tuoi piedi nudi.

 
Oh, certo, i tuoi piedi nudi come un’ostia
offerta su di un sagrato di calma,
stavano ritti sul bracciolo e le dita erano rami spogli
alti sul mio capo a nascondere la promessa del tuo sorriso.
 
Bambina di quarant’anni che ridi
come quaranta bambine che giocano alle donne:
sei la somma dei colori di una gioia infantile!
E ne sei madre quanto un roseto è culto della fede nelle rose
rosa rosata del tallone che regge la tua orma
rosa bianca della sua pianta sobria.
Sfoci in un arcobaleno festoso che non si muta
come panna nel latte
o come un giuramento di vita compiuta.
E le dita si muovono infantili e ampie,
in una danza di cigni minuti.
L’aria mi ruba carezze e le dona alla culla della tua caviglia.
 
Poi, il divano è una landa di gambe che si puntano
tra gambe che pretendono dalla schiena l’assedio
e accompagnano il corpo al senso dell’ultima rosa
l’eterna rosa del mio canto
e sulle tua bocca cado, custode di una vuota faretra.
 

Consumare necessario est

su questo semplice tavolo
dove stendi il corpo
celebreremo il rito dei sensi
come fosse un altare
sparsi i capelli a grondare
fuori dai bordi
allargate le braccia
come volessi essere croce
alte le colonne eburnee
vestibolo dello scaturigine
di tutti i desideri e piaceri
vuoteremo la coppa
che ci tiene avvinti.

 

Il dorso dove poteva una strada il piacere.

 
Sono qui mani
sui deltoidi come una fascina viva
pur potendo fronte al seno
voglio
un dorso a cui imporre scavo
 
di mani
davvero a morsa sugli scampoli di pelle
mani che aggrovigliano solchi e sarchiano pelurie
mani come vesti in lattice per riformate forme
mani strumento di affondi
teodoliti di misura

lucidi folli desideri

ho desideri scomposti
lo confesso
se penso intensamente
se desidero un amplesso
con te dolce donna mia
della quale attraversare
il corpo i sensi le voglie
e la fantasia.
perdo i miei pudori culturali
vengo a te appassionato
scelgo impulsi naturali
con la speranza che sia stato
nelle tue braccia quasi ali
ugualmente ascoltato.
quello sguardo solo appena
imbarazzato tra le ciglia
e lampi verde rimpiattato
mi accarezza come un guanto
morbido liscio vellutato
la pazzia della mia mente
si riaccende e vola ancora
da te su te in te non soltanto
col piacere nella mente.

 

Cose Così [di fiati il buio]

Le bocche punteggiano di fiati il buio
  denso di boschi radi, profumi dolci

Incantevole visione l'ultimo sudore
  fragranza odorosa, leccando il viso

Tessuto vivace l'istante e la seta
  farfuglio baci salvia, invasa dalle mani

So di fiori distesi, di purezza accorta
  disordino un sorriso, l'appendo su te

 

Manuela

Les Folies de... © RossogeranioG

L'uomo che mi aspetta

La composizione topografica del mio quaderno è tra le peggio riuscite. Gli enigmi del testo s’insinuano sin dalle prime righe. Una fotografia mutila, ovale, sbiadita riproduce in seppia la parte inferiore del palazzo e il suo riflesso, sul canale dall’aspetto oleoso. Più in basso una piccola frase superflua, ma suggestiva. “Ti aspetto”.

clicca l'immagine per leggere tutto il racconto

Les Folies de... © RossogeranioG

Il piacere di un istante

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.
Ma che piacere è
il piacere di un istante
quello che sazia l’attimo
e si dimentica del poi
quello che  dopo il sì
scompare dalla vista
rovesciando i sorrisi a terra
sull’amaro della bocca.
 
Come la ciotola dei dolcetti buoni
quando finiscono in un battibale
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