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Manù e i Mercanti nel Tempio - stage teatrale a soggetto sottinteso - goliardica

Il tempio di Rosso Venexiano era diventato un covo di saccenza. C’erano sputasentenze all’interno ed essi sfruttavano l’intero paese.
 
 [8]La mediocrità può acquattarsi nelle stive di una grande anima, la quale, essendone consapevole, si adopererà per edulcorarla con le infiorettature epistemologiche, rimasticate come un chewing-gum. Ma può anche avvolgere completamente un’anima debole, passiva, svuotandola ma lasciandole altresì quella fame di gloria, quell’inesausta smania di vittoria del proprio tipo morale e psicologico che la induce a rimpinzarsi e adornarsi di un sapere parassitario e invano che, lungi dal configurare l’adempimento del proprio viaggio all’interno dell’essere, non rivela altro che la lunga mano di un ladro di essenze. 
 
 
Manù stanca di cotanta ingiustizia, entrò nel tempio da sola e rovesciò i loro banchi, il loro denaro rotolò in ogni direzione… con veemenza e percosse si abbatté su questi, con un flagello a nove cordicelle, (nove = potenza triplicata). Erano in molti, Manù era sola (Taglio al lavoro, Anna pure, Blink non online), ma talmente infuriata…
I saccenti fuggirono dal tempio nel caos più totale, urlando: "questa donna è una pazza!". 
Lei era una colomba, un simbolo di pace... come aveva potuto prendere in mano una frusta ed infuriarsi tanto? andare così in collera, rovesciare i banchi e cacciarli dal tempio? [5]Come una falce intransigente sul caca-senno di questi sputasentenze approssimativi, e mozzare le lingue della mediocrità. 
 
 
 
A volte necessita essere decisi e scacciare con violenza d’ardore e di giustizia, satana, che si annida subdolo sotto una ingannevole apparenza innocente.
Si, Manù ha cacciato i maligni che, immemori della Legge (regolamento e rispetto), avevano fatto della Casa Sacra alla Poesia, una “caverna di saccenti”.
 
 
 
 
                                   
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Manù, stremata, agli Ignavi che non avevano proferito commento, disse: "e fatene qualcuno jà"
 
 
 
[1]ottonario gioioso
 
"fatene" è permissivo, lascivo, lassivo, anche lassativo
 
"qualcuno" lascia spazio all'indefinito leopardiano, ghepardiano, ma anche al liocorniano (anche a qualche cornuto)
 
"fatene qualcuno" un senario che esplode, e che senario! procace! che apre un senario nuovo sulla storia delle lettere aforistiche - può evolversi anche in "fattene qualcuno" o "fattene qualcuna", evolversi in senso autoerotico o... aperto all'altro/a
 
"Jà", ambigua derivazione antico tedesco o castigliano, o lucano
 
e se fosse un codice avariato quello che ci perviene?
 
lectio alternativa possibilis:
fate nequa lcu noja (osco-umbro, apotropaico, di invocazione protettiva e esseri femminili dei boschi, (sostrato celtico?))
 
fa' tène! qua! lc uno ja (derivazione postille amiatine; lc per "lecca", chiara influenza scrittura smsiana, si proponr scelta alternativa fra due zebedei)
 
fa tené qual cu noja (editio restaurata, antico provenzale, di deretano che suscita sentimenti materni; "noja", per parente femminile, novia, nuora, nonna, zia zitella rompicoglioni - ma possibile influsso noeìn greco; in questo caso il culetto fa tenere la mente-noia, in senso che fa dare di testa, il materno si complica con sospetti più licenziosi)
 
 
il saccente maximo:
[3]Certo, chi più, chi meno, il vizietto assurdo di saperne di più, di conoscere un plus ignoto ai più, ce l’abbiamo un po’ tutti, come una specie di fatale genoma presuntuoso. Tuttavia, se restassimo ognuno nel proprio campetto e, anzi, ci scambiassimo serenamente i dati che ne avessimo esperito, magari ci sarebbe meno confusione...
 
[30]Mia Signora,
chiedo umilmente perdono per il ritardo e per aver lasciato momentaneamente il tempio incustodito, alla mercé di mercanti, nani, ballerine, professori e maestrine, pataccari prolissi e tronfi, introversi crepuscolari scoglionati, ma nell’ardore di concedermi una vacanza ritenuta strameritata dopo anni di inde-fesso logoramento delle dita, degli apostrofi e degli accenti che –cazzo non vengono mai corretti- ho fatto l’errore di andare in crociera. Ora sono qui, fradicio ma felice, perché ho visto che nel frattempo il tempio si va affollando di nuovi guitti e l’avanspettacolo propone frizzi e lazzi a gogò. Vorrei esaudire un suo desiderio, mia Teutonica Dominatrice, prima che qualche astuto mercante le spacci un merdoso boero senza bigliettino col premio, le regalo io in anteprima la collezione dei bigliettini dei Baci Perugina che ho gelosamente custodita in tutti questi anni, facendomi venire l’Herpes Simplex, Duplex, ecc… alle labbra.31
 
Umilmente adorante, apostolicamente mi prostro. Vostro devoto Franco Apostolo.
 
 
 
[9]Ohhhhhhh...mia cara Manu, ho accolto senza trepidazione alcuna codesta tua sfuriata, e facendo viso angelico, desidero ornare il Tempio risistemando questa baraonda di fogli, poltrone, tavolini, dentiere di cariatidi, e profilattici che penzolano da web logorate da sospiri esacerbati...Ammazza...quando te imbufalisci me fai paura...Potevi almeno darmi uno squillo, un'e-mail o, alla peggio, un sms prima de scattà...T'avrei fatto ragionare, t'avrei detto, in qualità d'apostolo umile, che non si deve fare così con il prossimo, che ci vuole comprensione, che necessita perseveranza con chi è così recalcitrante con le buone maniere e l'educazione, in fondo sono pecccorelllllllle pure loro...A proposito, ti ricordo che a Pasqua ci aspettano in quel di Rimini per il nostro consueto giro di elargizione di buoni propositi e sai che è attività impegnativa..Ora, però, devo concludere questo mio intervento, perché sul Golgota danno un corso d'Umiltè, ops, scusami per il francesismo-romagnolizzante, ma mi tocca imparare questa umiltèèèèè...Alla prossima ..
 
[4]Detto questo, ammessa e condivisa la legittimità della cretineria, non di meno si deve assegnare al giudizio: il libero esercizio di quest’ultimo è infatti il garante anche della legittimità in questione, e d’altro canto i discepoli di quelle legittime corbellerie sono quasi sempre i primi a impalmarsi sul pulpito della supponenza e dell’intolleranza. 
 
 
[10]Il piano era semplice, si aspettava che il vitello fosse grasso al punto giusto, poi arrivavamo noi, io, Barabba e tutti i farisei, con la voce di Dolce e Gabbana, piangente dicevo
“Gioite, sono tornato, facciamo festa, tirate fuori la carne fresca”
Funzionava sempre, eravamo belli come il sole e spietati, sempre di ritorno da non so dove, Roma, Alessandria, Atene, eravamo il nuovo che avanza, la nuova legge, i nuovi occhi del nuovo mondo, l'America la inventammo a quel tempo, in quel tempio, era tutto a posteriori, intermedio, spostato a destra, ma visto allo specchio sembrava a sinistra, compravamo a poco (a credito) vendevamo a molto (in contanti) tra i grazie devoti ci scappava qualche scopata, la liberazione della carne per esaltare lo spirito, la falsa moralità l'ombrello, che riparava dalle piogge dei dissensi, i distinguo la forza del potere, eravamo politicizzati, tecnocrati del verbo, dei dibattiti imbrigliati, del rimbombo delle odi, dei battimani a ottomani, eravamo Dio.
 
[6]E quanto a quest’ultima si deve diffidarne fin nello sprofondo della sua astuta ignominia. Perché la mediocrità assume maschere in luogo della sua impresentabile faccia, e al fine di nascondere il suo più radicale intendimento, che è quello di soprastare e sopraffare chiunque osi interloquire con il suo assolutismo ideologico e la sua auto-apoteosi, è capace di arrampicarsi fin sulle sommità del sapere per scimmiottarne la retorica e zittire ogni dissenso.
 
[11]Non erano stabili commercianti, nè ambulanti...terribili ambivalenti pseudocriniti, sazi di steroidi e mai domi...armarono un casino della madonna e si ritirarono nei re-cessi solitari del loro sapere. Fu così che Manu scorse la "baiaderadiviolavestita" che, discinta, nel più buio angolo del tempio, esibiva le sue "grazie" promettendo orgasmi virtuali indescrivibii a chi, per soli venti centesimi, si fosse prestato a dar ristoro alla sua arsa e famelica buca da golf. Incurante di qualsiasi minaccia, la Manu, pur di quelli che " lei non mi conosce...non osi toccar lo frutto dell'ingegno mio !..." -colta da furioso sdegno- brandì la verga (no, no, non quella agognata dalla colorata baiadera !) e giù, giù...picchiò duro...sin che i mercanti, urlanti, fuggirono dal tempio, coperti di ignominia. 
 
[12]...manco il tempo da levamme 'sti panni da bandita, m'hai dato...e già me piazzi a fa la donna pia.....ehhh....'sta botta sarà dura assai, sò appena tornata da 'n giro d'aggressioni, che nun  ce lo sai...c'avevo pure l'avvocato, mò che faccio, je revoco 'l mandato?!
 
  • voce fuori campo: <<Col casso!>> (figurarsi...,scherzi?, No di certo!)
 
e intanto che la recita s'avvii, me vojo dà 'na riguardata alla particina mia...
ma che adda fa 'na donna pia?! 
me tocca da 'mparammela per bene, si c'è da fa bella figura...
oddio, si c'è da piagne, de 'sti tempi, quello me viè proprio bene assai...
però, si se potesse, magara de dà 'n par de cortellate, me piacerebbe pure...
...a destra a manca Manù, 'ndo te pare, tanto nun ce se pò sbajà, tu oramai si che ce lo sai...
...li fiji de 'na mignotta, a quanto pare, ancora cicciano e ricicciano 'mpuniti e vanno 'n giro a piede libbero a scassà gli zebetei....
 
[7]Una sorta di plagio o di millantazione, in cui è perfino possibile imbattersi nelle fattezze di una qualche osannata nullità, che spaccia idee stupefacenti le quali non son altro che collage di idee raccattate qua e là per abbindolare pensatori di bocca buona. E, sciolto l’enigma di un linguaggio raffazzonato a tagli e frattaglie da Derrida, Deleuze o Heidegger, ecco l’emersione a nudo della medesima nulla fiacchezza della New Age, o degli idoli apotropaici. 
 
  • voce fuori campo:
<<Te vegno premando!>> (sodomizzare proseguendo verso sinistra. Dal gergo dei gondolieri).
 
[13]...e si aprirono le cataratte del cielo ( avete letto bene ...le cataratte. Che c'è da obiettare?) e non fu chi non vide l'oscenità dei loro corpi travolti dal fango ...vi furono silenzi, lunghi silenzi a precedere l'oblio. Frattanto  "sormangusta", che digiunava da tempo, si era precipitato su quel pasto insperato squittendo dalla gioia. Satollo, inforcati gli occhiali, dette avvio alle danze ...e parve essere festa!
 
  • voce fuori campo:
<<Date cò un legno!>> ( prendere un pezzo di legno e picchiarsi in testa con lo stesso. Frase abbastanza recente che significherebbe invitare una persona a mettere la testa a posto).
 
[14]...altri due figuri, sino a quel momento rintanati, fuoruscirono dai loro buchi strisciando sui malleoli, della sparsa baiadera cercando i brandelli che, nel frattempo, avevano generato mille e mille bocche vogliose, libidinosamente alla ricerca di una web-cam.
La ricerca, disperata, si protrasse sino a notte inoltrata...
 
  • voce fuori campo:<< Ea mona dea Daria!>> (frase soft ideate da qualcuno che non vuole offendere in modi pesanti).
 
 
[15]E mò me stavo a nterrogà su la notte, quanno che sarebbe tornata sta fija de n’omphalos che uno me da n carcio ner cartone.
- <Ahò, te voi svejà? Ce voi venì a fatte n giro?>
-<N giro?>
- < Se magna e se beve, non se fa n cazzo. Se camina n poco, poi ce sedemo e a gente ce porta le ova, er pane…>.
- < Le ova, er pane?>
-< Pure li pesci, quarcuno>.
-< Che, ce li tireno?>
- < E’ na robba seria, giuro>.
- < Ennò, li sfilatini, er pesce, le ova che te le mettono pure n bocca, io deqqua nun me movo>.
- < Sai che te dico? Io ce vado, si nun t’arzi ce vado da solo>.
- < E vacce, no>.
- < Fa te, ce sta pure Maddalè, sai…>.
- < Ahah, allora ce sta da caccià li sordi, o dicevo io che ce stava er trucchetto sotto>.
- < Macchè sordi, ce lo sai comme è fatta lei, si sei gentile, si te sei lavato te fa pagà, sinnò si sei nature ce sta aggratis - e>.
< Grande…grande>
- <Arzate Bartolomè>
- < Ahò Iscariò, si m’hai detto na fregnaccia…>
 
 
preghiera della sera di Giuseppe: 
 
Signor, fè che no sia beco... se ghe son, fé che no lo sapia... se, 'l so, fé che no ghe bada
 
[16]Dietro una colonna di marmo antico, stava er fantasma de 'na mignottona che strizzava l'occhi spiritati a destra e sinistra e pure ar fauno, non era Maddalena ma Encantada la libertaria, moglie di Rebours er marchettaro. Colpita da un pugno sui denti, nella confusione non ancora dipanata perdeva conoscenza sfracellandosi la capa sui libri che non leggeva perché era costantemente sui siti con chat e senza (un giorno c'ha solo 24ore si nu mme sbajo, e quann è che leggi te?). "Tanto mica me moro" ...  ghignan ghignando la gran simpaticona,  ancora rintronata rompea comunque er cazzo coregendo cose corette, leccheggiando, du buci der culo scerti per daje gran piacere. Se ne teneva bboni sempre armeno un paio a sito, che se scazzava a tutti mica je veniva bbene la parte dell'agnello martoriato.
 
(coregendo ??????????????????????)
(leccheggiando ???????????????????)
 
okey per leccheggiando.
 
  • (rumore di tuoni, temporale, tempesta - il nonno ne approfitta per tuonare)
  • blinky attraversa la scena nudo correndo e gridando con estrema umiltà: "Vade retro Satana!"
  • l'agnello martiorato rincorre un pastorello, la bava ai lati della bocca, mirando alle pudenda.
 
Passavano di lì 2 angeli, il più grande (Pino che era una forte come una quercia) disse: "minkia Luc, e questi sarebbero i buoni? Quali sarebbero dunque i cattivi? Luccardin rispose: "Sono buoni nell'anima, cattivi nel pensiero, ma con in tasca un sogno.... la vita è suegno".
"L'hai presa da Calderòn de la Barca Luc o da Marzullo?"... bofonchiando fra sè il buon Pino, si lasciò cadere le braccia, anzi le pigne.
 
 
Maria34:
Barca? I sumeri (tiene in mano un libro e mostra alla platea la copertina come farebbe una ragazza pom pom)
 
 
 
[31]L’apostolo Franco suegna
 
Nel Tempio entra in scena il Gran Cerimoniere:
 
“O popolo bruto, su snuda il banano
non vedi che giunge l’amato Sovrano?
È il Sir di Corinto dal nobile augello
qual mai ne fu visto più duro e più bello”
 
il popolo in coro:
 
“Noi siamo felici noi siamo contenti
le chiappe del c….
 
Cazzo! Mi sono addormentato un’altra volta! Chiedo umilmente scusa al Grande Regista, questa è evidentemente un’altra storia…sarà che l’allusione alla goliardia ha risvegliato in me i tempi in cui le nottate erano felicemente passate a disegnare papiri “lautamente” pagati da amici universitari in pacchetti di schifosissime Winston, “la Tragedia di Ifigonia” mi è apparsa in sogno e ho confuso la sua esimia figura con Lorenzo Stecchetti, famosissimo autore di puttanate similari per universitari e buontemponi goderecci. Ma, tornando a noi, avrei un desiderio da esprimere, forse l’ultimo, dato il mio ardire nel proporre simili sconcezze alla vostra risaputa sensibilità e pudibonda ritrosia, potreste intercedere per me presso la Nostra Germanica Signora (ogni eventuale malevola allusione alla ben nota “Culona inchiavabile” attuale cancelliera alemanna è fuori luogo è completamente accidentale) perché si adoperi affinché io possa recuperare il mio quaderno di Italiano, dedicato al Manzoni, sulle cui ultime pagine avevo trascritto l’intera opera? La sapevo tutta a memoria, la sapevo…maledetto Alzheimer!
p.s. il rincoglionimento colpisce anche gli Apostoli, non si salva nessuno…
 
M’inchino ossequiosamente (ma poi chi mi tira su?) 
 
 
 
 
 
 
  • voce fuori campo: "quando s'incazzano i buoooooni, sono guai groooooossiiiiii"
  • blinky, a braccetto con Dante, attraversa nuovamente la scena (non nudo, non correndo). Dante inizia a scrivere l'Inferno.
  •  
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  •  
  •  
  • regista: coi capelli dritti fluoroscenti, si alza di scatto dalla sedia ed urla dentro a un megafono senza batteria: "state andando fuori tema! Era l'altra goliardica la sua, ebbasta no? Poi passa davero per la vittima. Eddai!"
 
 
(davero????????????????????????)
(ebbastaaaaa???????????????????)
 
boh, mi pare che ebbasta sia giusto, (il regista prende il dizionario e finge di cercare la parola).
 
 
 
Il maestro:
"Ah la parola!
ma quanta ne usate maròòòòòòòòòòòòòòòòòò: per dire un concetto di 5 righe, ci girate una settimana".
 
Tristezza. 
 
Fine primo atto.
 
 
[17]Duologo:
titi titititi
tutu tutututu
 
 
[18]Mietta e Minghi
Ancora ti chiamerò:
'Trottolino Amoroso, Dudù dadadà'
E il tuo nome sarà
il freddo e l'oscurità.
 
l'anatema: "se me ne vado IO, regina di Falloppio, il tempio cadrà sui suoi frequentatoriiiiii....
siate bannati per l'eternitàààààà! In questo covo di vipere ci sarà solo desolazione e morte... le donne sterili, gli uomini partoriranno con doloreeeeeee"
 
e ancora:
"IO so tutto il sussidiario a memoria, non vedete che sono colta? Terza quarta e quinta, tutti e tre li so". 
 
il maestro:
"Onore al merito. E Gloria in pace amen".
 
 
  • i due angeli:
Pino:
"Luc.... toccati i maroni, questa porta sfiga"
 
  • Luc:
"Non li ho Pino, sono un angelo"
 
  • Jannacci:
"ah bè, si bè..."
 
 
 
 
 
 
1"bye bye
vado
ora me ne posso andare
 
ma io vado
bye bye"
 
2"e vai!"
 
1"no, vado quando lo dirò ioooo"
 
3"io invece resto per farle dispetto"
 
2"acchì?"
 
3"a Manù titititi tutututu titu u tu"
 
1"eh tu!"
 
2"il dispetto attè te l'ha fatto tu madre
ma nun te vedi?
nun te senti?
chi tte regge attè? da sola te reggi?"
 
3"me reggono me reggono
je mostro er bocciolino"
 
(er bocciolinoooooooo?????????????)
 
  • l'anatema aprendo le gambe a compasso, mosta il bocciolino 
  • zummata e occhio di bue su colle Umberto (se la commedia viene ripresa dalle telecamere)
 
 
 
 
 
(blink in canottiera da muratore, braccia e collo abbronzati, attraversa la scena in bici fingendo indifferenza. Umilmente vorrebbe vedere il bocciolo pure lui, e lo vede, poi scrive: niente di nuovo, lo sapevo già)
 
(niente di nuovooooooooooooooooooooo???????????????????????)
 
 
Dante (romanizzato) a blink: "a umileeeeeeeeeeeeeeee... viè qquà che too mostro io er boccioloneeee"
 
  • regista inviperito, sbatte a terra il copione: "ho detto al primo atto, che questo era nell'altra corale, mo' basta!"
 
 
Tornano al tempio le pie donne: a mettere a posto i banchi.
 
Per strada incontrano i due ladroni. Pensano che sono due fighi della madonna e quindi non ci si può far nulla.
C'è odore forte di cipolla, forse minestrone con le cotiche, forse è tornato l'ascellaro o solo un po' d'acidità. 
Odor di fogna no, da tre giorni quello non si sente più.
 
 
[19]“Che ti dicevo Barabba, guarda che casino, adesso noi ci buttiamo dentro i Farisei, un po' da una parte, un po' da n'artra, come dicono qua a Gerusalemme e noi facciamo il cazzo che ci pare”
“shi, mi piashe, posshiamo cominshare con la lettera agli Zebedei di Paolo caduto dal shavallo”
“Amici, gerusalemmenandesi, popolo tutto, prestatemi un orecchio, vengo a portarvi il verbo. Era il tempo delle fregole e gli Zebedei giravano frenetici alla loro raccolta, si sa che quando girano gli Zebedei basta un attimo e succede un quarantotto, infatti Lazzaro parlò e disse “ ma non era il quarantasette sbarrato, mi sa che mi son perso, scusate per il muro del pianto?” “in fondo a destra, dopo il bagno” Da quel momento, tutti i bagni sono in fondo a destra, meno quello di Duchamp che è in aperta campagna, cosa che fece incazzare tremendamente Napoleone, che nella sua campagna perse la battaglia di Water-loo perché i dragoni erano tutti in coda, ma la coda era di pettegolezzi e gli strascichi coprivano le spalle delle baiadere, solo quelle, insomma un casino, di caccia alla volpe, i corni risuonavano nella landa inglese, come la fuga, infatti il Conte Paolo la cantò la “fuga all'inglese” che poi per un errore di trascrizione divenne uno stornello d'osteria numero mille a Quarto sant'Elena, che Napoleone se ne ebbe a male e si suicidò, ma Bonaparte sopravvisse e dichiarò guerra alla Kamchatka, perché Paolina voleva un cappotto di Astrakan, così io vengo tra voi per offrirvi il cappotto di Astrakan di Paolina, ci metto anche il quarantotto di Lazzaro e l'orinatoio di Duchamp, il tutto per trenta denari, non perdete l'occasione madamine, non siamo qui per vendere ma per regalare”
 
[20]...a cosooo...dico a te...a registaaaa, aòòòò... ma 'nsomma, che famo allora?!....
m'hai fatto mette 'sti panni da donna pia che me paro 'na kossovara alla fermata d'a  Garbatella e sto qua da sola come 'n sellero che se sò scordati da mette ar minestrone....ma se pò sapè 'ndò stanno quelle  smandrappate dell'altre donne pie??!?
ammè me stanno a friccicà le mani e puro li piedi, si proprio lo voj sapè, sò tutta 'n friccico co' st'omini nudi che me pàsseno sotto l'occhi...e coso là, come se chiama... che sta a regalà le pellicce e i pisciatoi....e poi st'odore de minestrone, capirai, è da quanno m'hai chiamata che nun magno...a regì, sà che te dico, io me rimetto li carzoni da bandita e vado a vede si Barabba vò fa comunella, magara famo a mezzi, lui se ciuccia l'agnello e io er pastorello, tanto si ce pijano, la croce a noi nun ce la danno...e poi, io c'ho ancora l'avvocato, nun je l'ho revocato più il mandato.....
 
 
Il Maestro all'allieva parlando del Tomo.
(prima del patatrac)
 
[19]Sai, avevo pensato a una stroncatura dell'intelligentone su uno dei suoi ultimi "tragici" (in senso fantozziano) post. Questo prima del patatrac. Perché il tomo si diletta a rifare il verso ai Nouveaux philosofes francesi, tagliando a pezzi le parole come se lui soltanto avesse inteso che le parole sono concrezioni di altre parole. Gli avrei così fatto notare che le sillabe stesse sono gli antenati delle parole e che esse valgono come unità significante anche distaccate una per una dalla parola-madre. Il cinese, per esempio, è sillabico e le sillabe vi hanno mantenuto il senso originario. Sicché, questa è la la scoperta dell'acqua calda... spiegandogli che la s di s-coperta ha funzione di inversione e di liberazione del senso invece dissimulatorio del coprire, di ciò che copre, occulta, preterisce. E magari avrei proceduto sul verbo coprire dai molteplici significati- fino alla copro-filia, di cui lui mi sembrava il massimo estensore.
Ma non ho voluto, non mi piace infierire su chi cerca di essere detestato, perché si tratta innanzitutto di un eautontimorumenos, una vittima del proprio stesso odio. E non volevo dargli la soddisfazione di offrirgli proprio io ciò che stava cercando.
 
 
(dopo del patatrac)
"campato nu juorno, campato bbuono". (ah boh)
 
[20]Pilato seduto sul triclinio, le gambe penzoloni, pilucca in modo osceno acini d'uva di fronte alla moglie Procula, che a sua volta pilucca un sellero.
Entra Anna con al seguito altre persone.
-<Che vonno st'imbriachi? Anna, che voi?>
-<Ie niente, 'o sape che ie dattè nun voje niente, nun ho mai volute niente, è sto cafone e
Caifa>
-< Caifa, nun vedi che me sto a cercà de sproculià, che voi?>
-<È zto galileo, dize che è lui il ze della Giudea!!!>
-< Mbè, che me frega? Mica posso sta dietro a tutti i matti. Annatevene, annate a rompe er
cazzo a Erode. Anna, ce li voi accompagnà tu?>
Quando l'imputato, Anna e Caifa sono usciti, Pilato, all'ennesima slinguata di Procula, sbotta
- < A Procula, tieni cinquant'anni e più, smetti de scimiottà quelle due gran troie d'er mio amico, tanto nun me lo rizzi più>
Di rimando, Procula
-<Ce lo sapevo, ce lo sapevo, e Anna, che c'è venuta a fa qui Anna, sta zozza che te gira sempre tra i cojoni, giorno e notte?>
A Pilato, che non l'ascolta più, già s'intorbidiscono gli occhi.
-< O vojo vede, che ci arriveno co' sto matto mentre se sta con una mano qua e l'altra là mezzo a Erodì e a Salomè. Mazza oh! Pareva n somarone>.
Procula, con un morso, stacca di netto la testa al sellero.
 
 
[21]Il testamento di Dimaco
 
Signora pia stasera
stai con lo zeloto
che st'infame già lo so
lo so che m'ha tradito
tira più un pelo di Pia
che un carro di buoi
mo sono davvero cazzi miei
mo sono davvero cazzi miei
signora pia stasera
m'hai fatto la sola
gli hai concesso anche il tuo fiore
senza una parola
m'hanno messo pure in croce
in tutto siamo in tre
come dite voi
ma li mortè
come dite voi
ma li mortè
 
 
Gara di cattiveria
Sezione scrittori d'eros
 
Preghiera del pastore ai cornutoni 
 
Signore dammi tanta pazienza e falli morire presto che sono solo peso per la terra.
O mandane 5 a dargli una lezione. 
Li stuprano anche, lato A e lato B... e si dirà: "c'avessero avuto un po' di grazia sti caproni..."
così poi ci scriveranno racconti erotici per anni.
Beati loro.
 
 
Montale portò i limoni e li diede alle pie donne per tirarli.
Bonolis il caffè.
Calindri il Cynar.
 
Gli altri mangiano e bevono, sputano pure sul piatto (ecco li cornutoni, dicemmo)
 
Gara di cattiveria
Sezione scrittori do ut des (tòk de fès)
 
Venne il tempo dei broccoletti, ci fu un blitz e sparirono le cavallette per 7 lunghi anni. Chi diceva: "ora vado", fosse stato per lui ancora restava. Everarda non poteva sapere quant'è buono il vaffanculo con le pere, (seppur tutto sapeva), e incise con penna d'amicizia sulla schiena dell'ennesimo martire della libera merda in faccia, una carezza all inclusive, una carezza in un pugno, il bacio di Giuda pria del siliquastro.
 
Fra disperati c'era un legame molto forte, una catena, una catenella o meglio una corona: la sacra corona unita. Eautontimorumenos era uno e trino.
 

[22]Gara di cattiveria
Sezione romanzo storico (L'anima de li mortè di Dimaco)

Adesso che son morto, me li fate gli occhi turchini e la giacca uguale, come al colonnello panzone di Sand Creek, che i morti son tutti belli, come i ricordi, pure quelli brutti, la glassa sul dolore, ricordo adesso quasi con tenerezza i chiodi da carpentiere conficcati e ritorti, che quel burino era pure mezzo orbo e m'ha massacrato le mani a mazzettate, ma quando c'ero, tutta sta poesia mica la vedevo, erano lacrime e sangue e mi son pure cagato addosso, al burino mancavano i denti, aveva uno sgarro che gli partiva dalla tempia e gli attraversava la faccia, ad ogni colpo rideva e mi chiedeva se faceva male, sto brutto figlio di una lupa e tutto intorno erano grida di gioia e glorie a Dio, pure i Farisei c'erano, sta banda di ladri, vestiti da prete
 
Gara di cattiveria
Sezione scrittori horror
 
(blinky sa che per essere colti, si devono snocciolare citazioni, nominare un paio di filosofi, qualche nome ad effetto, incrociando gli indici, umilmente attraversa la scena, copre le spalle a Van Helsing che distribuendo aglio, carica di proiettili d'argento la sua pistola. Orlok preoccupato senza battere mai le palpebre, cerca Murnau ma trova Herzog a letto con Nosferatu)
 
Siamo in Transilvania signori!
 
 
 
premio della gara di cattiveria: crociera sul Mediterraneo a bordo della Costa Concordia, partenza da Civitavecchia il 14 gennaio. Lo sbarco è previsto in serata con mezzi propri.
 
 
fine secondo atto.
 
 
Taglioavvenuto, in costume da bagno e surf, scrive alla lavagna:
"Non mi piacciono! Mai piaciuti i prepotenti anche se provocati.
Smettetela subito che passiamo per carogne".
 
Si raccoglie in preghiera, una luce da sopra, un cono lo illumina d'incenso. Raccolto sembra un bambino piccolo. Tira pallonate, le raccoglie, le passa a Platone e a Socrate. Cazzo fa con Rimbaud? Gli passa una busta, una busta piccola (e basta aggettivi cazzoooooo!) è una lettera anonima.
 
Il com-mis-sà-rio
 
ci-t-azzzz-io-ne
Bla bla bla
bla 
bla bla blabla blabla blabla blabla blabla bla
bla blabla blabla bla
bla bla
bla bla
b-la bla bl-a b-l-a
 
Montalbano legge la poesia dedicata al Che, el desaparesidos disperados bannàdos (sennò postados pur se diceva vàdos).
 
Taglio ancora investito di luce ma coi marron glàces a stracciatella e le ali arruffate (quando s'incazza si vede dal piumaggio scomposto) con un occhio al com-mis-sà-rio e uno alla lettera anonima:
 
[23]"Sai quante volte l'abbiamo fatto? (il bla bla bla) ora ci siamo stancati, siamo passati alla democrazia diretta, anzi, alla rivoluzione (b-la bla bl-a b-l-a). O credi di essere il solo a vantare diritti e non ad avere anche obblighi?
Quando si parla del diritto all'insegnamento, ad esempio, si intende del diritto dell'insegnante a dare le proprie conoscenze e del diritto ad imparare degli studenti. La disponibilità, come affermi tu, deve essere reciproca. solo così la scuola diviene piacevole e si progredisce. Guardati un po' in giro e dimmi quanti ottimi insegnanti vedi. Non basta cioé saperne qualcosina in più quando si pretende di sedersi al centro e raccontarsi. Altrimenti ti bruciano, e fanno bene!"
 
(per tagliar la testa al toro, si dà fuoco sul palco).
 
 
[24](Passeggiando tenendo le mani nella tunica il buon Blinky parla da solo, non porge lo sguardo a chicchessia...Il suo orgoglio, ma soprattutto la sua cotenna è stata offesa...(???) Nessuno gli aveva mai donato una scatola di baci di una nota marca di cioccolatai, questo gesto l'aveva messo in confusione...Aveva cominciato a farneticare su uno strano giudizio e di un sepolcro che sarebbe stato scoperchiato. La sua redenzione era ormai in crisi, sarebbe dovuto recare dalle Pie o dal suo clavicembalista, che aveva l'hobby della psicoanalisi...Chissà se si sarebbe salvato...)
 
Salvato di sicuro da morte certa, ma dai fumi dell'alcol no. Vaneggiava il blink, chissà che aveva letto o visto per essere così sconvolto. Nei baci Perugina, cosa si nascondeva? Chi glieli aveva regalati con il non troppo celato intento di farlo fuori?
Era possibile utilizzare il caso  per il giallo di Eddy? (visto che si era dotati di un Montalbano e di un tentativo quasi riuscito di avvelenamento da baci di Giuda? di una lettera anonima e di una serie infinita di personaggi uno più squilibrato dell'altro?)
 
 
 
[25]... e mentre " sparse le trecce morbide sull'affannoso petto " la piadonna s'agitava -pur nella sua contenura rabbia- il suo staff legale non era da meno...:possibile che neppure
gli anatemi e le nerbate erano riuscite a venirne a capo?
"Aticolo quinto ..." - esclamò qualcuno - "...chi tiene in mano ha vinto!"
Ma l'avvocato suggerì -sia pur con sommessa voce-  di ricorrere a più sofisticati rimedi .
E si tenne un gran consulto. Bibì e Bibò, troppo presi dai consueti frizzi e lazzi non espressero il loro parere...la Tordella tacque (praticamente un'astensione !) ma non mancò di agitare, eloquentemente, l'inseparabile mattarello; ci si pose, tutti, in attesa del rientro di Capitan Cocoricò!....
 
 
la parabola della sassaiola
 
Un giorno, avvicinatasi al tempio, Ella vide una ragazza che tirava il sasso e nascondeva la mano. Lo faceva da sempre ma nessuno dava peso.
Aveva tre mani, in una un fiore, in una un sasso, in una un sussidiario di quinta elementare.
Il metodo era collaudato: tirava un sassetto in testa a uno di spalle, e poi spariva, lei e pure il sasso, così che i suoi amici chiamati ad assisterla giacché il ricevente o chi per lui, reagiva, dicessero che la sua era solo voglia di verità, anima pulita, soffio ti vita, angelico volto il suo e angelica voce, una mostruosa trentenne, impossessata dal maligno (e il maligno ebbe la peggio) con sembianze di lolita (oddio, un prototipo, non la versione definitiva), la serpe in seno.
Manù, gli apostoli e le pie donne, seguivano le gesta insane della ragazza in chat e non solo, e decisero di scriverne. Per il popolino ignorante (dei fatti) saranno loro i lapidatori, ma questa è la fine che già si sapeva, perlomeno si sarebbero fatti due risate, ed era meglio passar da stronzi che da scemi.
 
 
La maledizione della serpe in seno
 
Con me se andranno almeno 3 fuchi, vi verranno emorroidi grosse come le cazzate che sparo pensando non si notino. Perirete diplomandovi in agraria: braccia strappate all'agricoltura! Dirò che ho lasciato perché mi mettevate il cotone in bocca e poi sopra, la benda col cloroformio, e se ancor non m'avrete cacciata bannandomi (vi prego fatelo e sarò santificata nei secoli dei secoli, amen) aspetterò di seguire le impronte di chi fu, per l'uscita trionfale. Festeggerete la novella tacca sulla cartuccera per 30 giorni e 30 notti vigliaccamente danzando senza mai pace sui datteri dolci di blinky, teneri come gli occhioni che puntano il prossimo da intortare a suon di leccate nei meandri, e i corpi che avete privato d'anima e parola. Tacci vostri.
 
I soliti idioti:
 
"Ma fatevi un sito vostro e non rompeteci i coglioni! cazzoooooooooooooooooo" 
 
I sette nani, fecero un loro sito, lo chiamarono nicchia (in toscano: buho di culo), durò il tempo delle mele, poi venne quello delle canne e tutto andò in fumo.
 
S'introdusse appena in tempo, Caroline di Monaco a caccia di c...onferme. Ne trovò un paio, ma una la perse dopo un'esibizione catastro-fica che le costò la rottura dell'anca. Un problema serio alla sua età.
 
Bianca-neve che fine aveva fatto? In quale fiaba s'era cacciata?
Lei era la più furba, sviava, rispondeva nell'Agorà e mammolo lo sapeva, ma le aveva visto l'amarezza della vita addosso, la catastrofe sulle spalle, il mal di vivere: l'amava. Gli ricordava lui, quel che aveva passato prima di incontrarla.
 
[26]Bianca-neve e mammolo
lei:
"voglio fare all'amore
anche per strada"
 

lui:

"se ti becca tuo marito
ci fai tutto per strada"

 

lei:

"madò"

 

lui:

"se ti vede attaccata a un portone

con un assatanato

che suoni i campanelli con la testa"

 
 
[27]Nel frattanto, sfrattagliando frattaglie di pecorelle smarrite e tornate all'ovile, i discepoli si accosciarono consci presso le cosce d'una vetusta sannita, ma più che sani era proprio ita, ita de brutto. Balu-ginii di scimitarre fendettero l'aria crepandola di crepe, ma forse erano creme, vaselina, burro di karitè ( o kari-mè, fa un pò come te pare).
La misura era colma, colta, cotta, corta, con gran pena, pene, pere. Insomma, si, davvero tanta era la pena, e tante tante pure le pere. S'aspettava intanto una cagliata, ma da ogni dove s'appressavano soltanto coglionate.
Calava lesto, mesto, misto, visto e rivisto, il giorno in prossimità del tempio, momentaneamente ad-dibito/ad-dobbato a casino o casinò che dir si voglia (voglia o non voglia, lei buon uomo?), il cuore degli a-stanti oppresso dal dubbio ancestrale (stasera supplì o zuppa del casale?!) e mentre radiomaria tuonava nell'etere la controriforma che aboliva l'uso dissennato dei sussidiari, delle pere, delle mele e del loro tempo, il popolo dei fedeli si abbandonò completamente all'estasi di un trip, volteggiando figure acrobatiche in chat sulla tavola da surf di taglio.
 
(blink chiamato dal regista, consegna le chiavi dell'osteria del Moro. Allibito ma umile, per aver assistito a una scena tratta da: Le baruffe chioggiotte" di Carlo Goldoni).
 
Entra urlando la pia (?) donna Saran-do-kan, no Saran-du-gat, che è meglio, rivolgendosi alla
Bianca-Neve-Sniffa:

[28]"AAAARRRRRGGGGHHHH maledetta serpe e lingua biforcuta
di me dicesti pallosa e istupidita? e mal te ne incoglie
o vergine dai candidi manti
(e com'è noto la veste è rotta sul retro ma sana davanti)
sei zoccola subdola e puttana nel cuore
di pene(i) e di rabbia ti nutri per ore
coltivi cicuta là sotto la gonna
e solo tre fessi ti vedono donna".

[Si rivolge sottovoce alla pia donna che testé ha parlato Stephania d'Orient-Express)


Lei infetta ogni cosa che tocca o guarda
è serpe di fiele vigliacca e bastarda
compulsa di invidia di odio e di ira
tutte le donne lei prende di mira
ma le basta un maschio che forse ha una verga
che tosto gli lecca le pa...ehm..le scarpe e le terga
non ha dignità e nessun decoro
la stronza marchesa
della Ficadoro.
 
 
 
[29]autori sezione grunge
 
cervo a primaveraaaaa ah aaah a
no questa è quella di biancaneve, dio, dio, che casino.
dunque venivo, voglio dire, veniamo ai fatti; posizionatevi ben bene sul fatto e poi date pure sfogo a tutte le vostre inibi zioni, alle proteste di tutta una vita.
racchiudete in quelle quattro ore così importanti per Voi d'o vostro sabbato bancario, ma anche tre, se volete, anche a segmenti se non a retta, (retta?) ummhhh, sento u'dore de fimmena, questa indebita intromissione d'o pilu ta' vostra intima personalità e con coscienza chiedetevi: checheche cerco io dalla vita? qual'è la mia fine, augghè?
la fine prima di cena, sicuramente, se i figghi son'usciti, siete maritate da almeno sette lunghi periodi, e quindi non fatevi l'ustioni.
del caso, non sempre, potete buttare all'indietro i capelli stile grunge, se ancora li tenete belli lunghi.
tu vo' fa l'americano, mericana
 
il regista sempre più incaz... lascia il teatro lanciando il copione in un cestino.
"Era un'altra corale, non questa!".
 
 
Uscito dal teatro viene investito da un moscone e muore. Il moscone invece, soddisfatto d'averne fatto fuori ancora uno, trova una grossa merda e vi si adagia rapito.
 
 
[32]Sulle chine del Golgota si consumavano mollicci sollazzamenti all'ombra di scarne fronde, malnutrite da liquidi seminali appartenenti alle etnie più disparate e l'aria risuonava di un sommesso pio-pio, pija tu che pijo io, pija de qua, no 'spè che pijo de là, 'nsomma era tutta 'na pijata, maddechè, s'è già capito. Intanto, già di buon mattino, la sora Manù s'era levata co' le budella 'ntorcinate e chiammanno a udienza, li discepoli sua, j'aveva detto:'' State 'n campana quanno annate 'n giro pe' sti postacci, passate sempre co' le natiche filo filo ar muro, che qua ce l'hanno grosso e duro e ce vònno fa 'n ber servizzietto, ve l'assicuro, ma li mortacci d'epicuro''.
 
 
Sarebbe il massimo, trovare nel parcheggio del tempio, uno schiaccia sassi enorme, e muoversi col vento in poppa, pure in prua, liberamente schiacciando. Faremmo strade di sabbiolina che occhieggia di riflessi come laghi. Faremmo terra per le guance, blush coi corpi dei più rosati. Io e taglio, il  vendicatore, lui al posto di guida, io col retino e una mazza da baseball nera. E pata-pim e pata-pam, senza tanti discorsi e perderci tempo, che nel tempio non basta mai. Creeremmo oasi di palme, miraggi perfezionabili a tuorlo d'uovo con idromassaggio. Quanti progetti nei buchi rimasti dagli alberi sradicati, vasche di tepore, umide di pace, dove ci sono larve trasparenti con dentro parole slegate e sangue d'inchiostro.
 
 
Fine
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ambientazione: Nel tempio di Rosso Venexiano
gironi:
girone dei bannati (preceduto dal girone di coglioni)
girotondo (altrimenti detto: giro di parole)
 
 
 
personaggi: Manù
gli apostoli: Taglio, Blinky, Franco,  Paolo (Giannini)
atti degli apostoli: commenti, libri, recite, lezioni audio
i due ladroni: Ezio (Tito) e Leopold (Dimaco)
le pie donne: Sara, Stefy
gli angeli: Luccardin, Pino Tota
le voci della coscienza: a)Hjeronimus, b)Figlio Lini, c)Iurilli Duhamell
l'avvocato penalista: Mario Calzolaro
Lazzaro: alzati e cammina
animali: il bue che dice cornuto all'asino (non posso fare nomi)
il maestro
il regista
 
 
i discepoli: gli autori, tra cui
  • [2]il più microcefalo adepto della New Age che si tiene alla pari di grandi scrittori, magari, e pretende dalla società il medesimo riguardo ch’essa concede loro
 
  • l'anatema
 
il narratore: Manuela
 
 
altri personaggi arriveranno, altri ancora andranno.
 
 
 
 
partecipano:
 
[1] Ezio Falcomer
[2][3][4][5][6][7][8][19]Hjeronimus
[9][24]blinkeye62 ma vorrebbe 69
[10][19][21][22]Leopold (Dimaco)
[11][25]Avvocato Mario
[12][20][27][32] Pia Stefy
[15][17][23][29]L'arcangelo Gabriele
[16][26]Paolo (poco San)
[18]Mietta e Minghi
[20] Baluba
[tutto lo scritto non numerato] Manù di Nazareth
[28]Pia Saran-do-kan, no Saran-du-gat
[30][31] Franco Apostolo
 
Introduzione, liberamente tratta dal Pensiero del giorno di Viramo e ilsoffioultrafanico
 
 (gentilmente segnalate sempre errori ed omissioni per nostra colpa, grandissima colpa, grazie)

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