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Dalì e Magritte: due volti del Surreale

Sollecitata da una domanda su Magritte (la classica: "cosa ne pensi di... ?"), ho tentato di elaborare una mia personale definizione riguardo la sostanziale differenza che esiste tra il Maestro Salvador Dalì e René Magritte.
Sebbene entrambi facciano parte della schiera dei surrealisti, trovo che il loro modo d'intendere l'Avanguardia sia totalmente differente. Mentre Dalì tende a creare figure dalle forme sovrabbondanti, vive, prorompenti, addirittura invadenti, Magritte adotta forme più lineari e meste, soffermandosi nell'intima atmosfera della riflessione sul mondo, sulla Natura, sui contrasti e le contraddizioni della vita stessa.
Dalì penetra il mondo con le sue tele, le scaglia, le lancia sui visi degli spettatori come schiaffi, mani piene di aguzzi aghi, ci si sente travolti dai suoi dipinti, soffocati, terribilmente spiazzati dalla verità e dall'onirismo di cui egli narra senza lasciare scampo, dando vita a moti irrequieti, turbe psichiche, instabilità dell'animo: Dalì mostra e affronta tutto questo con cruda consapevolezza.
Magritte, nonostante sia ben cosciente di tutto ciò, pone la sua opera in una prospettiva totalmente interiorizzata. L'utilizzo dei toni del blu è piuttosto significativo, in quanto questo colore rimanda all'esigenza di riflessione e meditazione e, a guardar bene le opere del maestro, è proprio questo il messaggio che traspare dalle tele di Magritte: contemplazione e riflessione. Bisogna fermarsi davanti ad esse, osservare un religioso silenzio, escludersi dal mondo, fissarle ed entrarvi dentro. Non vi è invadenza o forzatura, solo necessità di immersione.

 

                

1) René Magritte, Il Maestro di scuola, 1955
2) Salvador Dalì, Sogno causato dal volo di un'ape su una melagrana, 1944

 

Alexis
17.07.2009

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