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a cura di Anna De Vivo e Immacolata Cassalia

Dan Simmons - La scomparsa dell'Erebus

Ho scoperto Dan Simmons nel 1992 con Danza macabra (Carrion confort) edito nel 1989: mi è piaciuto moltissimo, tanto che nel 2005 l'ho riletto. Parla di "vampiri della mente", innocui vecchietti in apparenza, in realtà creature dotate della capacità psichica di "usare" gli esseri umani come burattini, come pedine di un gioco orrendo e brutale. Il romanzo crea un'irresistibile tensione emotiva tanto da essere giudicato a ragione tra i migliori del genere horror. Vinse fra l'altro il premio Bram Stoker Award.

 

kali
 
 

Seconda prova altrettanto soddisfacente fu nel 1993 Il canto di Kali (Song of Kali) edito nel 1985, dove l'opportunità di un'intervista ad un grande poeta di lingua bengali si tradurrà in un viaggio a Calcutta, drammatico teatro della povertà sconvolgente di un'umanità costretta giorno dopo giorno a convivere con la violenza, con la morte, con l'aberrazione di ogni miseria fisica e morale. Un canto si leva dagli anfratti più nascosti e misteriosi della città, vaticinio di orrori a venire.

neonato

 

Premio Hugo, Premio Locus, Premio Bram Stoker, più che meritati, per I figli della paura (Children of the night), edito nel 1995 e da me letto nel 1996. Una scienziata americana trova nella Romania post-Ceausescu un neonato il cui sangue possiede un particolare sistema immunitario: la scoperta del secolo. Per lei e per chi le sta accanto comincia un orrore senza fine.

detective

 

Con Hardcase, edito nel 2001 e da me letto nel 2003, l'autore ha dimostrato di essere oltre che geniale, anche piuttosto eclettico: il protagonista è un investigatore privato con un unico cliente d'eccezione, la mafia. Per vincere la battaglia che deve combattere dovrà essere più duro e micidiale di tutti gli altri.

spaventapasseri

 

Nel gennaio dello scorso anno ho letto con passione L'estate della paura (Summer of night) edito nel 1991.Nell'estate del 1960 cinque amici dodicenni vivono il loro passaggio all'età adulta lottando contro un arcano abominio che infesta i campi di grano assolati e miete vittime fra i loro coetanei, mentre i grandi rifiutano di capire quel che sta succedendo o peggio sono essi stessi emissari del Male.

Polo Nord
 
 

Ho finito di leggere stasera La scomparsa dell'Erebus (The terror) edito nel 2007 e sono arrivata in fondo alle 784 pagine scritte dall'autore solo ed esclusivamente perchè sono una lettrice cocciuta: non riuscivo a credere che uno dei miei autori preferiti avesse annacquato una storia come mia nonna il brodo in tempo di guerra. Vero è che si tratta di una vicenda tutta ambientata nell'Artico e lì di acqua se pur ghiacciata ce n'era tanta nel 1845-48  epoca della spedizione  di Sir John Franklin per forzare il Passaggio a Nordovest, ma la narrazione si fa interessante solo a partire da pagina 600, a voler essere buoni. Prima gli accadimenti sono ripetitivi e inconcludenti, tanto che era meglio stringere e di parecchio, senza togliere nulla alla sostanza della trama.
Il romanzo vorrebbe essere un ibrido letterario, dal momento che tenta di fondere ricerca storica, horror e narrazione mitologica ( i miti innuit sulla creazione del mondo). Non mi sembra si possa parlare di fusione, quanto piuttosto di un accostamento di pezzi dei tre generi.
Non mancano interi capitoli validi che tengono con il fiato sospeso, per esempio il 56° (Jopson) e il 59° (Hickey) e 60° (Crozier)  nonchè  belle immagini esposte in un ottimo stile narrativo.

Luccicanti spire di luce si lanciano in affondi e poi subito si ritirano, come le colorite braccia di fantasmi aggressivi, ma alla fin fine titubanti. Scheletriche dita ectoplasmatiche si protendono verso la nave, si allargano, si apprestano a ghermire e si ritraggono.

I frastagliati campi di ghiaccio diventano blu, poi sanguinano violetto, poi brillano di verde come le colline ... nell'Irlanda settentrionale.

La sua voce strideva come una pietra da coperta sfregata su un ponte scheggiato.

Di tanto in tanto, un frammento di gelida luna compariva fra le nubi in rapido movimento, ma anche quel pallido chiarore si perdeva subito fra neve e buio.

Si godeva il sommesso rumore del vento notturno e il fatto di essere l'unico ragazzo, forse l'unica creatura umana, là fuori nel buio, nell'erba gelata dei campi ventosi in quella notte odorosa di neve...

... il gelo risaliva nei calzoni e negli altri strati di lana che coprivano le ginocchia, poi nelle ossa e dalle muffole  alle palme e alle dita, come un silenzioso invito a scendere nei ghiacciati gironi infernali dei morti molto più in basso.

Crozier ( il protagonista) cavalca creste di sofferenza che rotolano su ondate di nausea. ... Ha male nella cavità al centro di se stesso, dove è sicuro che sia stata la sua anima finché non se n'è andata a galleggiare in un mare di whisky nel corso di decine di anni.

Le piccole sfere di luce parevano penetrare solo per pochi piedi l'aria gelida e nebbiosa. Il fiato luccicava davanti alle lanterne come un ornamento dorato.

 

 

Maila Meini

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