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Davide Ferrara [Davedomus]

S’intralciano le nuvole
in questo tramonto cucito all’orizzonte.
Spumano di nostalgia fermentata
mentre si spegne il bagliore dei ricordi.
Spina nel cielo il senso di quei giorni.

Cenni biografici
Davide Ferrara è nato a Messina l'11 aprile del 1958. Risiede a Catania dal 1977.
Libero professionista nel  settore delle  forniture odontoiatriche, si è occupato con passione fin dalla giovane età di astronomia, cosmologia, storia della scienza e di fenomeni misteriosi. La passione della lettura non lo ha mai abbandonato e lo ha accompagnato praticamente da quando ha avuto per le mani il primo libro. Appassionato di poesia da sempre e lettore accanito soprattutto di quella anglo americana e russa. Passione questa approfondita nel corso dei suoi studi universitari interrotti a circa metà del cammino (fino al terzo anno di Lingue).
Fa parte attiva dal 1992 del Gruppo Astrofili Catanesi di cui è stato membro del Consiglio Direttivo, webmaster e attualmente ricopre la carica di Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti. E' impegnato nelle attività di divulgazione e di ricerca del Gruppo Astrofili Catanesi e dell'Unione Astrofili Italiani. E' stato relatore nei corsi di introduzione all'astronomia organizzati annualmente nelle scuole e patrocinati dalla Provincia di Catania. Ultimamente è stato relatore al convegno: "Dalla dimensione interiore all'esteriorità: lasciare libero il pa(e)saggio" patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Messina e dall'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina. Davide è attivo ed insostituibile componente della redazione di Rosso Venexiano.

Recensione
Nella poetica di  Davide Ferrara [davedomus] si ritrovano, a pieno diritto, aspetti lirici positivi. Le tracce di una poesia meditata, equilibrata, si colgono in prospettiva nella riga del gesto artistico, la cui forza si evince leggendo. Nei suoi versi vi è una nostalgia che evoca quasi sempre una riflessione, dietro cui si cela un ricordo intriso di malinconica attesa. In “Ho lasciato” tutto questo si palesa pienamente: la nostalgia è, infatti, raffigurata da una donna, su cui si riversano le aspettative di un probabile amore, sentimento che qualche verso dopo si annulla riportandoci così ad un’illusione vanificata.
Con oculate metafore riesce a delineare aspetti vitali di spessore. In “Il bruco”, componimento metaforico, si vede una puntuale riflessione sulla corposità dei sentimenti, quei sentimenti che colorano la vita, a volte spesso bistrattata, ma la animano nonostante tutto. L’animale, strisciante, è il metro d’analisi attraverso cui si pone una lente d’ingrandimento su ciò che ci circonda e, nel bene e nel male, riempie la nostra vita. Una metafora particolare per affermare con forza che per quanto il quotidiano sia irto di problematiche è necessario viverlo appieno e comunque… e il bruco n’è la testimonianza più evidente perché alla fine diventa farfalla-speranza. Nella poesia di davedomus s’avverte, inoltre, una punta di mistero, scaturita senz’ombra di dubbio dagli interessi e passioni che porta avanti, coltivandoli con professionalità e dovizia, da ormai molto tempo. Il suo approccio alla lingua è minuzioso ed accurato e in ”Calendimaggio” si nota un equilibrio dosato con cura, ove le parole s’agganciano l’una all’altra con sospensione precisa. Il ricordo della propria terra si compenetra nei gesti d’amanti e la rima alternata segna il procedere del verso in una sonorità d’effetto …

Francesco Anelli


Calendimaggio

Da una finestra esposta a primavera
una ciocca di pensieri scompigliati.
Sorseggio il vento dal bosco così com’era
di verdi labbra e di piaceri sospirati.

Intrecciati i corpi nudi degli amanti
s’aprivano ali ai sogni sussurrati.
Nei prati violati da gemiti ansimanti
promesse perse nei rami attorcigliati.

Tra un’erba illusa che non è più vera
nella mia terra i ricordi son spuntati.
Dalle memorie sbocciate questa sera
tutti i profumi di quei giorni son rinati.


Il passo della strega

Nel cerchio magico della vita
arranca il passo della strega.
Agita l'amuleto della conoscenza
dente del destino minuto dell'uomo.
Accende le candele nel rituale delle ombre.
In questa notte danza in tondo
il sortilegio della fine.
S'inarca il vento al fuoco delle lanterne,
fredde lingue leccano l'oscurità
mentre il bene e il male gorgogliano
scottati dai raggi della Luna.
In un gomito di buio accucciati
gli incubi dell'essere bevono
la pozione avvelenata dell'illusione.
Lilith ghermisce le anime perdute
sacrificate sull'altare del caos.
Alle porte dell'alba in un coro di follia
i gemiti lontani delle esistenze
evaporano come rugiada.


Migrano

Lame di foglie fendono bave di vento umido.
La maschera portata un tempo si scioglie
sferzata dalla pioggia.
E’ l’albero ancora,
poggiato su ricordi
radicati nella terra nera
non più feconda
ferita d’aratro crudele,
s’incurva in questo autunno
di tagliole nascoste
nei cespugli d’ogni giorno.
Soffre il peso di questo chiarore sbiadito,
agonia di sole
affogato nella nebbia.
Eppure ancora migrano le malinconie
spiegano le ali a sud del cuore
e lasciano le aride distese,
paesaggi nascosti in noi.


Il bruco

Senti l'urlo del bruco
intrappolato nella mela dell'anima?
Striscia negli antri del cuore
come parola nascosta.
Si nutre di briciole
residuo del pasto
consumato dentro al petto.
Lento risale sul ramo dondolante ai sospiri.
Adagia il suo bozzolo sulla foglia lingua
e aspetta.
Nella voce sarà farfalla
falena di versi che una luce inseguirà...


Sonetto amaro

Di un gusto amaro oggi sono vestito
e la domanda a te fatta senza risposta
è un altro graffio che livido ho subito.
Ogni voglia di vivere è ormai riposta

su uno scaffale di duro animo tornito
in mezzo a parole e frasi dimenticate
di un poeta che ogni verso ha esaurito.
Da amore e vita mi difendo a barricate

erette alte a fermar tutte le emozioni
che del mio albero di sogni erano i fiori.
Ora sono cespugli di rovi e di illusioni

che hanno tolto alla mia vita tutti i colori.
Le delusioni nell'animo sono come tuoni
che annunciano la tempesta di rancori.


Malinconia

Malinconia lanciata in corsa come cavallo
a fender pioggia e il sibilo del vento.
Scoppia il tuo cuore e, come pezza bagnata,
è spremuta di ogni goccia del tuo sangue.
Sei tu libero galoppo di quell'anima
che piange stelle e ceneri di amori.
Calpesti sterpi di rami ormai strappati
al cespuglio vestito di sole spine
orfano di rose fucilate all'alba.
Sento i nitriti del tuo misero destino
delle tue ossa che si schiantano nel fango.
Nel mio petto il tuo ultimo traguardo
corsa finita nel recinto del mio pianto.




-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti:  Manuela Verbasi
-Supervisione:  Paolo Rafficoni
-Autore di Rosso Venexiano:  Davide Ferrara [davedomus]
-Recensione: Francesco Anelli
-Editing: Anna De Vivo [Ande]

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