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A. I. Duhamel - Il Vecchio il Nuovo e la Vita

Il Vecchio il Nuovo e la Vita

 

foto A.Iurilli Duhamel Summerland
   
Concetti come: “Vecchio” e “Nuovo” necessariamente tirano in ballo quelle che sono le due maggiori concezioni filosofiche sul tempo: il tempo lineare e il tempo circolare.


Il pensiero orientale/femminile ha una visione circolare, tutto ritorna niente è vecchio perché dal momento che ritorna diventa automaticamente attuale; è una spirale che conduce a nuove possibilità d’approfondimento e di maturazione.
Ne consegue, un concetto particolare di salvezza ; una salvezza "misterica" , atemporale, mitica, la quale opererebbe nella coscienza dell'uomo attraverso la celebrazione di un "Mito" che in definitiva non è nient'altro che il mito cosmico dell' “ Eterno ritorno”.

Il pensiero occidentale/maschile, del tempo ha una concezione lineare, pertanto, tutto ciò che rimane dietro le nostre spalle è perso, il focus è sostanzialmente in avanti verso un moto costante di progresso.

E’ una visione del tempo e della storia, diametralmente opposta alla prima, si basa sulla cosmogonia creazionista espressa dal primo versetto del libro del Genesi della Bibbia ebraica: "In principio Dio creò il cielo e la terra".
E’ un modo di vedere opposto anche a quello greco, dove la creazione del mondo rappresenta il " principio " del tempo.
Il tempo ha quindi un inizio perché è creato con il mondo e perciò stesso avrà fine, non essendo altro che la misura delle fasi della successione di ciò che esiste.

Ciò che a mio avviso andrebbe puntualizzato specialmente quando ci occupiamo di progetti educativi è che la visione occidentale è sostanzialmente mentale, non vitalistica: in natura tutto ciò che è vivo si muove secondo il modello della spirale, basti pensare ai fluidi corporei, alla Kundalini, al DNA,ai venti, le maree, i cicli lunari ecc.

Divenire e progredire, non necessariamente equivalgono a crescere e a maturare. La nostra società non è improntata su basi energetiche/vitalistiche, la crescita e la maturazione sono optionals molto costosi, tutto vi è contro, persino l'educazione dei giovani.

Il limite di molti educatori è quello di non essere in grado di toccare gli allievi con la propria passione, ammettendo che per la loro materia ne abbiano una purtroppo molto spesso più che di passione si tratta di mera ostentazione di sapere che lascia chi ci sta attorno ancora più devitalizzato.

Oggi in molti campi mancano le persone; coloro che hanno reali capacità di condurre, di formare, di essere lì a far bene ciò che dovrebbero fare o ciò per cui sono pagati.

Il tempo lineare e il mito del progresso hanno prodotto un drammatico spostamento verso l'alto verso la testa con un conseguente inaridimento del cuore; i giovani non possono essere toccati dall'intellettualismo ma da un'anima vibrante.

Chi tra noi non si è sentito rapire dall’energia dell’indimenticabile Robin Williams ne “L’attimo fuggente ” ? La società dei poeti morti, la capacità di incendiare l'anima dei suoi giovani studenti?
Le vibrazioni non si trasmettono a chiacchiere, quando di fronte a noi c'è il fuoco lo possiamo ancora sentire? io credo di si, anche se la società del progresso produce solo labili fiammelle che hanno la presunzione di incendiare il mondo.

“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità, succhiando tutto il midollo della vita. Per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.” Henry D. Thoreau

 

©A. I. Duhamel
 

 
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione: Paolo Rafficoni
-Testo di Henry D. Thoreau
-Foto  di Antonella Iurilli Duhamel
-Redazione
-Editing: Manuela Verbasi

 

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