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La parola totale

 Un'idea wagneriana attraversa tutta l'arte contemporanea, in particolare quella delle avanguardie storiche e parte delle neo-avanguardie riguardante la possibilità di un evento creativo capace di totalizzare dentro di sé tutti i linguaggi e le forme, in modo da affermare una filosofia dell' arte fondata sull'intreccio e sullo sconfinamento.
La poesia all'inizio del ventesimo secolo ha partecipato alla rivoluzione copernicana dei linguaggi, fiancheggiando i veri movimenti che si sono succeduti in una sequenza storica sempre più accelerata e riprendendo modelli ed esempi che affondano nei codici bizantini ed in quelli miniati dell alto medioevo, nella scrittura di Rabelais ed in quella del Tristan Shandy di Sterne fino naturalmente ai calligrammi di Apollinaire preceduti dalle prove tipografiche di Mallarmé.
La filosofia dell'arte delle avanguardie storiche, nell'ebbrezza di un possibile incontro con la vita, ha fondato i propri presupposti su un ineludibile confronto con il problema della riproducibilità che poi significa il problematico rapporto con la tecnica e con la scienza.
Dal simbolismo in avanti tutta l'arte, in ogni sua manifestazione letteraria e figurativa, musicale e teatrale, si muove sotto il segno di una tensione di onnipotenza, nel desiderio di afferrare l'inerte quotidiano per trasfigurarlo nella macchina del linguaggio. L'arte si erge contro la vita per portarla in una condizione di impossibilità, in una posizione capace di dare vitalità ai lacerti linguistici.
Lo sturm und drang dell'arte del ventesimo secolo infatti si configura proprio in questa direzione. Se la vita si pone sotto il segno di un'accelerazione progressiva, anche l'arte tenta di restituirne il senso, la lacerazione e le contraddizioni. Se lo sguardo del poeta non riesce più a guardare il mondo con un occhio calmo e contemplativo, anche il prodotto del suo sguardo comincia a registrare le tensioni interne.

Il tema della complessità entra di diritto nelle tematiche e nella coscienza dell'arte contemporanea. La tecnica assume sempre più il compito di riprodurre dentro di sé e nella sua evoluzione il rapporto complesso dell artista col mondo.
Le avanguardie storiche rappresentano in tal senso il più gran sforzo compiuto dall'arte occidentale di prendere di contropiede la propria superbia logocentrica, di capovolgere ed adeguare i modi del sentire e del rappresentare.
Lo scardinamento della comunicazione logico-discorsiva diventa il primo obiettivo del lavoro sanamente distruttivo compiuto all'inizio del secolo in questa direzione: adeguare la comunicazione poetica a tecniche capaci di registrare l'accellerazione della vita moderna, la vertigine del soggetto nella storia e le pulsioni di un inconscio più forte del controllo della pura ragionevolezza.
La poesia visiva nasce dunque da queste spinte e rappresenta nei suoi presupposti un collegamento originale e particolare con la definizione di arte totale, con una linea romantica della cultura occidentale che trova in Wagner il suo apogeo esplicito e nella poesia visiva quello più freddo ed implicito.
Dal romanticismo al simbolismo, dal futurismo al dadaismo, lo sforzo dell'artista e del poeta è stato costantemente quello di rappresentare l'indicibile, quella complessità sempre più nascosta e silenziosa che abita l'esistenza e in qualche modo la configura.
L'arte risponde attraverso la complessità della tecnica e lo sconfinamento interdisciplinare, capaci di restituire quella totalità che l'univocità di un singolo linguaggio difficilmente può dare. Soltanto mediante la declamazione e la messa in scena esplicita dello sconfinamento interdisciplinare è possibile fondare un evento capace di pareggiare, in termini di accadimento reale, l'esistente.

La poesia visiva nasce dunque da questa sfida dell'artista col mondo, dalla consapevolezza della modificazione prodotta prima da Gutemberg con l'introduzione della riproduzione tipografica, poi man mano dalle altre scoperte non soltanto tecniche ma anche più sottilmente scientifiche fino a quella impalpabile della psicanalisi di Freud.
Tutto concorre perché il poeta senta la letteratura come insufficiente nella sua linearità di scrittura a restituire la complessità del suo rapporto con la realtà. Da qui la deflagrazione della linearità, della pagina e dell'orizzontalità della scrittura tipografica.
La poesia visiva nasce dunque dall'affermazione di un bisogno espressivo dello spazio e del tempo che non vivono separati tra loro nemmeno nella coscienza magmatica dell'artista ma in un intreccio che l'opera deve restituire.
Come la pittura tenta le vie dello scardinamento delle grammatiche visive tipiche della sua storia, così la poesia si pone il problema di un superamento della sua tradizione puramente letteraria e fonda la possibilità di dare rappresentazione figurativa alla parola. Precedentemente la poesia era il luogo dell'evocazione fantasmatìca, della fondazione di un segno che rimandava ad immagini che comunque esplodevano in un altro spazio, non in quello della pagina, quello mentale del lettore. La poesia in qualche modo era il frutto di una tradizione tutta puntata sull'astrazione e non sulla rappresentazione direttamente figurativa dell'immagine.
La rarefazione del verso, il suo giocare sulla riduzione della sequenza verbale, anche l'andar da capo tipico della poesia, sono il frutto e la conseguenza di una mentalità poetica incentrata proprio sul potere di astrazione della parola che rinvia sempre fuori di sé e fuori dalla cornice fisica della pagina tipografica. Lo spazio della poesia era dunque uno spazio metaforico ed invisibile.

L'arte contemporanea tenta invece di rendere sempre più fisiche le dimensioni del proprio operare, sotto la spinta di una competizione con l'universo tecnologico teso sempre più verso l'astrazione e la riproduzione. L'arte tenta di dare fisicità a se stessa. Anche la poesia si pone il problema di rendere visibili i propri procedimenti e acquisire una fisicità ed un erotismo che soltanto la fondazione di una dimensione corporale può dare. La poesia visiva dunque introduce il corpo dell'arte sul palcoscenico della pagina, dentro la cornice della pagina che diventa il luogo di un evento fisico, quello della rappresentazione poetica, della messa in scena della dimensione dello spazio e del tempo.
Se l'arte contemporanea si pone il problema di un superamento della comunicazione logico-discorsiva, anche la poesia visiva punta su una comunicazione polisensoriale capace di investire tutta l'attenzione dello spettatore e del lettore.
Sotto la spinta del futurismo la pagina diventa il luogo della deflagrazione della parola, il punto di esplosione dell'unità sintattica e semantica del linguaggio. La pagina diventa la dimensione di una spazialità puramente bidimensionale su cui rimbalza il senso della parola, il luogo di scorrimento orizzontale e verticale del linguaggio che si sgretola fino alle proprie particelle infinitesimali, ai propri elementi costitutivi ed atomici, alla onomatopea.
Ecco allora la poesia entrare in contatto reale con il problema della rappresentazione figurativa, entrare nel campo di competenza dell'immagine figurativa, sfiorando i generi della pittura e della scultura, della musica e dell'architettura, della scenografia e del teatro. L'arte contemporanea, dall'impressionismo in avanti, ha sentito il bisogno di rifondare le proprie dimensioni con un approccio non illusivo ma superando il tromp-l'oeil, la dimensione dell'inganno ottico, riconquistando la bidimensionalità della pittura.
Così anche la poesia visiva ha partecipato alla riconquista di uno spazio reale, di una dimensione fisica capace di investire le dimensioni del suo prodursi. Fare questo però significa anche riconsiderare la dimensione temporale. Il tempo non può essere rappresentato in termini di lenta e razionale consequenzialità ma deve rispondere alla coscienza del suo prodursi come istantaneità e simultaneità, come intreccio col fattore
spaziale.
Ecco allora la poesia visiva mettere in scena il corpo della poesia in maniera diretta ed impudica, utilizzando in maniera evidente e quasi didattica g i strumenti della tipografia, quasi come primi attori, dando ad essi una fisicità ed un'importanza rappresentativa che ne fondano una dimensione di accadimento teatrale.
La parola acquista in tal modo una forza declamatoria direttamente proporzionale all'incidenza della composizione tipografica, grafica ed anche oggettuale della pagina. L'impulso del poeta è quello di fare della poesia un evento artistico totale, capace di implicare dentro di se il precipitare del tempo sulla superficie della pagina.
Per far questo ogni contaminazione è possibile, ogni purezza e specificità è superata, a favore di una composizione che arriva al collage, all'introduzione dell'oggetto quotidiano, in una mentalità comunque costruttiva che non vuole distruggere, semmai fondare una nuova dimensione espressiva che tiene conto dell'ossessione entusiasta della velocità futurista e della materia dadaista.
Questo significa che la poesia visiva partecipa di una qualità specifica dell'arte contemporanea, quella di essere contemporaneamente conseguenza di un atteggiamento analitico e sintetico, di presentazione aggettiva dei propri strumenti e di rappresentazione espressiva.

Lo scardinamento della comunicazione logico-discorsiva ha portato la poesia verso lo sconfinamento e la rottura della cornice della pagina, verso l'approdo ad una dimensione figurativa che ha significato proprio la rappresentazione visiva della dimensione spazio-temporale, presa come luogo e momento dell'evento poetico.
La consequenza è che la poesia fonda ora un tempo di percezione e contemplazione di sé non dissimile da quello della pittura un tempo unitario poggiante sulla simultaneità ed istantaneità, su una dimensione unitaria che'non prevede più una temporalità che sgocciola lungo la dimensione verticale del verso ma semmai si contrae nell'attimo della dispersione orizzontale dei segni sulla pagina.
Ecco allora la poesia riconquistare il proprio corpo con un piacere medioevale della composizione, con il gusto della semplcita e della didattica che sembra appartenere alla contaminazione del gotico, ad un bestìario capace di tenere dentro l'immagine riferimenti alti e bassi, astratti e concreti, comunque pieni di densità e materia.
Finalmente la poesia riscopre l'erotismo della composizione, la forza energica di una nuova grammatica elementare, in cui ogni elemento è fisicizzato ed evidente. Nel corso della sua evoluzione, la poesia visiva ha sviluppato una strateqia progressiva fino ad arrivare a fondare una propria dimensione plastica, una sorta di tridimensionalità inusitata. Ciò è possibile in quanto la costruzione dell'evento poetico in termini di fisico accadimento coinvolqe una serie di rimandi che vanno dalla sperimentazione tipografica
all'introduzione dei codici e dei problemi legati ai mezzi di informazione di massa. In questo senso la parola poetica conquista tutto lo spazio espressivo occupando tutti gli interstizi che vanno dal codice della comunicazione intersociale all'indicibilità di pulsioni che riguardano il soggetto.

La pagina, la superficie più ampia della espressione pittorica (la tela) diventano non soltanto il supporto ma anche il campo di un evento che gioca non soltanto con il dettodella parola ma anche con il non-detto dello spazio non riempito da nessun segno o parola.
In tal modo la poesia visiva assume tutti i problemi linguistici che appartengono alla formulazione ed alla formalizzazione dell'immagine, con una autonomia dovuta alla tradizione propria che le appartiene tesa verso l'astrazione, ed un riferimento ai problemi di rappresentazione figurativa della parola che dilatano l'espressività possibile della poesia.
Lo sconfinamento verso una dimensione totale dell'arte produce un allargamento della rappresentazione plastica, uno sfondamento della produzione settoriale e specifica che da una parte rimanda alla musica e dall'altra al teatro. L'effetto della parola totale, capace non soltanto di raccontare se stessa ma anche di farsi guardare, diventare architettura e costruzione visita, suono ed eco figurativa di una tensione poetica che utilizza i materiali di molte tradizioni specifiche per approdare ad un'immagine percepibile come volontà e rappresentazione di un universo autonomo.
La poesia visiva è abitata nel suo prodursi come segno totale da una pulsione di dominio e di sconfinamento, da un atteggiamento che ritroviamo in tutte le correnti più importanti della cultura contemporanea, poggianti sulla necessità di valori autonomi ed interni al proprio operare. In questo senso la poesia visiva supera le preoccupazioni evoluzionistiche delle neo-avanguardie, in quanto si pone fuori dal rigido darwinismo tecnicistico che ha diretto le trasformazioni dell'arte del secondo dopoguerra. Essa ha operato fuori da ogni meccanica specificità, optando invece verso una confluenza linguistica che attraversa la cultura occidentale in particolari momenti storici e che trova in ogni caso la sua ragion d'essere in una definizione di arte totale che designa sempre un forte sturm und drang.

Il passaggio attraverso il laico slancio futurista e dadaista ha permesso alla poesia visiva di ritrovare anche uno spirito ludico ed un edonismo, capaci insieme di dare slancio vitale all'espressione poetica ed un pragmatismo creativo che ha sfidato ogni moda avanguardistìca, e compreso quella concettuale a cui ha opposto l'erotismo di uno scoperto corpo della poesia contro l'ischeletrita proposizione puramente mentale.
Simultaneità, istantaneità e totalità sono i caratteri che appartengono alla nuova immagine che si presenta come una epifania concreta, un'apparizione globale capace di sintetizzare l'intreccio di una visione dell'arte che corrisponde ad una del mondo ugualmente complessa.
La parola sfonda il limite della sua proverbiale astrazione, di quel carattere che confinando con l'indeterminazione designa la convenzionale poesia, investe una dimensione tattile che gioca tra architettura e dimensione figurativa: la poesia visiva èletteratura costruita.
La poesia tradizionale, giocando sul rinvio semantico della parola, si pone come letteratura disegnata, in quanto il disegno per definizione rimanda sempre ad un evento linguistico più corposo. Invece la poesia visiva costruisce sull'istante ciò che la letteratura promette attraverso il suo rinvio: un'immagine concreta capace di sfidare lo spessore delle cose reali.
La parola totale dunque realizza la costruzione di un universo poetico con i caratteri autonomi di un universo non speculare ma simmetrico, quanto a leggi interne di funzionamento che si muovono su principi non discosti a quelli riguardanti le dinamiche della realtà. Infine la poesia visiva come parola totale e segno totale designa il bisogno dell'arte di tendere ad un'espressione di presenza e non più quaresimalmente di assenza, di affermazione costruttiva e non di negazione destrutturante, nella dinamica della creazione che è sempre conflittuale col mondo.

 
Achille Bonito Oliva
 
 

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