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Munch

 
 
Munch rappresenta in modo decisamente significativo quel tipo di arte ricca di nuovi fermenti di contenuti espressionisti e simbolici che si sviluppa in modo omogeneo al di là delle- frontiere e delle aree internazionalistiche nell’Europa della fine del secolo. La profonda sensibilità di Munch è segnata fin dalla più tenera infanzia da avvenimenti decisamente drammatici. La madre, che perse prestissimo, era succube del padre bigotto e fanatico della religione; la sorella amata morì giovinetta di tubercolosi, ed egli ricordando la sua infanzia così scriveva: “malattia e pazzia furono i custodi della mia culla. Nella mia infanzia ho sempre pensato di essere trattato ingiustamente, senza una madre, malato e con la minaccia delle punizioni dell’inferno che pendeva sopra il mio capo”. Questa esperienza, vissuta nei primi anni di vita determinano in lui una sorta di involuzione. L’insicurezza e il disagio erano talmente forti che lo fecero ripiegare su se stesso alla ricerca del proprio Io come unico punto di riferimento sicuro in un mondo che sentiva ostile e insidioso.
Altre considerazioni di Munch tratte dai suoi diari ci rivelano quanto profonda fosse l’angoscia del suo animo: "ho passato tutta la vita a camminare sul bordo di un baratro senza fondo, saltando da pietra a pietra. Talvolta tento di abbandonare il mio sentiero angusto ed entrare nella turbinosa corrente della vita, ma mi ritrovo sempre riportato inesorabilmente sull’orlo del precipizio dove sarò costretto a camminare fino al giorno in cui cadrò nell’abisso. Per quanto posso ricordare, ho sempre sofferto un profondo senso di ansia che ho cercato di esprimere con la mia arte. Senza ansia e malattie sarei stato come una nave senza timone". Morte, sesso, angoscia, desolazione sono le tematiche della sua vita così prematuramente segnata e che condiziona inesorabilmente i suoi rapporti con le donne. Ebbe parecchie relazioni, ma tutte brevi e poco felici. Secondo la testimonianza di Rolf Stenersen, più esse erano affèttuose più lo intimidivano. Credeva che ogni donna fosse eternamente a caccia di un innamorato, di un marito. Secondo lui vivevano come delle sanguisughe. Le dipingeva come strani esseri che succhiano sangue. Nasce così l'identificazione della donna con l’immagine mostruosa del vampiro lasciataci, in un celebre quadro "La chioma rossa". Un amico e importante scrittore, Stindberg, che Munch aveva incontrato a Berlino e che condivideva con lui (in seguito ad esperienze drammatiche), la stessa visione tormentata della donna così lo descrive: "Una pioggia d’oro che cade su una persona disperata, inginocchiata davanti al suo io peggiore e implorante il favore di essere trafitto a morte con la spilla dei capelli".  Munch aveva maturato in sé la convinzione che il sesso fosse una forza distruttiva. Convinzione che ricavava dalla sorte infelice, per cause d’amore, delle sue due sorelle sopravvissute.
Questo è il messaggio che si ricava dall’opera "Pubertà". Un’adolescente nuda, fissa lo sguardo, teso, fuori dalla tela, le lunghe braccia incrociate a coprire la propria nudità. Personifica la paura per il mondo minaccioso della sessualità non solo intuita ma forse appena scoperta, una grande ombra sale misteriosa e sinistra dietro la fanciulla. Di questo tema egli esegue più versioni. La prima del ‘85/86 andò perduta e una terza, nella quale il contorno dell’ombra risulta ancora più angoloso e sinistro, appare come una forma piatta ed oscura quasi a suggerire la presenza di un’altra persona.

Edvard Munch è il più eminente artista che la Norvegia abbia dato e l’unico che abbia esercitato una significativa influenza sull’arte europea. Egli come altri artisti tedeschi, scandinavi trovò il suo punto di partenza influenzato dall’arte naturalistica francese.
Ma la realtà che voleva rappresentare scaturiva dalla propria visione interiore fatta di sentimenti e di stati d’animo che urgeva fossero liberati.
Dipinse la maggior parte dei suoi quadri migliori intorno agli anni 1890/95. In contrasto con gli impressionisti e la loro visione della realtà così scriveva nel suo diario: «Dovremmo smettere di dipingere interni con gente che legge e con donne che fanno la calza. Dovremmo creare persone vive che respirano e sentono e soffrono e amano».
 Questa ricerca lo porta a realizzare opere di intensa carica espressiva e simbolistica come "Il grido", "Malinconia" e "il Vampiro" della quale ho appena parlato. Opere senz’altro lontanissime dalla concezione oggettiva esteriore degli impressionisti.
Altra opera estremamente significativa della sua arte è "Il bacio” nella seconda interpretazione che egli realizza dopo il ‘92 I protagonisti sono qui rappresentati nudi fuori da schemi convenzionali. La donna è vista come epicentro di uno sconvolgente mistero sessuale, impossibile da raccontare se non attraverso figurazioni simboliche che filtrate dalla sensibilità tormenta dell’artista risulteranno improntate da un senso di minacciosa realtà divorante. Sempre attento e vicino, l’amico Stindberg così descrive l’opera "La fusione di due esseri, il più piccolo dei quali fatto a forma di carpa, sembra sul punto di divorare il più grande com’è costume dei vermi, dei microbi, dei vampiri e della donna".
Lo stesso Munch qualche anno dopo sentì il bisogno di scrivere un apologo sui temi del sesso e dell’angoscia che lo tormentava. I protagonisti sono Alfa, principio maschile ed Omega principio femminile "... i suoi occhi erano cangianti; certi giorni erano azzurro chiaro, ma quando essa guardava il suo amato diventavano neri con un lampo rosso carminio e allora essa a volte nascondeva la sua bocca dentro un fiore".
Omega forza irriducibile e incontrollabile tradisce Alfa con tutti gli animali del creato ed egli per riacquistare la pace la sopprime ma gli animali si vendicheranno uccidendolo! Alfa per ritrovare il proprio equilibrio ha rotto l’ordine delle forze naturali le quali gli si rivoltano contro travolgendolo.
Ma certamente l’opera con la più alta drammaticità di tutta la sua produzione e di tutta l’arte occidentale è “Il grido”. Essa è probabilmente autobiografica, come lo si può dedurre da un suo scritto.
"Ero stanco e malato - Me ne stavo ritto a guardare il fiordo, il sole stava tramontando, le nubi erano tinte di rosso, come sangue, sentii come un urlo che percorreva la natura... Penso di averlo udito. Ho dipinto questo grido, dipinto le nubi come vero sangue. I colori urlavano". La figura de “Il grido” è posta al centro delle nubi come una sorgente di suoni strazianti e discrepanti che si propongono come onde fino ai limiti del quadro. Solo un pazzo ha potuto dipingerlo, scrisse Munch sul quadro. Le due figure più piccole su un lato del quadro sono indifferenti, estranee al dramma, esse non odono il grido. La prospettiva vertiginosa del parapetto, e il golfo in lontananza si fondono con le linee del cielo minaccioso il tutto crea un ambientazione dall’espressività tremenda. Qui l’uomo è ridotto, schiacciato, annullato dalla immensa forza della natura.

 
 
FONTI BIBLIOGRAFICHE
 
L’Arte  Moderna Hodler e Munch dal Naturalismo al Misticismo.
Renato Barile.
 
Maestri del Colore: Edurd Hùttinger.
 
Lo Shock dell’arte moderna.
Robert Hughes
 
Munch e opere grafiche: Calcografie, litografie, silografie.
 
 
 
 
 
editing e grafica di Anna de Vivo
 

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a cura di Ezio Falcomer

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