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Il poeta del pennato - princess06

 
Era chiamato così, Pietro, per via della sua bella arte nell’intagliar il legno. Avrebbe desiderato del legno di cirmolo, che ben si presta a queste opere, ma lì a Sambucedro e nei dintorni di Tideri non se ne trovava. E’ un legno alpino. Così si accontentava dei rami di nocciolo ancor fresco; lo sceglieva con cura, cernendo fra i rami quelli che più si sarebbero prestati al lavoro che aveva in testa. Ne annusava l’odore come fosse un aroma, lo spellava lentamente senza intaccarlo, togliendone solamente la “buccia”, come la chiamava lui, cioè la parte di corteccia, che nel nocciolo non è molto spessa e fino ad arrivare alla “dolcezza” del legno vivo, umido e odoroso.
 Io bambino, lo osservavo in questi lavori e ne rimanevo incantato. Seguivo via via le fasi della creazione e spesso restavamo in silenzio, assorti nella magia di quelle trasformazioni che Pietro sapeva così bene operare. Avrei voluto che mi avesse insegnato … così a volte mi lasciava spellare un rametto. Per me toglieva dalla bisaccia un coltellino più piccolo, a misura di mani piccine e, con un fare serio, mi diceva di maneggiarlo con attenzione, che le lame son lame e quelle dei suoi coltelli tagliavano. Mi mostrava come impugnarlo: la mano doveva spostarsi sul ramo con una spinta leggera verso l’esterno, mai verso se stessi! In questo movimento dovevo premere piano sul punto del ramo, fare un piccolo taglio, poi collocare la lama in maniera “adagiata”, come se stesse accarezzando il legno, nel verso della sua lunghezza, anziché scortecciarlo. Provavo e riprovavo. Ciò che a lui riusciva con facilità, per me rappresentava un vero ostacolo; o era la pressione troppo forte, o i pezzi di corteccia tagliati erano così irregolari che segnavano il legno di brutte rigature. Ma Pietro aveva una scorta di rami e anche se sbagliavo mi incoraggiava a riprovare. Ho imparato da lui questo lavoro.
Tuttora, quando mi capita di passeggiare nei boschi di Sella, o del Lagorai, se trovo un nocciolo, ho quasi l’istinto di staccarne un ramo, di sedermi su un sasso, e riprendere il lavoro, per ritrovarmi ancora con Pietro.
 
 

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a cura di Ezio Falcomer

♦Compagnia di teatro sul web Accademia dei Sensi♦

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