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Il principe pigro - Miskin

 
 

Un giorno, tanto tempo fa, un principe si ammalò e stette così male che pensò che quella volta fosse proprio arrivata la sua ora. Fu così che dal letto di dolore si fece portare dal vescovo il quale vedendolo così malconcio e deperito si spaventò.

 

Allora il principe con flebile voce disse: “se guarirò andrò in pellegrinaggio fino a Gerusalemme a piedi”, così giurò davanti a Dio. Trascorsero i giorni e il principe miracolosamente guarì, e dopo una lunga convalescenza si trovò di fronte all’impegno promesso. Ma il principe era un uomo molto pigro e al solo pensiero della fatica che avrebbe fatto lo tormentava. Dopo aver chiesto consiglio, dopo averci pensato e ripensato, decise di tornare dal vescovo nella speranza di convertire il voto e di pagare in denari la sua pigrizia. Ma il vescovo fu inamovibile alle sue suppliche, lo incitò a partire subito e a dare l’esempio ai suoi sudditi. Così il principe che proprio non ne voleva sapere di andare a piedi fino a Gerusalemme, decise di percorrere lo stesso viaggio all’interno del suo magnifico palazzo. Fece disporre dalla schiavitù tutto il necessario per il viaggio: vestiti pesanti e leggeri, lanterne, tende da campo, animali da soma e tutto quello che sarebbe servito per un vero pellegrinaggio. Decise che ogni stanza rappresentava uno stato da attraversare, calcolando le avversità del percorso e addirittura le imboscate dei briganti preventivamente assoldati, passo dopo passo camminando in lungo e in largo dalla biblioteca al salone da ballo, dalla stanza da letto alle cucine, passarono gli anni.

 

Ma un bel giorno una donna bellissima arrivò da molto lontano e si innamorò così perdutamente del principe che riuscì a entrare nel palazzo di nascosto e a vederlo mentre viaggiava nelle sue stanze.
Si dice che quando i loro sguardi si incontrarono per un giorno ritornò la primavera e tutti i popoli in guerra riposero le armi. Si trovarono quindi ad affrontare il mare, allora il principe fece inondare le cantine, e a bordo di una grande tinozza passarono altri lunghi mesi a navigare. Poi fu la volta del deserto, e il principe fece liberare una stanza da tutti i mobili e suppellettili e ordinò di riempirla di candele sempre accese, così da ricordare il calore e la luce del sole. Ma mentre il principe era tutto affaccendato ad adempiere al proprio impegno, alcuni cortigiani malvagi tramarono un losco piano per ucciderlo. Le imboscate e gli attacchi dei briganti si intensificarono fino a mettere in serio pericolo di morte l’ignaro sovrano ormai vecchio e stanco. Anche i contabili ormai avevano perso il conto dei passi, e il suo vagabondare per il palazzo era diventato l’unica ragione di vita.

 

Ma un giorno arrivarono nell’ultima stanza, quella adibita ai ricevimenti, in fondo a un lunghissimo tavolo preziosamente intarsiato si vedeva la porta principale, quella che dava verso l’esterno, allora il principe scoppiando a piangere la aprì e un raggio di sole luminosissimo invase la stanza e tutti corsero per le strade di Gerusalemme. Il principe visse ancora a lungo fino a che un giorno si ammalò e stette così male che morì.

 
 

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a cura di Ezio Falcomer

♦Compagnia di teatro sul web Accademia dei Sensi♦

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