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Ode ai corpi fisici di Andrea Ambrogetti

Mi complimento con Agnese Manni e la sua equipe per la cura e la scelta di copertina per la raccolta di poesie “Ode ai corpi fisici” di Andrea Ambrogetti. L’azzurro, dove traspare il busto di Antinoo, fa sottendere a classicismi insiti nella poesia pastelliana dell’Ambrogetti. Il tocco quasi pittorico narra esperienze vissute sulla propria pelle, dove gli echi di un patos amoroso induce a tentennamenti di sguardi e calori avvertiti ma non gustati in fretta. La sensualità delle sue poesie porta ad affermazioni dirette ed incisive che ben si abbinano a quella sensibilità mimesica classica. Il ricordare Foscolo, “…solo i cimiteri sono rimasti…”, sembra banale ma è a ciò dove la mente corre tra ardui sentieri costellati da protettive siepi.

“…voi non sapevate di essere dell’anima l’albergo di lusso…vi condannava a sfiorire come animali al pascolo…” Non c’è retorica in questi versi ma solo Amore: “…mai si potrà perdere di vista l’ombra che nel buio ci stringe la mano.” È l’Amore e non Psiche quell’istinto poetico che ferma alla penna Andrea Ambrogetti, costringendolo a fissare in poesia quegli slanci poetici dove l’essere puro è sacro ed intoccabile. I dubbi dell’essere sono propri di chi ragiona con l’anima e dà valore al raggio di sole: “…questa paura di essermi smarrito/che non sfuma mai/fino a quando un intero squarcio di sole/non scalda una intera parete/di piazza Navona.” I racconti ascoltati, maturati nell’essere poeta vengono trasmessi come una conoscenza ancestrale da offrire ai posteri. È l’impronta dell’esistenza vissuta passeggiando tra gli antichi ruderi di uno sfarzo romano quella che traspare “assaporando” le poesie di Andrea Ambrogetti. È l’Amore donato a corpi senz’anima, a lacrime tenute a stento, a corpi profumati, a menti infedeli mentre la vita comincia a mezzanotte! Le sue sintetiche riflessioni filosofiche inducono ad una comprensione massima, quasi di poesia gnomica, patrimonio del filosofo greco Teognide di Megara che con le sue “verità” sull’eros efebico colpiva il cuore dei fanciulli nel gymnasium, riuscendo così nel suo intento pedagogico.

Andrea Ambrogetti quali motivazioni indulge alla perdita dei valori?
Viviamo in una società in cui troviamo grandi opportunità ma fondamentalmente precaria e su cui incombe un’incertezza plumbea sul futuro. Bisogna essere forti il doppio o il triplo per mantenere la propria dignità e saper spendere i propri talenti. Basti pensare alle ragazze di 16 anni che puntano dritte alle alcove del potere. Io credo in un ottimismo di fondo, che però oggi fa fatica a emergere, a essere dichiarato, narrato, scoperto dalle giovani generazioni. Certe grandi conquiste che non erano scontate 30 o 40 anni fa vanno ridiscusse tra esponenti di diverse generazioni. Ci vuole un patto intergenerazionale che non riguardi solo i soldi, ma anche i valori.

 

La chiesa secondo gli intenti di San Francesco o secondo Benedetto XVI? Una tua riflessione.
La chiesa non è sinonimo di Vangelo, di quella rivoluzione che ha cambiato la storia del mondo, sancendo il primato dell’amore anche per il nemico. In 2000 anni di storia Francesco di Assisi è stata la persona che forse è andata più vicino a quei valori, li ha sfiorati. Toccarli d’altronde non è facile, si rischia di scottarsi. L’istituzione chiesa, la gerarchia, i dogmi, vivono inevitabilmente un po’ di vita propria. Devo dire che poi nella storia non restano i singoli papi, restano i santi.

L’etica, la morale, il comune senso del pudore, ritieni che influenzino lo stile di vita quotidiano?
Inevitabilmente sì, come in tutte le epoche. Non dimentichiamoci che in Occidente siamo comunque fortunati e che dobbiamo e possiamo dimostrare nei fatti che la libertà del singolo è un valore universale. Oggi l’etica è diventata merce politica. Questo è un tradimento della missione dell’etica, che non consiste in un programma politico, ma nel rispetto degli altri, nelle loro differenze, a partire da alcuni principi comuni, quelli sì non negoziabili. La questione delle differenze è quella fondamentale. In democrazia le differenze possono essere legate solo dai diritti. L’Italia dovrebbe semplicemente e urgentemente allinearsi al resto dell’Europa.

Un tuo giudizio sull’ipocrisia imperante sia nel campo sociale sia nei rapporti sessuali?

Il giudizio sull’ipocrisia, visto che poco fa abbiamo parlato di Vangelo, deve essere sempre durissimo. Una volta i grandi artisti emettevano grandi condanne contro gli ipocriti e scandalizzavano il mondo. Qualcuno dovrebbe ricominciare a smascherare questa neoipocrisia imperante. Ma bisogna accettare di essere incompresi, emarginati dal potere, derisi dai pupazzetti che hanno accettato di mettersi al servizio del grande burattinaio, in cambio di quel mostro che oggi si chiama “visibilità”.

Nel tuo nuovo libro “Ode ai corpi fisici” spesso parli dell’esperienza della visione. Puoi descrivere meglio questa tua intuizione filosofica?
È una filosofia di osservazione del mondo e della vita molto pacifica e pacifista, basata sulla meraviglia che la realtà ci restituisce se la guardiamo con occhi privi di pregiudizi. Si potrebbe trascorrere l’intera esistenza a stupirsi delle opere della natura e di quelle umane. Direi che è una filosofia abbastanza francescana, rispettosa del creato e della dignità di tutte le creature, comprese quelle inanimate.

Nel verso “Ora la luce non è più luce / la notte non è più notte / e per questa valle di bar / lo sguardo umano / di viso in viso erra libero” tocchi una tematica molto particolare, ti riconosci in quanto affermi poeticamente?
Mi riconosco inevitabilmente in questo grande teatro fatto di realtà e rappresentazione, persona e immagine, folla e solitudine, massa e gruppi intensi e coesi, sfiorarsi e conoscenza, dialogo e comunicazione. Il verso è tratto da un lungo componimento che si intitola “La vita comincia a mezzanotte”. La notte è un po’ come la metafora del rovescio della medaglia. Cosa è più importante, il fronte o il retro ?

Anticipazioni future per ciò che riguarda la narrativa?
Il mio primo romanzo “Sotto il cielo notturno di Roma” è un tributo a Roma e all’eternità della sua vitalità. Il mio nuovo impegno riguarda il mondo che circonda una grande città e le persone che fuggono dalle metropoli alla ricerca di una vita ritenuta più tranquilla.

Giuseppe Lorin per Rosso Venexiano, interviste autori

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a cura di Ezio Falcomer

♦Compagnia di teatro sul web Accademia dei Sensi♦

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