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La punteggiatura

La punteggiatura o interpunzione è importantissima nella pagina scritta perché serve a regolare e a scandire il fluire delle parole e delle frasi, in modo tale da riprodurre il più fedelmente possibile le articolazioni logico-sintattiche e le intonazioni espressive del discorso parlato. Pone ordine all’esposizione, tiene unite le parti del discorso stabilendo gerarchie concettuali ed, infine, segna pause evidenziando lo stato d’animo di chi scrive. Da queste poche righe s’intuisce inevitabilmente quanto in una struttura narrativa l’interpunzione sia di vitale importanza ai fini della lettura, perché stabilisce, appunto,  precise funzioni tecniche che la rendono proprio indispensabile. Solo la punteggiatura, infatti, permette di comprendere la divisione logica delle varie parti del discorso, stabilendo con gran sicurezza se una certa frase ha valore puramente enunciativo o interrogativo o esclamativo. Diventa addirittura elemento fondamentale per capire il senso di una frase. Prendiamo questa frase:

Mentre la mamma dorme in camera sua, il bimbo gioca.
Mentre la mamma dorme, in camera sua il bimbo gioca

come si nota, solo posizionando una virgola diamo due significati diversi ad una stessa frase.

 Proprio per la sua importanza all’interno di uno scritto narrativo, la punteggiatura, non ubbidendo a regole precise e sempre individuabili, diventa sul piano espressivo un fatto del tutto soggettivo e personale. Pur mantenendo una linea di coerenza nel rispetto di talune consuetudini accettate da tutti, il narratore, pertanto, può servirsi di essa come meglio desidera, facendola diventare anche un fatto di stile, usandola come caratteristica di distinzione…Imparare ad usare bene la punteggiatura è, quindi, importante, quasi più che studiare le regole della grammatica. Certo la mia è una forzatura, ma ha lo scopo di farvi capire quanto sia davvero importante usare in modo assennato l’interpunzione. Prendiamo ora in esame singolarmente i segni di punteggiatura:

Il punto – questo segno è quello più forte. Caratterizza una pausa o uno stacco forte definendo inevitabilmente una frase di senso compiuto. Si usa per definire il passaggio tra un periodo all’altro. Generalmente dopo il punto si va a capo e s’inizia con la lettera maiuscola. Il punto si utilizza nell’abbreviazioni e nelle sigle.

 la virgolaquesto segno caratterizza una pausa più breve, ed è utilizzata in modo vario:

a – nelle enumerazioni e nelle descrizioni.
es. Oggi ho comprato latte, burro, cioccolato, vino…
      Era un uomo alto, magro, con una folta chioma di capelli ricci, ricco di felidi…

b – nelle frasi coordinate per asindeto.
es.  Il nonno è originario di Roma, la nonna invece di Napoli
       Il nonno è originario di Roma e la nonna di Napoli

Si noti la differenza delle due frasi, in una c’è la virgola e nell’altra c’è la congiunzione e. A livello di stile la frase migliore è la prima, cioè quella che per asindeto si divide con la virgola. Nella prima c’è una figura retorica, detta appunto asindeto / contrapposizione, che mette a confronto due cose differenti, ma unite dalla virgola.
c – dopo un vocativo.
es. Ricordati, Franz, di non buttare via nulla.

d -  prima e dopo un inciso di una parola o frase.
es. Antonio, lo zio di Riccardo, è un dottore.

e – dopo le congiunzioni infatti, di fatto, in effetti…ect. ect.
es. Domenica, infatti, non giocherò

f -  per separare una proposizione da una coordinata introdotta da ma, però, tuttavia, anzi…ect. ect
es. Non sto bene, ma devo partire lo stesso.

g – per separare dalla reggente la subordinata.
es.  Non piangere, perché sai che non m’intenerisci.
       Ti ho fatto un regalo, anche se non te lo meriti.

h – dopo un avverbio, una locuzione avverbiale, un interiezione, un completo circostanziale.
es. Veramente, quella persona è piuttosto antipatica
      Sì, sono pronto
     D’altra parte, non me la sento d’accettare

Non si mette mai la virgola tra soggetto e verbo, davanti alla congiunzione copulativa negativa né, davanti alle congiunzioni disgiuntive o, oppure quando si usano in un’elencazione ”Non vuole né mangiare né bere”, “Dammi da mangiare un piatto di minestra o un tozzo di pane o un piatto di qualcosa”. Non si mette mai anche davanti alla seconda congiunzione di una correlazione “Sia il francese sia lo spagnolo derivano dal latino”.

Il punto e virgola – questo segno caratterizza una pausa di media durata, meno netta del punto e più lunga della virgola. E’ usato in alternativa al punto all’interno di un periodo per dividere due o più preposizioni collegate tra loro che, grammaticalmente, potrebbero stare in piedi da sole, ma tuttavia, per la comprensione globale del periodo, è meglio non separa nettamente con il punto.
es.    Vorrei dirti molte cose, ma ora non me la sento; vorrei abbracciarti con forza, ma       il mio animo non me lo permette; vorrei sentire ancora l’affetto di un tempo, ma pare essersi dissolto…

Oggi il punto e virgola è sempre meno usato e si preferisce sostituirlo con il punto.

 I due punti – questo segno ha una funzione ben precisa. Si utilizza, infatti, per mettere in evidenza una pausa piuttosto breve, ma diversamente dal punto e virgola, la sua funzione logica indica che le parole che seguono sono la conseguenza o la spiegazione di quello che è stato detto prima. I due punti in particolare si usano:
a – per introdurre un elenco
es. Paolo legge di tutto: novelle, racconti, poesie, gialli a anche fumetti

b – per introdurre un esempio o una citazione
es. La legge di Newton dice:”……

c – per introdurre un discorso diretto
es. Carla disse:

d – per introdurre una precisazione o una spiegazione
es. Oggi spiegherò la teoria della relatività che dice:

Il punto interrogativo – questo segno introduce sempre una domanda diretta
es. Quanti anni hai?

l punto esclamativo – questo segno indica stupore, meraviglia, dolore, rammarico, entusiasmo e altri stati d’animo.
es. Misericordia!

I puntini di sospensione – questo segno, in numero di tre, è un espediente utilizzato per indicare che il discorso è lasciato in sospeso, interrotto per imbarazzo o reticenza, per dare un avvertimento, per lasciare qualcosa sottointeso, per preparare meglio una battuta che poi puntualmente giunge, per creare un senso di attesa o, altresì, per desiderio di cambiare discorso.
es. Veramente…non saprei…

 La punteggiatura, quindi, è la visione grafica del ritmo, come le note sulla pagina musicale. La punteggiatura sembra riguardare il meccanismo del respiro, del battito del cuore, mentre il ritmo segreto di un testo è qualcosa di più profondo che si identifica col pensiero, con la capacità compositiva dell’autore.

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a cura di Ezio Falcomer

♦Compagnia di teatro sul web Accademia dei Sensi♦

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