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Franca Figliolini - Dal silenzio che mi preme dentro

Prefazione
Il mondo poetico che Franca Figliolini ci svela in questa raccolta è caratterizzato da una limpida e geometrica complessità.
È un mondo nel quale gli opposti divergono e convergono, i pieni e i vuoti convivono, la leggerezza comprende le ragioni del peso e il peso impone le sue leggi ai corpi più leggeri, e in cui l’opacità dialoga, talvolta, con la luce.
Un mondo in cui le scienze esatte si confrontano con la concretezza della materia che smentisce ogni ipotesi, eppure si ostinano a voler fornire lucidità e precisione allo sguardo che vi si posa e alla parola che la racconta: I matematici passeggiano assorti/parlano tutti la stessa lingua …. Poi alzano lo sguardo/e s’imbevono di tramonto/ben sapendo l’assurdità della bellezza/e quel vuoto di senso/conficcato al centro delle cose.
Proprio dalla dolorosa percezione, razionale prima ancora che emotiva, del vuoto di senso, tema che attraversa la raccolta, mi piace partire per una breve e necessariamente inesaustiva presentazione. … troveremo un approdo che sia luminoso,/promette,/ma io le conosco/le promesse del marinaio, conclude una delle ultime liriche, e un’altra afferma: proseguirà il silenzio/ quello di poi sarà come quello di prima/ e non ci sarà niente da imparare/tutto avremo scordato/ anzi, non lo avremo mai saputo.
La vita è dunque un viaggio vagabondaggio, le esperienze accumulate dei vuoti a perdere cui è preclusa qualsiasi possibilità di reimpiego, di recupero a posteriori per una eventuale futura saggezza. E in questo cammino, in questo insensato andare, si procede dunque così, dimostra l’autrice, tra acquisti e perdite, tra arricchimenti insperati e dolorose e ingiustificate sottrazioni, tra golfi di luce in vaste zone d’ombra.
L’amore che sconfigge l’opacità (come quando un sasso/levigato dal tempo/sulle asperità arrotondate/riflette la luce,/così è l'amore:/canto della materia/a contatto con l'infinito) e che proietta oltre la finitudine individuale (è nelle mani/la forza del desiderio,/nelle labbra che cercano/nell'arco voltaico/di luce azzurra/tra i corpi allacciati), l’adesione alla realtà ( perciò lasciami sorridere/e godere della semplicità dei gesti), i doni della natura ( e poi c'e' sempre il mare/il lucido specchio in cui m'immergo/l'odore salmastro che riempie le narici/e allarga il respiro) e quelli della lentezza (ma io sono di quelli che rallentano la marcia/che prendono il sasso in mano/ e lo guardano a lungo/che alzano gli occhi alla vampa del sole) costituiscono la pienezza, le scaglie di luce, l’erba tra i sassi, i fiori sul ciglio del sentiero, le ragioni discontinue e irrinunciabili dell’esistere. Tra l’uno e l’altro, in un ritmo di alternanze asimmetriche, si frappongono la mancanza (i figli miei non nati … saranno silenzio adamantino/e puro), l’assenza (cosa ne è dei luoghi deserti di noi/ di quella piazza, quel portico/quella strada, e ancora: ah questo maggio/di pioggia e d’inganni di sole/ maggio d’assenza di maggio ), la sottrazione (si sta riempiendo in fretta/quel larario personale che ho in testa/: il gesto dell'uno, il sorriso dell'altra … ) le quali rendono l’esistenza greve ed opaca.
Ed infine sui pieni e sui vuoti, sulla leggerezza e sul peso, contrapposti ma affratellati da un medesimo destino di precarietà, aleggia il senso d’infinito, la ricerca di un altrove, di un assoluto che cultura e intelligenza negano, ma che si palesa, talvolta, al sogno o all’inganno dei sensi: vedi, quella schiva linea che taglia il cielo/quello è il segno/che mi porta dove sei tu/amico, amante, amato mio lontano/sogno lieve/che m'accarezza la vita, e ancora: È dalla forza del mistral che arriva/questa azzurra chiarità/:/la luce di Provenza … Come se l’infinito esistesse/- e fosse qui -.

Un universo esistenziale, dunque, basato sulla legge degli opposti alla quale nemmeno la poesia, che se ne fa sguardo e voce, può sfuggire. La poesia può quindi essere esercizio di stile, diaframma intellettuale, estremo travestimento, bozzolo entro cui rifugiarsi: … meglio dire per tacere se stessi/costruire una gabbia di parole/circondarsi di un'irta fitta nera rete/dove non c'è emozione, né luce, oppure, come nel caso delle liriche di Franca Figliolini, farsi lama luminosa che, come un laser, arriva alla radice del dolore, lo raffina, lo universalizza, ne fa bellezza e lo offre in dono: toccare il nucleo duro del dolore/levigarlo come una gemma/fino a che non risplenda/di tuo, di mio - più niente /solo l'aspro fulgore della bellezza.

Adele Costanzo
Biografia

Franca Figliolini è nata l'11 maggio 1958 a Roma, dove vive e lavora, come giornalista professionista per l'agenzia di stampa AGRA PRESS.
Ha una formazione matematica: in questa materia ha conseguito un dottorato di ricerca.
Scrive su siti internet specializzati ed ha pubblicato una plaquette per le edizioni Pulcinoelefante intitolata "Alito", realizzata con Marco Mucha, oltre che alcune poesie in raccolte promosse dall'Associazione culturale Rosso Venexiano.

 
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Prezzo di copertina: 8 €
Poesie
1a edizione 3/2011
Formato 12x18 - Copertina Morbida - bianco e nero
 
Raccolta di poesie, scritte da Franca Figliolini
edito da Rosso Venexiano (premio al concorso Grappoli di Vite, 2010)
copertina di Ferdi Giordano
editing Anna De Vivo
organizzazione Manuela Verbasi
per acquistarlo, contatta Franca o clicca sull'immagine di copertina
  

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a cura di Ezio Falcomer

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