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Incantesimi Lab - Lezione 9



Incantesimi lab (laboratorio di Poesia) a cura di Maila Meini per Rosso Venexiano

Gli aspetti metrico-ritmici
 

- La rima
La rima consiste nell'identità di suoni di una o più sillabe finali di due parole:
fiore - colore
febbraio - rosaio
Per questa sua caratteristica, la rima è un elemento che rinforza e amplifica il ritmo del testo poetico, dando luogo a una serie di richiami musicali che si rincorrono da verso a verso. I poeti, infatti, la usano in modo vario proprio per produrre effetti ritmico-musicali sempre diversi. Così, se vogliono ottenere un ritmo celere e festoso, quasi cantilenante, ricorrono all'uso di rime molto ravvicinate:

Viva la Chiocciola,
viva una bestia
che unisce il merito
alla modestia.
Essa all'astronomo
e all'architetto
forse nell'animo
destò il concetto
del cannocchiale
e delle scale.
Viva la Chiocciola,
caro animale.
(G. Giusti)

 

Se, invece, vogliono ottenere un ritmo più lento e pausato usano poche rime o non le usano affatto, come preferiscono fare i poeti contemporanei.

I tipi di rima più importanti sono i seguenti:
  • rime baciate, quando rimano due versi consecutivi, secondo lo schema AA, BB, CC:

Nella torre il silenzio era già alto         A
Sussurravano i pioppi del Rio Salto     A
I cavalli normanni alle lor poste            B
frangean la biada con rumor di croste   B
(G. Pascoli)
 


  • rime alternate, quando le rime sono distribuite in modo che rimano tra loro i versi pari e i versi dispari, secondo lo schema AB, AB, AB, AB ...:
Altri fiumi, altri laghi, altre montagne         A
sono là su, che non son qui tra noi;            B
altri piani, altre valli, altre campagne,         A
l'han le cittadi, hanno i castelli suoi             B
con case delle quai, mai le più montagne    A
non vide il Paladin prima né poi                  B
(L. Ariosto)

  • rime incrociate o chiuse, quando il primo verso rima con il quarto e il secondo con il terzo, come nello schema ABBA:
Voi che per li occhi mi passaste 'l core   A
e destaste la mente che dormia              B
guardate a l'angosciosa vita mia             B
che sospirando la distrugge Amore         A
(G: Cavalcanti)

  • rime incatenate o terza rima, quando in una serie di terzine il primo verso della prima terzina rima con il terzo, mentre il secondo dà la rima al primo verso della terzina seguente incatenandola alla prima, secondo lo schema ABA, BCB, CDC, ...:
Nel mezzo del cammin di nostra vita   A
mi ritrovai per una selva oscura          B
ché la diritta via era smarrita               A

Ahi quanto a dire qual era è cosa dura  B
esta selva selvaggia e aspra e forte        C
che nel pensier rinnova la paura!           B

Tant'è amara che poco è più morte;      C
ma per trattar del ben ch'io vi trovai,     D
dirò dell'altre cose ch' i' v'ho scorte.      C
(Dante)

Il "buon lettore" o il "buon scrittore" di poesia sa individuare le rime presenti in un testo poetico e apprezzare gli effetti ritmico-musicali che i diversi tipi di rima producono nel testo.
 


- Perché si usa la rima?
Per vari motivi:

  • per l'effetto melodico prodotto dalla ripetizione del suono. Ecco perché la rima è usata nelle canzoni, sia tradizionali sia moderne, e nelle arie di opere liriche.  Eccone due esempi:

Questa è la tua canzone, Marinella
che sei volata in cielo su una stella;
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno, come le rose.
(F. De Andrè)


La donna è mobile
qual piuma al vento
muta d'argento
e di pensiero.
 

Sempre un amabile
leggiadro viso,
in pianto o in riso,
è menzognero.
(da Rigoletto, F. M. Piave, musica di G. Verdi)

 

  • La rima aiuta l'apprendimento a memoria. Ecco perché si usa nei proverbi (Rosso di sera, bel tempo si spera), nelle filastrocche (Stella, stellina, la notte si avvicina ...) o nei detti tradizionali (Trenta dì conta novembre, con april, giugno e settembre ...)

     

  • La rima è il più chiaro e tradizionale indizio che siamo di fronte a una poesia; in altre parole è una specie di "segno di riconoscimento" della poesia. Infatti quando, nel parlare quotidiano, ci viene per caso una rima ("Ragazzi tutti zitti: altrimenti siamo fritti!"; "Sono stato interrogato: quello str... m'ha fregato!") ce ne accorgiamo subito, ci scappa da ridere e magari qualcuno ci fa chiede:"Ma credi di essere un poeta?"

     

- I poeti hanno sempre usato la rima?
Quelli antichi, greci e romani, no; la rima è stata usata però dai poeti dal medioevo in poi. Solo dal Novecento la rima è, per così dire, "passata di moda": oggi la troviamo ancora, ma non in tutte le poesie come succedeva fino a un centinaio di anni fa.
Quando leggiamo una poesia in lingua italiana e senza rima, i casi sono due: o è una poesia moderna, o è una poesia tradotta da qualche lingua straniera. Infatti è molto difficile (per non dire impossibile) tradurre una poesia da una lingua a un'altra mantenendo le rime e gli effetti musicali del testo originale.

- Particolarità delle rime

  • La rima normale è quella piana, cioè tra due parole con accento tonico sulla penultima sillaba:

           càrne / mangiàrne
          
buòna / tuòna

  • La rima tronca è tra due parole con accento sull'ultima sillaba:

 "...caro mio ben
credimi almen,
senza di te
 languisce il cor!  
Il tuo fedel
sospira ognor
cessa crudel
tanto rigor!"

  • La rima sdrucciola è tra due parole con accento sulla terzultima sillaba:

           pànico / mànico
          
cùlmine / fùlmine

  • La rima interna è tra una parola posta alla fine di un verso e una che si trova all'interno:

Passata è la tempesta:
odo gli augelli far festa, e la gallina,
tornata in su la via ...
(da La quiete dopo la tempesta, G. Leopardi)

 

-  Che cos'è l'assonanza?

E' la somiglianza del suono della parte finale di due parole. Più precisamente si ha assonanza quando sono uguali le ultime vocali ma sono diverse le consonanti: albe / estate; amore / morte.
Si ha consonanza quando sono uguali le consonanti ma non le vocali:
"sedendo e mirando" (leopardi);


ritratto di MaLaLingua
 #

Interessante.

Da rileggere attentamente.

Grazie.

 

ritratto di tiziana mignosa
 #

Trovo queste lezioni davvero molto interessanti, le ho stampate e ho intenzione di leggerle con cura e di studiarle.

Davvero un ottimo lavoro e un utilissimo dono per noi tutti!

*GRAZIE!*

 

 #

 

Mi piace però ricordare che, in sostituzione delle rime, che donano dal medioevo senso musicale, nella letteratura greca e latina, la ritmica era data da sillabe lunghe e brevi  basate sul principio dell'alternanza e della pausa, secondo schemi prefissati. vedi esametri

 

ritratto di everhere
 #

Giusta osservazione. Colgo perciò l'opportunità per aggiungere che all'interno della tradizione poetica occidentale la diversità sostanziale fra la metrica classica e quella moderna è questa: la prima è  quantitativa, la seconda accentuativa. Nella metrica greca classica il ritmo è determinato da varie forme di aggregazione dei metri che formano il verso. I versi possono essere utilizzati in serie (esametro, trimetro giambico), alternati nella forma del distico (distico elegiaco) o variamente aggregati in strofe nella poesia lirica (strofa saffica, alcaica ...) Nella letteratura greca ogni verso venne associato a un determinato contenuto, contribuendo così alla genesi dei generi letterari. La letteratura latina adottò la metrica greca senza sostanziali innovazioni: l'esametro divenne così il metro della poesia epica, didascalica e pastorale, oltre che della satira; il distico elegiaco fu il metro dell'elegia e dell'epigramma, il giambo dell'invettiva. Con la diffusione del latino volgare, si affermò progressivamente un nuovo senso del ritmo e una nuova metrica, il cui carattere accentuativo convisse nella tarda latinità con quello quantitativo, per poi prevalere, prima nel latino e poi nelle lingue romanze. (Maila Meini)

 

 #

Ottimo lavoro...Essenziale, preciso ed oculato...

 

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