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L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello -sull'appercezione di ciò che andiamo magari a leggere

Sembra impossibile che un emisfero che legge, capace di collegare in modo così fine segni e significati, sia incapace di guidare la persona nel mondo delle forme ed abbia bisogno dell’apporto insostituibile dell’altra metà della corteccia.

La storia del dottor P., raccontata in modo vivo e suggestivo dal neurologo O. Sacks, dà l’idea delle conseguenze che una persona può trovarsi ad affrontare dopo un deficit, una perdita di funzionalità a carico dell’emisfero destro. Il dottor P. non riusciva più a riconoscere la persona che aveva davanti guardandola semplicemente in faccia, ed era costretto a servirsi di altri indizi, quali ed esempio la voce. Ma la stranezza non finiva qui: non solo non riconosceva le facce note, ma a volte gli succedeva di vederne là dove non ce n’erano affatto. Salutava così gli idranti per la strada o i pomelli dei mobili di casa. Durante la visita il dottor Sacks presentò al dottore dei solidi platonici che furono riconosciuti senza difficoltà: dal cubo al dodecaedro, all’icosaedro. La stessa sorte subirono le figure di un mazzo di carte da gioco che furono subito identificate tutte senza errori, ma Sacks era poco convinto del valore positivo delle prove perché sia i solidi che le figure erano forme rappresentabili schematicamente con un’analisi lineare e facilmente riconoscibili attraverso pochi particolari, dalla semplice stilizzazione del disegno al numero degli spigoli dei solidi8. Ma come si sarebbe comportato davanti alla concreta complessità di un oggetto qualunque?
Gli mise allora in mano una bella rosa rossa che aveva comprato apposta per quello scopo, e aspettò la descrizione del dottore, che fece imperturbabile questo commento:
"Quindici centimetri circa di lunghezza, una forma rossa convoluta con un’appendice lineare verde".
Non riuscì a dire cos’era l’oggetto. La sua conoscenza di esso terminava con quella incredibile definizione, così esatta e nello stesso tempo così estraniante da ogni significato concreto e reale. Conclude Sacks:
Costruiva il mondo come fa un calcolatore, servendosi di caratteristiche chiave e relazioni schematiche. Era possibile identificare le strutture — facendo una sorta di identikit — senza minimamente coglierne la realtà.

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