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Laboratorio di scrittura narrativa primo banco/2

 

Cari autori di Rosso, dopo una  lunga   pausa, riparte nuovamente  il   laboratorio  di  scrittura   narrativa. E in questa ri-partenza si vuole in qualche modo elevare le finalità di questa iniziativa. Si è pensato, quindi, che il migliore espediente che un aspirante novellatore possa utilizzare per affinare il proprio modo di scrivere sia quello di poter analizzare passi narrativi di autori noti. Di poter avere uno spazio entro il quale potersi confrontare ed esporre pareri, dubbi ed ipotesi…Ecco qui che il salotto culturale Rosso Venexiano ha deciso di creare un luogo dove questo possa succedere…

In tale prospettiva, che si è deciso di partire con un passo del Piccolo Principe. Leggete con attenzione. E prendendo spunto dal passo, create una breve situazione….

 

Quinto capitolo
“(…)Al quinto   giorno, sempre   grazie alla pecora, mi   fu   svelato questo  segreto della vita del piccolo principe. Mi domandò bruscamente, senza   preamboli,   come il frutto di   un   problema meditato a  lungo in silenzio:
"Una pecora se mangia gli arbusti, mangia anche i fiori?"
"Una pecora mangia tutto quello che trova".
"Anche i fiori che hanno le spine?"
"Si. Anche i fiori che hanno le spine".
"Ma allora le spine a che cosa servono?"
Non lo sapevo. Ero in quel momento occupatissimo a cercare di svitare un bullone troppo stretto del mio motore. Ero preoccupato perché  la mia  panne cominciava ad   apparirmi molto grave e l'acqua da bere che si consumava mi faceva temere il peggio.
"Le spine a che cosa servono?"
Il piccolo principe non rinunciava mai a una domanda che aveva fatta. Ero irritato per il mio bullone e  risposi   a   casaccio: "Le    spine   non   servono    a    niente,   è pura cattiveria da parte dei fiori".
"Oh!" Ma dopo un silenzio mi gettò in   viso con una specie   di  rancore: "Non ti credo! I fiori sono deboli.   Sono   ingenui. Si    rassicurano    come   possono. Si credono terribili con le loro spine..." .
Non risposi. In quel momento mi dicevo: "Se     questo bullone resiste ancora, lo farò saltare con un colpo di martello".  Il    piccolo   principe   disturbò di nuovo le mie riflessioni. "E tu credi, tu, che i fiori..." 
"Ma  no!  Ma  no!  Non   credo niente! Ho risposto una cosa qualsiasi. Mi occupo di cose serie, io!"
Mi guardò stupefatto."Di cose serie!"
Mi vedeva col martello in mano, le dita nere di sugna, chinato su un oggetto che gli sembrava molto brutto.
"Parli come i grandi!"
Ne ebbi un po' di vergogna. Ma,  senza  pietà,  aggiunse: "Tu  confondi  tutto... tu   mescoli   tutto!" 
Era veramente irritato. Scuoteva al vento i suoi capelli dorati. "Io non conosco un pianeta su cui c'e' un signor Chermisi.  Non  ha  mai    respirato un fiore. Non ha mai guardato una stella. Non ha mai voluto bene a nessuno. Non   fa   altro che   addizioni.  E tutto il giorno ripete come te: <Io sono un uomo serio! Io    sono un uomo   serio!> e si gonfia di orgoglio. Ma non e' un uomo, e' un fungo!" "Che cosa?"
"Un fungo!" Il piccolo principe   adesso era bianco di collera. "Da migliaia di anni i fiori fabbricano le spine. Da migliaia di anni     le pecore mangiano tuttavia i fiori. E non e' una cosa seria cercare di capire perché i fiori si danno   tanto da fare per fabbricarsi delle    spine che    non servono a niente?
Non e' importante la guerra fra le pecore e i fiori? Non è più serio e    più importante delle addizioni di un grosso    signore rosso?    E se io conosco  un fiore unico al mondo,  che non esiste da nessuna parte, altro che nel mio pianeta, e che una piccola pecora può   distruggere di colpo, così un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non è importante questo!" Arrossì, poi riprese:   "Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda. E lui   si      dice: <Il mio fiore  è là in qualche luogo>  Ma se la pecora mangia il fiore,  è come se per lui tutto a    un tratto, tutte le stelle si spegnessero! E non è importante questo!" Non poté proseguire. Scoppiò bruscamente in singhiozzi. Era caduta la notte. Avevo abbandonato i miei utensili. Me ne infischiavo del mio martello, del mio bullone, della sete e della morte. Su di una stella, un pianeta, il mio, la Terra, c'era un piccolo principe da consolare! Lo presi in braccio. Lo cullai. Gli dicevo: "Il fiore che tu ami non è in pericolo ... Disegnerò una museruola per la tua pecora... e una corazza per il tuo fiore... Io... "  Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. Non sapevo bene come toccarlo, come raggiungerlo...Il paese delle lacrime è così misterioso.

Francesco Anelli

 

per partecipare, pubblica il tuo esercizio/brano su Rosso Venexiano con tag: scrittura lab


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Anch'io ho fatto un viaggio, più corto

- Ehi, ehi, ehi….signor…?
Lo guardai venire verso di me caracollante sui tacchi alti non meno di due pollici degli stivali a punta.
Se al posto del cappello da cow-boy color panna avesse agitato nella mia direzione un tomahawk con la testa in pietra della stessa tinta avrei pensato che quella che stavo accarezzando fosse una puledra da sottrarre al recinto e galopparci a pelo nella notte.
Invece ci ritrovammo io dalla parte del guidatore di quella anticaglia di Studebaker marron del 1963, e l’apache con le enormi dita a stringerle i bordi del finestrino dalla parte del passeggero, deciso a non farsela sottrarre.
Capelli neri fino alle spalle, occhi che finivano oltre gli zigomi terra di siena, pietra color pietra che ancora gli ciondolava sul petto completamente glabro, il guerriero indiano straripò oltre il tettuccio con quella espressione tipica del pard di Tex, il mio eroe dell’infanzia.
E, confesso, anche di oggi.
-         E’ uno schianto signore, un vero schianto.
Gli cercai gli occhi prima di aprir bocca, incontrando solo due lame assenti. Aspettandomele,  decisi.
-         Vecchi modelli, Augh, non ne vedo in giro di auto capaci di muoversi da qui a Carmel e ritorno, gli sputai addosso sapendo già che fra se e se il nativo avrebbe riso di quel pinguino tutto infagottato nel moncler sabbia sbiadita.
Stavamo calpestando la polvere della estrema periferia di Indianapolis fuori dall’aeroporto, dove appena vista quella rivendita di auto usate circondata da campi di pannocchie rosa come l’aurora, appena sceso dal predellino il petto già oppresso da un’aria bassa oltretutto pervasa dall’olezzo di  giganteschi parallelepipedi di letame bovino ai lati della strada di contea, all’improvviso avevo fatto bloccare l’autobus.
Mentre la contrattazione procedeva a stento pensai all’impressione che avrei procurato ad Evelyn, la mia compagna statunitense di corso a Roma, quando m’avesse visto parcheggiare sullo stradello davanti a casa sua, a Carmel. A quando, sbattendo la porta a zanzariera, se ne sarebbe uscita sul terrazzetto in piantito coloniale con la vecchia sedia a dondolo di cui m’aveva tanto parlato e, salutandomi con il braccio destro teso oltre il cappello di paglia, m’avesse visto aprire la portiera, e scendere, tono su tono, dalla Studebaker.
Forse fu per questo che il grande capo indiano mi concesse anche il pieno, senza starci tanto. Venerdi, sabato e domenica, noleggio a soli 399 dollari, con fotocopia del passaporto e della patente internazionale.
Tutto considerato, aveva la vista più acuta di Enrico, mio fratello il quale, per prestarmi 500,00 euro per quel viaggio, aveva preteso gli rilasciassi una cambiale di 600,00 a fine mese.
 

 

 

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Eccomi qui a riprendere la via che avevo lasciato un po’ di tempo fa…In questo nuovo cammino, cercherò, come ho sempre fatto, di mettervi a disposizione ciò che in tutti questi anni, che sono tanti, ho appreso…Ma lasciamo stare ed entriamo nel vivo.
Il primo banco, come si evince, verte su un capitolo di una dell’opera più interessanti della letteratura contemporanea. Sto facendo, ovviamente, riferimento al quinto capitolo del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, scritto nel 1943. Prima d’entrare a commentare il passo del nostro taglioavvenuto, mi sembra doveroso redigere una sintetica scheda in riferimento all’opera, visto poi che uno degli intendimenti di questo spazio è proprio quello, attraverso l’analisi di passi narrativi, d’affinare il pseudo-novellatore. Quest’opera si può definire a ragione un romanzo formazione, un periplo alla ricerca di sé con lo scopo di superare le proprie angosce, un viaggio dove il personaggio narratore [ Antoine ] ha come guida il piccolo principe [ petithomme ]. L’ambientazione, non a caso, è il deserto [ entrambi vi sono caduti dal cielo ] e diviene luogo privilegiato in cui l’uomo in quanto tale si trova a faccia a faccia con sé stesso prendendo così coscienza della propria realtà interiore e dove il principe, capitolo dopo  capitolo, si configura magistralmente espediente narrativo per il reperimento di quei valori essenziali che sembrano essere compromessi dalla vita nella società degli adulti e dalla società "moderna". Da qui, in modo del tutto naturale, si raggiunge un ampio spettro di riflessioni. La volpe, guida dell’ometto, è a sua volta figura metaforica e rappresenta inequivocabilmente tutti quei rapporti-legami senza cui la vita non sarebbe vita. Così, anche un semplice fiore diventa esemplare da tutelare e salvaguardare. Altro aspetto importantissimo è senza ombra di dubbio la cardinalità del concetto d’amicizia…Mi spiego. Il rapporto tra il principe e la volpe, tanto nello sviluppo complessivo della fabula e quanto nella riscoperta dell’importanza del fiore nella sua unicità, si trasferisce attraverso piani sequenza narrativi anche nel rapporto tra l’aviatore e l’ometto. E, pertanto, lo stesso viaggio del piccolo principe, i vari personaggi conosciuti sui pianeti che incontra, l'analisi delle loro bizzarre passioni e delle loro strane occupazioni, dei loro vizi e della vanità del loro agire, rappresentano il veicolo catartico attraverso il quale si plasma la saggezza, nel contempo semplice e profonda, del piccolo principe. Il personaggio del piccolo principe infatti ci affascina per il suo partecipare sia della natura del fanciullo che sa guardare le cose con occhi puri e innocenti sia della natura del vecchio asceta che, consapevole del carattere effimero dell'agire umano, ci addita quelli che, soli, sono i valori importanti. Il tutto in un linguaggio pazzamente semplice, con costruzioni volutamente lineari, in cui l’equilibrio porta alla lettura una leggerezza impercettibile ma, al contempo, straordinariamente veloce.
Ora, però, addentriamoci nel passo di taglio.
 
E’ ovvio che il suo racconto per brevità e per contenuti non si possa, ma soprattutto, non si debba in alcun modo paragonare a quello del Piccolo Principe. Ma è quanto mai utile, come spunto, per evidenziare i percorsi che il novellatore Saint-Exupéry abbia messo in moto nel momento in cui nella sua testa la storia sia nata…Quello che intendo dire è che in entrambi i narratori c’è stato un particolare scatenante attraverso cui la storia è nata, sviluppata e poi conclusa, è ovvio altresì che le motivazioni siano diverse, ma pur sempre originanti, Tale discorso è innegabilmente comune a tutti gli scrittori. La sua storia, infattii, parte da un preciso particolare, che, oltre a presupporre qualcosa che è già capitato in precedenza, porta da subito chi legge in mezzo alla vicenda e lo catapulta in uno scenario tipicamente nord-american. Grazie al suo modo narrativo ricco di considerazioni e riflessioni, presenta il protagonista ammantato da un alone di mistero, di lui si sa solo che i rapporti con il fratello non sono molto idilliaci e che ha una compagna statunitense, conosciuta ad un corso. Il nucleo narrativo di questa vicenda è costruito su una successione di riflessioni che il personaggio compie mentre sta portando avanti una contrattazione, questo suo modo di procedere è proprio avvolgente e lo è perché coinvolge il lettore nelle sue vicende personali, quasi se volesse dare materia di ripensamento o di confronto. Su un piano completamente diverso, è ciò che accade in Piccolo Principe…L’autore, partendo da un livello completamente personale, desidera allargare le tematiche universalmente, cercando di fare in modo che il fruitore abbia modo di pensare, di ragionare su soggetti che in sostanza ci accomunano. Non si deve dimenticare che Antoine è aviatore e ha vissuto la guerra, la quale gli portato ad avere problemi con la moglie…Insomma, tutta quest’analisi per affermare che dietro una narrazione, semplice o complessa che sia, si celano sempre ragioni più che plausibili che la originano…Bravo taglio e superbo Antoine……….eheheh.

 

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io partecipo :-)
 
hai scelto un brano che amo moltissimo.
 
ciao

 

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