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Salvatore Lamanna
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![]() Recensione
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Stavo in disparte contando silenzi
a destra del letto il vuoto riempiva d'un senso di nausea che ti nascondevo piegando il mio capo a guardarti le mani. |
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Infossavo il disastro, lo deglutivo
evitavo lo sguardo mentre ti spegnevi nel dolore forte che mi lacerava disperdevo d'amore e di cenere il cielo. |
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Eccomi qui Dio, a chiederti di rassettare le mie rose o farne scempio, a stridere raschiando il fondo del mio pozzo lordato da lingue spavalde in fauci spalancate. Eccomi in sordina, fra la schiera dei dannati in corteo a pregarti un miracolo in cambio della vita.
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è una discesa che rotola sassi
in corsa d'acqua di torrente ad occhi fissi freddo troppo freddo il tempo, le ossa e annaspare sottozero controllando i flussi basta arrivare alla sponda più in là le labbra viola, ci arrivi tremando |
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è l'incubo ad assiderarmi, cristallizzandomi, non i fiori bianchi. Il polline m'invade le iridi di giallo ed io non vedo il cinestrino avanti a me. Se morissi adesso non soffrirei, lasciando ad altri il cilicio potrei danzare nel nirvana dell'incoscienza.
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Ogni perché non è più, e mi vomitano gli occhi, s'incartapecorisce il fulcro rosso nel mio seno. Ora so, si staccherà la pelle e non avrò la forza per urlare.
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Ricordo un filo di brezza
racconto seppia d'un sole basso I grandi platani ancora caldi di colore diluiti in alluvione d’autunno Pianto di verde calcia la rabbia poi ad un tratto, imbrunito, il vuoto |
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Non so perché mi uccido di silenzi
di vuoti immensi e di confetti amari ma nelle lacrime che scavano di colpe i bocconi deglutiti e le ferite non trovo più la gioia del risveglio l'odore di pane, la luce del sorriso |
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Inutile raccolta di frattaglie stinge e stringe
un cuore a fette che s'adombra annichilito di radici inferte sgretolo la terra dove i silenzi franano i miei giorni Il dolore che scrivo sembra il mio |
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Sinfonie di ciocche e mossi passi
indelebili ombre di rami di orchi di fronde che a noi si ribellano |
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La tristezza è questo amarti
nel costante rischio di notti in cui rivivo il sublime dei respiri irregolari |
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Cerco la notte, del suo nero mi vesto, ammutolita da mille teli di velluto pesante sulla bocca, mi chiudo a chiave dentro i suoi fiati.
Spenta ogni musica, sto vagando, terra nel naso, in una bara di ciliegio e more amare. Fatico a respirare tra i chiodi di garofano del mio stare male, io morta più di ieri, incerta se risorgere. |
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So che succedono i silenzi
arrivano da porte nascoste con tende beccheggiano in piroette di bocche sfiorite annegano di saliva dietro parole che baloccano ammutolite e stordiscono |
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E' un dormiveglia che stende rallentandomi sotto una coltre di gigli bianchi a darmi il candore dell'immobilità della neve e la sua gelida carezza. Non so se dal sogno tetro uscirò già oggi o se mi sto incanalando negli inferi del dolore e fingo di non capire il perché di questi sassi aguzzi sotto la pianta del piede. Non so cosa convenga fare per sfogliare le ore di un giorno apparentemente uguale a ieri. Nessuno sa ciò che io non so.
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OPERE:
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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti di Rosso Venexiano: Manuela Verbasi -Opere di Salvatore Lamanna -Poesie e presentazione di Manuela Verbasi -Editing: Manuela Verbasi, Anna de Vivo -Immagine del titolo: Alexis Salvatore Lamanna lo trovate su Facebook su Splinder qui -Staff di Frammenti Pubblicazione opere autorizzata dall'artista. Vietato l'utilizzo se non autorizzato. quattordicimaggioduemilanove |
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