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a cura di Anna De Vivo e Immacolata Cassalia

Monica Ferretti[ParolaBuia]

Biografia
Ferretti Monica
[ParolaBuia]
nasce a Verona, il 14 Aprile 1972.
Ad 8 anni, a seguito della separazione dei suoi genitori, si ritrova catapultata nella realtà adulta. Con un padre assente matura la voragine della mancanza e dell'abbandono e quando anche il suo matrimonio raggiunge una fine inizia un cammino interiore necessario, naturale e difficile che la porterà ad una maggiore consapevolezza di sé.
 
 
[Ora lo so, la mia vera prigione è la volontà.
E' sensazione di perseverante dubbio
ad afferrare le ferite esposte alla memoria
e nel mio succhiare
quadrifogli.senza.speranza
affondo il deserto sotto la cruda terra
ed aspetto che germoglino due ali d'angelo]

Con il nickname ParolaBuia versa inchiostro in versi nel salotto letterario di Rosso Venexiano dove vince il Concorso Letterario Nazionale "Saffo". Precario [dis]equilibrio è la sua prima raccolta di poesie.

 

 

 

Recensione
Leggendo Monica Ferretti si entra in un particolare mondo interiore. Un sentire profondo e sensoriale pervade i versi e si spinge in fondo, fino all’estremo concretizzarsi, nella “fisicità”.

… mi rovisto la pancia …
… cigolio dei polsi …
… scavami il petto …
… ho impacchettato il mio sangue …

Quelli riportati sopra sono solo alcuni esempi in cui l’autrice esprime, con forza dirompente, il proprio essere, le emozioni e i sentimenti.
Tristezza, inquietudine, ansia, rabbia, passione, senso di vuoto e di perdita. Tutto questo viene reso quasi violentando il verso, con metafore forti e disossando le parole, le frasi.
Frequente l’uso di parentesi quadre:

[Non è di piume il pensiero]

parentesi usate per isolare una parola o una lettera per suggerirci un significato ambivalente ed a volte contraddittorio.

Come quando tu [c']eri nella parola papà.
E tutti [loro] lo sanno.
fino a farmi [s]gocciolare via l'anima.
Ecco altri esempi in cui la punteggiatura e il suo libero uso frantuma letteralmente lo scritto:
a_l_l_u_n_g_a_n_d_o (si allunga anche la parola)
s_c_i_o_g_l_i_e_r_s_i (a dettare una lentezza nell’azione)
Io.più.Te.fa.Noi (a rafforzare l’unione)
ed.in.pochi.attimi (ad accorciare il tempo)

Mi fermo qui ma innumerevoli sono gli esempi da poter citare.
Un senso di claustrofobia pervade molti passaggi a sottolineare uno stato di sofferenza interiore presente come un macigno:

Mordo. Stringo gli occhi. E soffoco.

E' un sintomo delle esperienze appartenenti al vissuto dell’artista e che emergono prepotenti nella poetica. Una componente altrettanto primaria è l’erotismo, forte, vibrante, esplicito:

Senza vergogna dischiudo le cosce
mentre ti muovi con dita attente

 
 
premendo per dare il tuo nome
al disciogliersi delle labbra.

Incombe in tutte le sue poesie, dietro le quinte, la figura di un “lui”, presente e assente in una dicotomia allucinatoria ben palpabile. Non importa chi sia, il padre assente, il marito, l’amante, il semplice amico. La “mancanza” si erge in tutto il suo essere desiderio, aspirazione e voglia ma si materializza in “presenza” continua, viva e assillante. Cresce nei versi e diventa materiale aggredendo il corpo, provocando dolore che, oltre ad essere dirompente nell’animo, si avverte a livello fisico. Quando Monica riesce a fermare questa suo fremito esistenziale (che però ci dona splendidi brani di poesia) ecco che emerge un lirismo che non ti aspetti:

Ho dietro gli occhi una bambina
ha lo sguardo grande, spalancato verso l'alto
allarga mezzelune di stelle con le dita
mentre gioca ad accarezzare le bambole dal cuore.
Ho dietro gli occhi una bambina
capelli rossi raccolti tra le nuvole
balla con i piedi morbidi nell'acqua
il profumo di un mare che le galleggia le gambe.

La strofa è tratta da Dietro.gli.occhi.una lirica quasi rivelatrice a testimoniare che, dietro quello sguardo da bambina, c’è una donna che sogna ancora e che vuole continuare a farlo liberandosi in quella leggerezza invocata nella chiusa, una delle più belle e commoventi che abbia mai letto:

[L'intonaco delle foto è ormai scrostato
mi sistemo i capelli per tenermi vicina. Nel mio caldo.
Ogni tanto mi perdo nei rumori che mi sono mancati
immagino che profumo avrebbe avuto quel morbido sulla guancia
se ci fosse stata una mano ad abituarmi alla leggerezza]

Troppi gli spunti offerti dalla poesia di Monica per poterli analizzare in così poche righe. Il mio augurio è che questo aspetto lirico, meno esplorato dalla sua poesia, possa essere sviluppato ad arricchire il suo cammino poetico (già notevole a questo punto).

Davide Ferrara
 

 

 

Dietro.gli.occhi.
Ho dietro gli occhi una bambina
ha lo sguardo grande, spalancato verso l'alto
allarga mezzelune di stelle con le dita
mentre gioca ad accarezzare le bambole dal cuore.
Ho dietro gli occhi una bambina
capelli rossi raccolti tra le nuvole
balla con i piedi morbidi nell'acqua
il profumo di un mare che le galleggia le gambe.

[Se spengo il tempo mi sembra di vederla ancora li.
Con i pennarelli a disegnare fiori per terra
di colori che cambiano di volta in volta
_perchè vuole annusare l'arcobaleno quando corre]

Ho dietro gli occhi una bambina
ha gli occhi scuri di vuoto mentre smette di guardarsi
chiude l'aria mentre si abbraccia la paura
seduta nell'angolo ad urlare qualcosa che nessuno sente.
Le favole si sgretolano, ma lei non ha chiesto di saperlo.
Ho dietro gli occhi una bambina
le succede spesso di accarezzarsi da sola
mentre un'altra cattiveria le spegne la luce
perchè il dolore lo trovi ovunque, anche dentro un sorriso.

[L'intonaco delle foto è ormai scrostato
mi sistemo i capelli per tenermi vicina. Nel mio caldo.
Ogni tanto mi perdo nei rumori che mi sono mancati
immagino che profumo avrebbe avuto quel morbido sulla guancia
se ci fosse stata una mano ad abituarmi alla leggerezza]

 

 

 

Intensità
[La tristezza dura uno sguardo]

Ombre sfumate sul muro cieco
di dita a strisciarmi pensieri
l'eco di un riflesso come pelle
scivolato sullo specchio di un'assenza.

La scelta è un serpente che bisbiglia
di voltarmi a guardarti le spalle
nell'inquietudine che anestetizza i baci
l'aria conservata che ci cambia colore
nel guanto di trasparenza dei ricordi.

[Ora so quanto male può fare sentirmi bella di te
se poi mi spezzi oltre il limite che posso comprendere]

Parlavamo velocemente sulle mani
scrivendoci addosso il rumore dei giorni
manifestazione di un viaggio affamato
in parole che restano appuntate. Addosso.

Mi rovisto nella pancia confondendomi
di luce intermittente a mostrare le contraddizioni
eppure sono gocce a leccarmi l'espressione
depositandosi nel fondo dell'errore.

Questo scrivere continuo nel cigolio dei polsi
pallida nel terrore di dimenticarmi la bocca
è un rimaneggiare un amore fuori stagione
nell'inconsistenza del tempo ancora da recitare.

Fa male sapere che quella non era la felicità
ma solo parcheggio temporaneo di un percorso
coinvolto nella volontà di vivermi da lontano
su di un bordo troppo liscio per non scivolare.

_Le nuvole nel cielo sono lente processioni
di pagliuzze di sogni nella recita del vento.
Avrei voluto me lo dicessi.

[L'intensità arriva entrandoti dall'orecchio
e poi giù fino al cuore, rotolando in decadenza]

 

 

 

Ingorda.
Mi riconosco ansiosa. Stanotte.
E mi accorgo che il vento ha spazzato le nuvole.

Il fumo della sigaretta si solleva dalle labbra
incenerendosi nel contorno delle stelle
[bruciate per splenderci]
guardo lontano nella trasparenza del vetro
ed un treno attraversa il sonno del campo di peschi.

Apro la finestra per spalmarmi il freddo sul viso
[aghi a stringermi le ciglia nel contrasto]
In quelle mani che nascondono gli occhi
navi lontane che contano le partenze
banchi di sabbia e onde naufraghe d'acqua.
Non ci sono arrivi nella terra che mi scava.
Solo barche. E onde.

Ho nascosto la storia sotto al cuscino
nel sonno c'immergo le dita del sangue
mescolando le parole d'inconsistenza.
Sbiadisco con i polpastrelli
la disperazione che non si frena nel grido.
Poi dipinta.di.sogno. mi schianto nel giorno.

Sprofondo le lacrime nella memoria che brucia
e m'inginocchio a riposare gli sbagli
purificandomi nel cielo che si svuota. Sopra.
Vorrei fermare il tempo che raccolgo sul viso.

_Io che vorrei diventare. Densa.
_Io che vorrei essere. Battito.

Mi disegno bocche sul corpo.
Enormi voragini d'aria.
Per non spegnermi.
Mi respiro crescendomi come edera
dentro le favole che intreccio ai vorrei.
L'eventualità mi spaventa.
A cena mi hanno offerto amore.
Ingorda ho mangiato nuda d'ipotesi.
A cena mi hanno offerto amore.
Ero io. Riflessa nel bisogno. Allo specchio.
Ingorda mi sono ingoiata

 

 

 

Urlo.di.carne.
Senza vergogna dischiudo le cosce
mentre ti muovi con dita attente
premendo per dare il tuo nome
al disciogliersi delle labbra.

Il profilo pallido del seno
accolto nell'orizzonte degli occhi
tratteggiati nel lampeggio dei fianchi
_e tutto questo impresso nelle mani.

Scendi asciutto
assorbendomi dentro le guance
[parole di carne sulla lingua
che raccontano la volontà
che ci unisce il desiderio]
poi scardini la porta della bocca
spingendomi in gola l'impronta
_l'urlo dei miei umori.

 

 

 

Interno.stanza.
Interno stanza.
La luce è tutta negli angoli.
E lei. Passi lenti nel centro.
Di riflesso a sè.

Incisa nello specchio si ruota l'immagine.
[Cane rabbioso a soppesarsi.
Modellando visioni sbagliate]
Sbatte le palpebre con la regolarità di un grido
mentre ucciderebbe il limite rotondo dei lineamenti
se solo potesse a_r_r_i_v_a_r_s_i là.
Esattamente nel centro della mancanza.

Sputa allucinazioni in gocce dagli occhi
[increspando il senso che l'allontana]
inginocchiata ai piedi della sua fragilità.
E'il silenzio che ostina il pensiero
quando di solitudine si muoiono gli sguardi.

Piange quando si masturba
se poi a_l_l_u_n_g_a_n_d_o la mano
fruga l'interezza della sua carne
risucchiando le dita in vecchi fotogrammi.
Nient'altro che quel rumore.

Ha sognato la grandine giorni fa.
Quel solco del [per sempre]
che nessuno le ha regalato mai.

*ma poi sorride.
E fanculizza l'uomo nero.
E ama. Cazzo, ama. Ama alla follia.
E tutti [loro] lo sanno.
Tutti loro.

 

 

 

[Sai?]
Si[amo] Finchè non dimentichiamo.

Cerco le tracce come fossi rimasta indietro
quando tutto m'incatena dentro
nascondendomi tra gli alberi
gli occhi. i piedi. il sole.

Stanotte ti ho sognato.
Mangiavo la rabbia guardandomi il corpo
e non c'era molto tempo [ancora]
per giustificare la tua consapevolezza.
Un colpo di vento improvviso
a spazzare via le possibilità.

[Ti dico] Null'altro che i miei presentimenti.
Sono tormenti già ascoltati
in televisori che ripetono le parole
non rimarginando[mi] mai.

Ad ogni crollo delle mani
inciampando nello scricchiolio di una sedia
l'inconsolabile gelo di una foto
come se non conoscessi il bacio
perduto nello scarto del cuore.
I capelli. I miei capelli.
T'aspetto fuori.
All'aperto di me.
A guardare queste impronte sulla neve
s_c_i_o_g_l_i_e_r_s_i.

E' incantevole vedere
come apre la bocca il mio cuore.
[Sai?]

 

 

 

E sarai ieri
[03.ventisette di un pensiero che non finisce mai]

Fuori dal sonno mi rigiro nelle ossa, e tremo.
Occhi troppo svegli e mente troppo stanca.
Respiro un cuore gonfio di pensieri come piombo e carne.

Mi rimbomba nelle tempie la ruvidezza del rovescio
[nascondino di discorsi chiusi a chiave. Fuori]
del tuo essere sorriso per chissà quali occhi
e del mio dipingermi di porte senza entrata
in attese con [s]cuciture a reggere.
Perché troppi sono stati i fantasmi di te a copiarti la fuga.
E non ho più stelle libere per appenderci il cuore.

Approdo con lo sguardo nelle pieghe della pelle
in quel non.spazio di luce tra le vertebre ed il cielo
ma non c'è traccia d'istantanee a scaldare il respiro
solo pellicola scollata di un tempo lontano
ad inumidirmi i palmi sul viso. Tu.

[Se solo mi vedessi adesso. Mi guarderesti?]

Sono donna a consumarsi per fingersi ieri.
Mancata d'affetto mi mangio da dentro.
Mi asciugo dal corpo i segni del passaggio.
Tornare bambina a trapiantarmi sorrisi nei piedi
per camminarmi di favole ancora.
Come quando tu [c']eri nella parola papà.

Ma quello che rimane è un viaggio di buchi d'aria
a ritroso di un tempo che non c'è più
parole.come.polvere nascoste sotto al letto
a graffiar di notte le foto [che eravamo]
come unghie a sfregiare le tracce di foglie morte
ed io a gridare rabbia senza voce.

Guardandomi allo specchio mi capisco ancora intrappolata.
Perché non ti ricordo il viso, ma è il tuo profilo ad abitarmi.
Occhi come pozzi neri a tagliarmi il sangue. Briciole.
Laccio a stringermi il collo soffocandomi di buio.
Trecentododici mesi a masticare sulla punta della lingua
il bisogno di chiederti di me. Per ricostruirmi l'anima persa.
Trecentododici mesi di silenzi come spade.
Rido ghiaccio da pupille mute. Mordo. Stringo gli occhi. E soffoco.
Divento polvere pesante che crolla sciolta.

Volevo mi oscillassi le labbra verso il cielo
ma hai suonato le note di un'uscita di scena
che ho bisogno di staccare dalle ciglia.

[Gli occhi dicono che assomigliavi al sogno.
Io dico che verrà giorno. E sarai ieri]

 

 

 

Amoremio
E' il parassita di un rincorrere a serpeggiarmi in seno
vuoto a rendere di un abbraccio preconfezionato
uscita di scena con fuga ed.in.pochi.attimi dissolvenza di te.
[Ho impacchettato il mio sangue.
Buon non.compleanno amoremio]

Questa notte mi racconto il bisogno di svuotarmi
e ricostruirmi di qualcosa di strepitoso
[mi regalo amoremio,
che non ho più carne per vestirti le parole]
Vorrei mi baciassi di coriandoli espandibili lo stomaco
e con la linguabisturi m'incidessi le vene del risveglio.

Spingimi.
Slanciami verso il salto.
Là dove vibra di perfetto l'aria.
Là dove c'è calore di sangue che corre
e fiori a germogliare sulle ciglia.

Ho gambe inchiodate a somme illogiche di numeri primi
perché non è vero che Io.più.Te.fa.Noi.

E lo so che senti freddo amoremio
- è un cuore bucato quello che stai succhiando tra i denti -
e adesso il tuo alito trema.di.me
[se solo tu l'avessi tenuto un pò sotto pelle]
Il tempo.che.precede aveva becco ghiacchiato a baciarlo.

Masticami amoremio.
Non fuggire dall'orgasmo delle lacrime che ci liquida i muri della pelle.
E' solo intonaco d'anima che puoi lavar via chiudendo gli occhi.

C’è un letto vuoto.
La notte ci vado al buio
per non vedere la solitudine
ma nel sonno mi s’arrampica alle ossa
e la mattina, quando mi sveglio,
la trovo a bucarmi lo stomaco.
E m’inginocchia gli occhi.

Almeno nei sogni
vorrei annusare i colori.

Uno a cento rapporto tra nascere e morirsi dentro.
[Nessun bonus di resurrezione a fine giostra]
Ma tu uccidimi gli occhi amoremio.
Lavami il corpo e stendi la pelle alle stelle
fino a farmi [s]gocciolare via l'anima.
_ Liberami da te. E così sia.

 

 

 

Papà
[Non è di piume il pensiero]

E' strada disperata di vuoto
che nel fondo del silenzio
tornerà a mormorarci di lame.
Tu che non sai capire la mancanza
[ri]tornerai armato di freddo.

Conto il tempo bruciato
da quella parola a ferirmi
[debole]
che se è il sangue a lacerare i credo
di risata si può morire il sole.
E tu ridevi forte nell'uccidermi.

Occasioni come fogli stropicciati
in false oscillazioni d'affetto
ad opacizzarmi l'idea di nucleo
in pochi abbracci preconfezionati.

E' dolore inquieto che stringo
a non trovare virata di sbocco
nel labirintico ghiaccio a radice
che mi siede le labbra.

Ansie rapprese a pelle
in illusori varchi di niente
mentre sgretolo il bisogno
di braccia avare d'amore.

Riconosco l'egoismo mascherato
solo nel tagliarmici dentro gli occhi
colpevole questa sete d'amore
che ammorbidisce anche i sassi.

Mi s'increspa il respiro
in enigmi di risposte
stratificando lo strazio
tra stomaco e memoria.

Artigli a scavarmi il petto
in cocci di cristallo e sangue
di un mosaico che non riposa
scuoiando luce alle certezze.

Nidificano fallimenti nel ventre
con un [Lui] che t'appartiene il vizio
nel disegnarmi il margine di colore
in giorni che gli dedico a nome.
Vivo implodendo queste emozioni
nel tempo in cui tu mi dimentichi
d'indifferenza appesantisci il cielo
nell'incessante piaga di distanza.

M'aggrappo i palmi di coraggio
[quell'unica cosa che non hai distrutto]
mentre una lacrima gocciolata a riflesso
raccoglie l'immagine del tuo non amarmi.

[C'è il mio cuore piegato
nelle valigie accumulate
ed in ogni abbandono
mi trasloca l'anima]

 

 

 

 

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: P. Rafficoni
-Supervisione: Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano: Monica Ferretti[ParolaBuia]
-Recensione: Davide Ferrara
-Editing: Anna De Vivo[Ande]

-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto

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