Nazzaro- Falcomer - Camera di sicurezza a Caracas 6/9 | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Nazzaro- Falcomer - Camera di sicurezza a Caracas 6/9

 
 
Testo e Vision Book: Antonio Nazzaro
Voce: Ezio Falcomer
 Produzione: Accademia dei Sensi - Centro Cultural Tina Modotti di Caracas
 
 
Capitolo 6 - Tempo 1
 
Che ora sarà? Mi sono tolto le scarpe ed ho cercato di usarle come cuscino ma sembro miele per tutti gli insetti che camminano per ogni parte e qui non ci sono mulatte per ogni punto cardinale come nella poesia Avanera di Mario Benedetti ma dove va questa testa tra il culo di uno dei black barry e il braccio ritorto dell'uomo fiaccola che dice di averla solo voluta spaventare con me ci riesce benissimo. Sono già in piedi ma forse non mi sono neanche mai riuscito a sedere su questo pavimento d'escrementi e di vite buttate qua dentro giorno per giorno ora per ora prof ti va bene che oggi è giovedì al venerdì la cella si riempe dice il poliziapresuntoassassino e difensore dei minorenni rinchiusi, fino a 15 ne ho visti rinchiusi lì dentro intanto si sgocciola l'uccello sulla pratica bottiglia di coca cola con tutte quelle bollicine e qui fa un caldo becco e si muore di sete ma per chiedere bisogna dare non ci sono termini medi il tempo è immediato como immediati si vive a Caracas mancanza di prospettiva? Non avete ancora capito un cazzo allora sanno che non possono esistere e adesso lo so anch'io. E se tutto questo è solo un gioco della mia mente un balzo felino a caccia di una falena mi riporta lo sguardo lungo la linea nera che corre furiosa e rapida come uno scarafaggio e mi ripeto perché sono qui? Sono piú o meno le 11.40 quando chiudo lo sportello dell'auto di un ambasciatore del Sur che dice che mi aspetta per un progetto entrambi siamo tristi abbiamo perso un'amico Marcos Tassino compagno di tango e Benedetti angolo per una speranza da condividere. Due giorni prima gli avevo raccontato di aver visto il ritratto di suo fratello ucciso dalla dittatura nella sua città natale. Ma sono rinchiuso in queste sbarre El Chino sorride stanco anche lui non riesce a dormire nonostante la detenuta questa sì che sa lanciare lo abbia dotato di tutti i confort ossia un lenzuolino una copertina ed il sexigiubbotto del sesso un destino assurdo quasi crudele e chissà forse anche giusto ha deciso che dopo la prima della mia adattazione "Racconto del filo spinato" dell'opera incentrata sulla tortura attraverso un dialogo tra "Pedro y el Capitán" di Mario Benedetti io sia qui giá desnudato della mia dignità colpito nel profondo e affondato torturato senza tortura solo con l'assenza. L'unica speranza che sento è nel pensare a Mariana però sento colpa nel pensarla avrei dovuto evitare tutto questo. In verità non immaginavo che potesse finire con me qui anche se nell'intervista autodenuncia del 27 dicembre del 2009 quando il giornalista della testata www.notiziedacaracas.it Piero Armenti mi chiedeva cosa volevo ottenere avevo risposto provocatoriamente "che mi arrestino" e adesso eccomi qua a camminare piede a piede e attraverso l'aumentare o diminuire il rumore delle auto che passano conto ore senza tempo.
 
(L'intervista di denuncia nei confronti della Scuola italiana "Bolivar y Garibaldi" si può trovare qui: http://www.youtube.com/watch?v=_5s_UpVnZ3A )

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