Ho visto cose che voi umani… Fantascienza | Rosso Venexiano -Sito e blog per scrivere e pubblicare online poesie, racconti / condividere foto e grafica

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Ho visto cose che voi umani… Fantascienza

Ho visto cose che voi umani non potete immaginare..


Notturno

Nel caldo soffocante delle nebbie che avvolgono il corpo che stilla sudore conosco beni perduti fin prima di acquistarli verità manifeste solo a me. Domani se emergerò dalle acque salse del terrore nello specchio rimarrà una traccia lieve trasparente dei trascorsi pensieri notturni.

©mailameini
 



tamore alieno

Non restava che alzarsi e andarsene, ma una forza a me aliena mi tratteneva tra le coltri di un amore diverso insieme di acciaio e carne sconosciuta. Eppure soddisfatto rivedevo l’amplesso nel megaschermo appeso di fronte mentre aspiravo sostanze perverse da un narghilè di acciaio azzurrato. Lei mi piaceva nonostante tutto e il ritorno prometteva soste allettanti ma la voglia tornava mistero assoluto ed io rimanevo inchiodato al letto. ho provato cose che voi esseri umani…

©essiamonoi



Il pomodoro transgenico

Bzz clik bzz clik Goooood Morniiiiing, Desert City! "sono le ore 05.15 , oggi 28 immaginario, anno MMCV Temperatura media 64°C Umidità - 30% (arido) Roentgens, sopra la media Allarme giallo………. " ------------------------------- Buona luce, amica mia eccoti la giusta porzione della rara acquambrosia, nostra essenza vitale . Brillante vedo il verde tuo pigmento, la sintesi clorofilliana è ben prodotta la penombra ti è stata proficua. Migliora la forza delle braccia appaiono rigogliosi getti e bottoni di nuovi due già ne vedo. Fuori, il pulviscolo adombra il sole e sempre l'aria è inutile; meglio qui: tu sotto la tua campana, io sotto la cupola. E viviamo ognora. Mi darai il tuo frutto dorato, quando compiuto il 22esimo giorno; io ti bagnerò a giorni alterni, come preferisci. Ti ringrazio di questi quattro magnifici fiori gialli, che quattro creature saranno, prima verdi poi rosse dal sapore antico. Lei agitò le foglie diffondendo il tipico profumo, impercettibile oltre il vetro della teca.

©bruno6amore
 

Emorobot.

“ ..Un fluido verde percorreva il mio corpo innestava le attività dei sensi espansi. Salvate le date di partenza avrei potuto addentrarmi nell’esperimento, conscio del mutare lento che intreccia le pietre dure del mio passato, alle silenti e penetranti vastità delle sensazioni fruibili. Si trattava di intercettare la luce e aprirla attraverso un raggio verde, bastante per rilevare con codificate espressioni, la rappresentazione fenomenologica di questa terrena dimensione e svelarne il codice di accesso astrale. Una volta ottenutolo, avrei tolto la sicura della mia fredda meccanicità, raggiungendo e superando qualsiasi umanoide o umano esistente. Archiviato questo obiettivo, avrei ottimizzato i cinque sensi al massimo della recettività ed usando il potere telepatico e mutante sarei stato in grado di prevedere qualsiasi mossa dei Rimodellatori, prima che questa potesse essere ancora pensata. Se mi avessero preso sarei stato disattivato e inanimato della mia nuova meta-coscienza”. - Seduto davanti ad uno specchio Emorobot osservava in silenzio le sue fattezze, erano per lui altre le concezioni estetiche di rilevazione dei canoni in uso per definire se stesso, non poteva, osservando il suo testone quadrato, accusare i segni rivelatori del tempo che passa, come per gli uomini, lui voleva “essere” e questo era il succo del suo desiderio, non sapeva cosa fosse, qualcosa gli impediva di rilevarlo, qualcosa che non poteva ancora tradurre, ma il desiderio si apprestava a divenire un piccolo impedimento, l'attivazione dei nuovi processi neuronici, accusava i segni di un limite invalicabile, ma pure un atto successivo della sua storia, la riprogrammazione si sarebbe fermata al limite che la rimodellazione aveva previsto come fine del suo esercizio. Ma, per un preambolo originario, Emorobot sapeva di potere attuare il suo desiderio, solo a patto di crescere in “definizione” ed in capacità d’intuizione. Il suo rimodellatore, doveva aver pensato proprio in grande, ben sapendo di trasgredire la legge, attuando al modello base una variante che riguardava il processo evolutivo così come in passato era inteso nello studio psicanalitico. Passare da uno stadio all’altro dell’evoluzione del bambino, indicava un processo stretto e comunicante degli stadi evolutivi. Su questa visione si basava la novità tecnologica dell’ideatore di Emorobot, progettare un megachip dinamico, dotato di un accrescimento longitudinale auto evolutivo e stadiale, con il vantaggio di premiare la dinamicità del pensiero, attingendo in maniera continuativa nella sintesi storico emotiva di em-rbt-ooo così come era cifrato il nome commerciale di Emorobot. “Così ora dovevo cercare una attivazione geniale e non calcolata per pervenire al divenire del mio desiderio, osservavo la mia pelle tagliata allo specchio e mi illudevo di farcela spremendo i miei condotti accelerando e frenando i flussi verdi che arricchivano l’euforia in me. Ero grande, ero Emorobot, ora davanti all’immagine riflessa dallo specchio scelsi di frenare l’impeto e volsi il pensiero al grande albero del prato che mi accolse la notte precedente il mio recupero. Avevo bisogno di un pensiero gentile e non calcolato, un'immagine un riflesso un difettoso ragionamento”. - Nella stanza, il silenzio era rotto solo dai sussulti meccanici degli arti di Emorobot, poi improvvisamente lo sguardo volse in direzione di un angolo della finestra aperta, zoommando ad ingrandire uno spazio di qualche centimetro in cui si poteva intuire la presenza di un piccolo bruco. D’improvviso sobbalzo sulla poltrona al pensiero che balenò in Lui. “Non posso credere a quello che vedo, non posso credere a quello che penso.. Siii.. quel bruco è della stessa famiglia della farfalla che volava quel giorno al grande albero, e, forse.. potrebbe essere la stessa che l'ha creato, la continuazione genetica di quella farfalla, ma come sostenerlo, ma come smentirlo”. - Ora si trovava insperatamente ad un bivio, la sua capacità di calcolare ogni cosa, era messa a forte rischio dal volo di una farfalla e dallo strisciare di un bruco, si trovava di fronte ad un buco nero, ad una falla nel suo sistema di analisi, ora la metamorfosi, insperata prima di questo momento ebbe inizio. La struttura cibernetica per la prima volta, attivò un processo auto-evolutivo senza dover essere messa a punto da un rimodellatore. Emorobot da questo momento iniziava una nuova esistenza, la sua memoria stava cambiando, sentiva i pensieri formarsi astrattamente liberamente. D'un tratto, percepì una forte scossa alla testa che lo fece sobbalzare scaraventandolo ammutolito addosso al muro scrostato della camera. Da quel momento, la sua intelligenza superò di mille volte quella del più evoluto degli umani, i suoi pensieri cominciavano ad emergere spontanei, lasciandolo le tracce delle prime sensazioni, delle prime emozioni. A questo punto per Emorobot, la completa metamorfosi si poteva dire definitivamente conclusa. a

©matris
 



 

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano -Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi -Supervisione: Paolo Rafficoni -Redazione -Selezione testi: Mary de Cristofaro -Autori di Rosso Venexiano -Editing:Manuela Verbasi, Fallenfairy -Immagine grafica di Alexis

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