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Copertina del Magazine di Natale

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a cura di Anna De Vivo e Immacolata Cassalia

Immacolata Cassalia [iry50]

 
 
Cenni biografici

Nata il 10 giugno 1950 a Reggio Calabria ove risiede. E’ consulente associativo. Opera nel volontariato come Consigliere Provinciale con deleghe nell’Associazione Affas onlus di Reggio Calabria. Consulente Associativo dell’Associazione Regionale Anpiv onlus. Fa parte della redazione del settimanale Reggio Quartieri. E’ socia dell’Associazione Culturale Belmoro e del Salotto Culturale Rosso Veneziano. Ha esordito con la poesia Io e Me presentata al Centro Culturale Colascrisi Premio Sambatello ricevendo un attestato di merito. Premio speciale 2007 Don Luigi Riva con la poesia “ Il pianto di una madre”. Autore prescelto nella collana Orizzonti d’Aletti Editore: Tra un fiore colto e l’altro donato, con la poesia Ho bisogno di te. Autore prescelto al 1° Concorso Nazionale di Poesia e Letteratura Saffo e Concorso Rosso Veneziano Natale con le poesie Confido, Natale. Autore meritevole sul tema settimanale in Salotto Culturale Rosso Venexiano con la poesia 1 Maggio, Esule e Nigh. Autore Meritevole in Perle di poesie 17 su Frammenti di Rosso Venexiano con la poesia Note di Pensiero. Ha pubblicato 10 liriche su Orme quaderno di poesie a cura dell’Associazione Culturale Belmoro. Finalista del concorso il Club degli autori 2007-2008 pubblicato le sue poesie nell’Antologia Le più belle poesie del premio letterario nella Collana Le schegge d’oro. Diploma di finalista al XII Concorso Nazionale di Poesia Mario dell’Arco con pubblicazione di tre sue poesie sull’Antologia Nigt, Urlo di dolore, Inferno. Finalista del Concorso Nazionale ed Internazionale dell’Associazione Culturale Giacchino Belli con due poesie Apparenza, Pensieri con pubblicazione sull’Antologia. Le sue liriche raccolte in ben trenta poesie fanno parte della raccolta:”Dal mio scrigno” è stato presentato al Palazzo Campanella presso la sala Levato con il patrocinio della Regione Calabria alla presenza di autorità locali e ripreso da tv locali (pubblicato ad aprile 2007), il ricavato della sua vendita è stato devoluto all’Associazione Anffas Onlus di Reggio Calabria. Le poesie hanno una gran suggestione meditativa, che evoca cadenze, silenzi, interrogativi del flusso interminabile del tempo. Dalle parole si captano il silenzio dell’infinità che inevitabilmente sfugge e diviene sofferenza dell’uomo nella storia. Pubblica le sue poesie su vari salotti di poesia Rosso Venexiano, il Filo, il Club dei poeti, VolObliquo. Pubblica le sue poesie sul settimanale Reggio Quartieri, nel periodico A.GE.DI new, sul sito Anffas Onlus di Reggio Calabria. Scrive sui siti amici di aipienedidieva, alidalbatro, carezze per…, cavalierdaniele, cinquemarzo, il mondo dibambyana93, la bacheca della poesia, l’amore non ha confini, la città vecchia. Gestisce il suo sito web http://www.echidipoesia.com. Nelle mie mani il nulla, nella mia mente, pensieri ed immagine parole di poesia... Ti parlo di me. Prossimamente sarà pubblicata la sua seconda raccolta di poesie.
 

Recensione

Immacolata Cassalia nella sua scrittura poetica esprime una sensibilità sussurrata, da cui traspare la volontà di parlare all'umanità con gesto umile e sincero. Si fa portavoce dell'esistenza umana segnata da ferite dell'anima difficili da rimarginare. Il registro è quello marcatamente autobiografico con l'attenzione posta verso l'altro, verso coloro vogliano condividere valori universali. Nulla della sua creazione diventa pretesto per autoglorificarsi, scegliendo temi sociali frutto di una libera rielaborazione di vissuti provati in un contesto qual'è il lavoro svolto. "Disabile" non è pensata come facile espediente in cui la retorica delle emozioni potrebbe scadere in un sterile esercizio di commiserazione nei confronti delle diversità, dell'alterità. Qui l'autrice mostra invece la sua attenzione per l'altro, per chi non è uguale a noi, si fa testimone privilegiata e viene da noi per chiederci di aprire gli occhi della mente e del cuore. C'è un grande sentimento di attaccamento alla propria terra in cui esprime orgoglio per le sue radici. Immacolata Cassalia è nata a Reggio Calabria, e Calabria è un inno alla sua terra definita ....di omerici greci/approdo tra fauci di Sicilia/si stende nel tuo seno/l'ostile Aspromonte/tempio di vette inviolate/dai sentieri bagnati di sangue/passaggio di dolore.... ma anche lucida coscienza nel riconoscere la sua regione martoriata e vessata dalla criminalità organizzata. Culla di civiltà, trio di poesia/bronzi e marmi dormono/sepolti nella tua terra/dal transito di miscuglio di ponti della storia. Il presente si confronta con il passato come in un film visto a ritroso, dove l'urgenza dell'oggi contemporaneo nulla ha da farsi ricordare quando in epoche antiche, questa terra era luogo di splendore, dimora di civiltà in cui prosperavano le arti. Nella poesia di Immacolata c'è dedizione per la vita, per gli esseri umani, per coloro che subiscono una condizione esistenziale sofferta e umile. C'è tutto il travaglio di un dolore ancestrale nella composizione Il pianto di una madre: Artigliata mano, strappa dal petto ... questo sanguinante core.. , sono le prime strofe iniziali in cui emerge un lamento dalle note struggenti di una Madre che arriva a noi, appena sussurrato, quanto basta per commuovere le sensibilità di chiunque. Poesia che ha ben meritato il Premio speciale 2007 "don Luigi Riva" La scrittura si fa evocativa e stringente e basti ricordare Selvaggio in cui le parole giungono al lettore con forza dirompente, "Un dirompente nitrito/si scaglia nell'eco/ di un affogato tramonto/tingendo di mosto gli occhi ribelli". Il suo curriculum artistico denota la sua straordinaria vitalità poetica. Da segnalare la scelta come autrice al primo concorso nazionale Rosso Venexiano e Rosso Natale con le poesie Confido e Natale. Ha ottenuto riconoscimenti alla partecipazione ai temi settimanali sul Salotto culturale di Rosso Venexiano. Ha pubblicato 16 liriche sul quaderno delle poesie Orme a cura dell'associazione culturale Belmoro. Le sue liriche raccolte in 30 poesie inedite fanno parte della raccolta: dal mio scrigno pubblicato nel mese di aprile del 2007.

Roberto Rinaldi
 
 
 
Calabria
 
Terra di omerici greci
approdo tra fauci di Scilla
si stende nel tuo seno
l’ostile Aspromonte,
tempio, di vette inviolate,
dai sentieri bagnati di sangue,
passaggio di dolore
di povera gente,
paradiso ed inferno
di borghi medioevali.
Culla di civiltà,trio di poesia,
bronzi e marmi dormono
sepolti nella tua terra,
dal transito del miscuglio
di ponti della storia
Ingemmata d’acqua mediterranea,
celi tesori nell’abisso ventre.
Il vento vizza
il tuo volto che muta
nei passaggi del moderno giorno
nella tensione di un segreto velato
di altri poeti e figli vaganti
legati stretti dal cordone
della tua terra.
 
 
 
Disabile
 
Come posso dirti
“t’amo”
se i tuoi occhi
sono chiusi dal silenzio
mentre le labbra gorgheggiano
dolore, cucito in un cappotto
rivoltato dal tempo
Lacrimi rose sfiorite
in un tramonto riverbero
in questa attesa,fermo,
nei perduti orizzonti
l’esule tuo pensiero
vaga, nei porti senza approcci
ed io, ancella del tuo aspettare
tesso, ricordi su una tela
per non obliare
   
 
   
Il pianto di una madre.
 
Artigliata mano, strappa dal petto
questo sanguinante core,
così lo strazio non potrò sentir,
in questo infausto dì.

Gelido corpo,
oh.... nefasta morte,
al mio cospetto portasti
quel frutto del mio ventre
che culla fece nell’era.

Oh....Tu che la vita gli donasti,
perché questo fato gli segnasti,
La Madre Tua
questo dolore avei,
non ti commise le Sue pene,
le lacrime e il dolor che la straziò?
Di Ella non ti pianse il cor,
così pietà Tu potesse avere
e di quel fato nessuna madre
potesse serbar ricordo.

Figlio di una croce insanguinata,
perché, l’oscura falce tranciò le carni
del giovane innocente ancora in fiore,
iniziali passi spingea dar alla vita,
bensì l’averno opprimesti andar.

Sorella sventura,
con inganno cingesti la sorte mia,
che malefico venga in mio soccorso
e di bestemmie tu possa sopperire.

Oh…. bocca che non odo più chiamare,
oh…. labbra gelide sradicate al mio baciar,
gli occhi son chiusi, al sole, alla luna,
al cielo, al mare e loro son qui a pregar.

Candide veste fasciano un ghiacciato corpo,
su un sepolcro dai ricami d’oro,
oh…. gente piangete il mio dolore
Beati sopperite costei sventura,
così ne possa far ragion.

Oh.... Dio pietà di me tu non avesti
accogli la invocazione di una madre
fa che lo giunga, ora, si… presto.

Culla saranno le mie mani
sarà caldo tra le braccia
canterò la sua nenia
per il suo seren riposo
nel sepolcro tetro
solo non spetti star.

   
 
   
Selvaggio
 
Un dirompente nitrito,
si scaglia nell’eco
di un affogato tramonto,
tingendo di mosto gli occhi ribelli.
Profuma, la polvere di libertà,
inebriando, narici ansimanti
mentre, un acquerello,
depone i suoi colori
sotto un velo di nebbia.
Il sudore del crine
disseta il sapere di vecchio,
il domani alita nei pensieri
in un viaggio sepolto da memorie.
Galoppano veloce le stagioni
nel prato dell’incertezze
Mentre, io vedo in lui
sogni di profezie.
   
 
   
Onde
 
D’oro e di paglia
i capricci delle onde,
un vagito di frescura
asciuga l’eco di una luce sorda
vissuta nell’ombra furtiva di una scogliera.
L’incensante mormorio sottolineato dal silenzio
stravolge le abitudini
tra vele di carta e di stoffa.
Ansima il mare di pensieri umili
nelle diagonali del tempo
si districano in una maglia disordinata
riempiendo le narici di ricordi rapiti.
Plana, dolcemente, fragile, incosciente il cielo.
sulla sabbia stracolma di orme beffarde
disegnate dai singhiozzi dell’anima.
Il sole, come in un girotondo
di danzanti note
s’apre di recondite memorie
il risucchio del suo sorriso m’afferra
arpeggiando vivaci pensieri tesi su
fili sottili, istanti infiniti
che ondeggiano ad ogni refolo
in un pezzo di mare.
   
 
   
Inchiostro
 
Scrivo
ciò chi il silenzio detta
Scrivo
ciò che il cuore pensa nell'ombra del desiderio
Scrivo
ciò che non voglio dire ma
solo tracciare su un foglio vergine
amplesso
di un inchiostro che scivola
tra mute note di sottile emozioni
lasciando un memore ricordo
la prima volta
   
 
   
Night
 
Scivolo
[come un puma affamato]
passi felpati nella giungla di questo amore
scrosciando calze di seta nere
nella cerosa fiamma accesa [del tuo cuore]
giungendo a te come la rugiada sulla corolla
d_i_s_s_e_t_a_n_d_o p_i_a_c_e_r_e
Dalla [mia ] bocca arriva fino al cielo
ciò che stava sopito sulla anima
scrivo il tuo nome [con labbra di fuoco]
sulla tua pelle incensata [dai mie riti]
cantando nel vento come pini
nei giochi di tutti i giorni con la luce dell'universo
[Tu ] giungi nel fiore e nell'acqua
t_e_m_p_o_r_a_l_e t_r_a_v_o_l_g_e_n_t_e
lasciando parlare il tuo silenzio
in un viaggio di baci
dilatando nebbie in figure danzanti
mi alzo all'alba persino la mia anima è
b_a_g_n_a_t_a
   
 
   
Etero
 
Lievito,
tra i tuoi pensieri,
riempiendoli di aquiloni liberi
di catturare l'innocenza.
Poso, domande su labbra recintate,
le risposte sono vascelli
sepolti nella profondità degli abissi.
Allora parlo del mare lasciato alle spalle,
di umile viole marcite fra le mani,
mordendo ricci che il silenzio raccoglie.
Grido senza bocca, senza lingua, senza gola,
tra i cocci di uno specchio infranto,
catturando in ogni riflesso
il profumo del bosco sciamato
tra coperte nere,
nel suono oscuro delle lenzuola.
Straripo scarpe bagnate,
per cingermi di nova veste,
su bocche enunciate
   
 
   
Pane e burro
 
Compro sensazioni, per cucirle sulla tua bocca,
in una sinfonia di note lasciate, per accendere la mia carne,
protesa al peccato dormiente.
Ti accarezzo tra il rivolo di felci e di fiori,
nel bosco che ci vide bambini, ora adulti,
ispirando profumi speziali,
tra coperte ansante di corpi audaci.
Quella pelle, pane sfornato, morbido, fresco,
si apre fumante al sapore di grano.
Ne gusto, ad occhi chiusi una fetta col burro.
Avidamente, quel sapore è masticato,
penetrato nella gola, con gesti rituali,
tra l'estasi dell'ingordigia.
Incenso, con la lingua famelica di sapore, le dita,
con lentezza, quasi volessi adularli uno ad uno,
per non perdere i brividi invasi.
Odo lontano una nota, è l'aria di una spigolatrice
tra i campi di grano e papaveri rossi.
   
 
   
Eppure voglio vivere
 
Fili spinati
denudano la carne della storia
per indossare l'olocausta vita
nel cielo degli altari
si eleva l'incenso di anime
per adorare quel Dio perdono
Eppure voglio vivere
   
   
-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Autore di Rosso Venexiano: Immacolata Cassalia [iry50]
-Recensione: Roberto Rinaldi
-Editing: Anna De Vivo [Ande]
 

-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto

 

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