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Notizie dall’Ombra - intarsio poetico

La non luce, la voce di altre oscure entità dell’altrove o della psiche profonda, il segno della morte, o dei defunti, l’assenza d’anima, la pienezza del male, il venire meno dell’energia della vita, l’oscura forza distruttiva o autodistruttiva, centripeta. L’Ombra assume valenze che investono tutta una serie di stati emozionali e di esperienze umane legate al dolore, in tutte le sue forme. Nelle liriche della presente Corale, intarsiata dai versi in corsivo di Verlaine, gli Autori hanno sviluppato tutto un mondo di soluzioni artistiche in cui esprimere il loro sentire quella che per comodità definiamo come “ombra”: la depressione, l'autodistruzione, il mal di vivere, lo spleen, la melancholia, la tristezza, il dolore… Il dolore in tutte le sue forme è una regione da attraversare, fatalmente, per perdersi, fino a uccidersi; o per rinascere, superare la prova, far rifiorire la vita.
 
 
 
 
 
 
Lasciamoci persuadere
al dolce soffio che culla

e che ai tuoi piedi viene ad increspare
le onde di erba rossa.
 
 
[1]
Malessere d'amarezza un labirinto di negazioni
nel bicchiere anestetizzato, un vuoto all'infinito
sciolto il sorriso, viziato in salate atmosfere 
e un cuore pallido da appendere altrove.
Tedio di solo silenzio, trito sentire del perdersi
nel distacco dal niente il desiderio di un volo.
 
 
Camminavo su sentieri infidi
dolorosamente incerto.

E le tue care mani mi guidarono.
pallido un debole presagio d'alba
 
 
[2]
Alberga nel limbo irridente
di antichi inculcati timori
mi  involve mi avvolge
mi stressa mi squassa
mi artiglia e mi affonda
nei miasmi ancestrali
di imposti divieti.
 
 
I singhiozzi lunghi 
dei violini d'autunno 
 
mi feriscono il cuore 
con languore 
monotono.
 
 
[3]
 
Una fitta feroce
come morso di falena
e le piume cadute al vento
a spogliare il dolore.
Bracciate deboli
e urla senza voce
pensieri sovrapposti
a lunghe attese.
 
 
 
[4]
Liberi tormenti
rami secchi..senza linfa,
luci spente
come nebbia in paradiso.
Nidi addormentati
su fragili impalcature
in attesa della primavera.
 
 
Di fronte a quanto si osa
dovremo innalzarci
 
 
 
 
[5]
Aspettiamo finiscano lo scempio
poi vedremo
 
 
 
E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblìo ricercato in esecrate bevande!
 
 
[6]
Necromalia dagli artigli di nebbia
mangia viscere lenta,
non esserci e sentirsi piombo,
incesto con sorella nera,
male atroce del sentirsi esistere,
come un subire
Satana incubus che ti possiede
succubus, ti asfissia.
E la mattina è un urlo di silenzio
verso un aria densa di stupido pulito.
Perché resistere
al bacio dell'immobilità?
L'agire stringe il cappio,
l'attesa è in un tempo senza futuro.
Oh schiacciare quel pulsante
e spegnersi:
la coscienza che si sfalda in mille atomi
centrifughi verso l'ignoto e misericordioso
nulla.
 
 
 
Ansimante 
e smorto, quando 
 
l'ora rintocca,
io mi ricordo 
 
dei giorni antichi 
e piango; 
 
 
[7]
Voglio
non volere
non volare
voglio
un buio per difendermi
da me
una cicatrice uno sparo
al centro del petto
 
 
 
Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,

talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?
Andremo allegri e lenti sulla strada modesta

che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

 
 
[8]
Il dolore
è un urlo silenzioso
che s'aggira nell'anima
è l'amore ritorto
il ricordo perduto
nel cuore è il suo pianto
l'urlo che tace.
 
 
Nell'amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,

saranno due usignoli che cantan nella sera.
Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,


non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

 

 
[9]
Gocce di sangue
versate dal cuore
son le pene d'amore
tristezza fiorita
nei giorni migliori
di un sorriso bugiardo
di un bacio di spine
dal sapore di rose.
 
riluceva all'orizzonte lontano:
il tuo sguardo fu il mattino.
 
[10]
É rimasto con me
il profumo di morte
è impresso nel cuore
nel vuoto discender con lei
tra corone di fiori
l'intenso profumo
non più allieta la vita
il mio passo è di morte
una manciata di terra
buttata sul cuore
a divider per sempre
la vita e la morte.
 
 
 
Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l'anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero? 
 
 
 
[11]
Ti ho vista spenta nel cuore
dispersa
nel buio della mente
assente al richiamo di noi
senza il tuo sorriso
vagar tra le parole perdute
ricordi sbiaditi
nel lento morir
nell'amore sbagliato.
 
 
 
Anima mia, ancora un poco,
non stare a contare gli istanti.

Ho letto le parole amare,
e ho bandito le oscure chimere.
 
 
[12]
Feroce il dissenso
genera sofferenza
lasciando poi muto
di ogni preghiera
il rosario sgranato
nei giorni del tempo
che rotolano via
come perle rosate
di collana spezzata.
 
 
e me ne vado 
nel vento ostile 
 
che mi trascina 
di qua e di là 
 
come la foglia 
morta. 
 
 
 
[13]
Una voce nel cuore
prega e chiama il silenzio
a posar nella pietà d'amare
il velo del riposo
sul corpo
che ora appartiene
ai cieli sognati
nella sepoltura
dei suoi paradisi
che non conosciamo.
 
Uniamo le nostre anime, i cuori
ed i sensi in estasi,

in mezzo ai vaghi languori
dei pini e dei corbezzoli. 
 
 
[14]
...e saran di roccia
i tuoi sorrisi
maschere di gesso
appannati dal vetro.
Un vecchio abbraccio
legato alle mie mani
a scorrere "passato"
in cerca di me.
 
Come allora palpitano le rose: come allora
i grandi gigli orgogliosi si dondolano al vento.
Ogni allodola che va e viene, la conosco.
 
 
[15]
randagi e rabbiosi
gl'insoluti dento
i fiumi spostati di un metro
lattea la via
scoppiate luci in alto
un lampeggiare di disgusto
l'odore della resa
 
 
 
(La luna spargeva i suoi colori di zinco
ad angoli ottusi.
Fili di fumo in forma di cinque
uscivano densi e neri dagli alti tetti aguzzi.
 
Il cielo era grigio. Piangeva la tramontana
come un contrabbasso.
Lontano, un gatto freddoloso e discreto
miagolava sottile in modo strano).
 
 
 
[16]
Trancia le vene
questa lama di dolore
questo fluire torbido di pensiero
curaro che avvelena e non uccide
perenne viaggio di muti passi
insonnia nera di notte infinita
finiscimi se devi
finiscimi se puoi
finiscimi se vuoi.
 
Stanca di vivere, paurosa della morte, simile
al vascello perduto, prigioniero del flusso e del riflusso,
salpa l'anima mia per orrendi naufragi.
 
 
[17]
E s'impossessò di me
come una furia
travolgente
come il Simun
nel deserto

E squassò
l'anima mia
rivoltandola
come un calzino
chiudendo al vento
i boccaporti
dello Spirito

Maledizione atavica
Febbre gelata
di rapace Follia
famelica e cieca

 

Sprofondai
in una danza senza fine
tragica danza aliena
che vibrava nelle mie ossa
tremanti
come le corde d'un violino
pizzicate dal diavolo

Correvo la mia corsa
su un perenne tappeto mobile
inarrestabilmente veloce
Fermo, io, in un sol punto .
Fremente
Stralunato
Raggelato


Piangevano le stelle
disciogliendo sul mio capo
freddo e desolato argento
 
 
i fiori d'acqua chiudono le corolle;
in lontananza, dritti e serrati,
alcuni pioppi allineano i loro incerti spettri;
intorno ai cespugli vagano le lucciole;
 
[18]
Tristezza... morsa che opprime,
mentre tutto perde colore
il pensiero prepotente
si insinua dentro
oggi non ho lacrime
la tua assenza è 
un macigno che schiaccia
in silenzio mi rifugio
nel dolore,
chiudo la porta al mondo
voglio vivere e svanire
nella carezza d'un pugno
che si serra... nell'oblio
 
 
tanto lo zefiro soffia, beffardo,
disperdendo l'afrodisiaco
effluvio, così che il cuore riposa
e anche lo spirito è assente
 
[19]
Urlo

seduto davanti ad un bianco alienante
guardo lettere come simboli a me sconosciuti
che dita ritrose rifiutano nei gesti consueti
invano motivate da una stanca volontà

 
l’anima ormai svuotata da ogni ricordo
in un angolo mucchietti di parole inespresse
giacciono accartocciate, dimenticate appaiono
come oscene ferite che lacerano il bianco
 

neanche la luna può ormai raccontarmi
rifugge la mia anima il contatto delle stelle
il bianco riflette come specchio la mia angoscia
seduto in attesa di un altro me stesso

urlo il mio silenzio
 
Rido dell'Arte, rido dell'uomo, dei versi,
dei campi, dei templi greci, delle torri a spirale
che protendono al cielo vuoto le cattedrali
e con gli stessi occhi vedo i buoni e i perversi.
 
 
[20]
E ripresero
a Brancolare.
Come
se nel Buio
neppure un Bagliore
fosse rimasto.
 
 
[21]
Trascorriamo il Tempo
in celle d'Ombra
sfere di Nebbia.

Ci scambiamo baci
strappandoli al Tempo
prigione di cristallo
baciata dal Sole.
 
 
L'anima, in questo Eden, beve a lunghi sorsi l'ideale,
torrente splendido
che scende da alti luoghi e svolge il suo cristallo
senza una ruga.
 
 
[22]
son come trame lugubri
quelle discinte catene
che abbracciamo
nei silenzi sfioriti
di notti adunche,
tra obbrobri felini
e specchi impauriti,
e mentre divincola
anche il buio,
smarriamo i
il tempo e
il presente è
zattera
senza appiglio
 
 
Questa valle è triste e grigia: una fredda nebbia
la opprime;
come fronte di vecchio l'orizzonte è rugoso;
uccello, gazzella,
prestatemi il vostro volo; lampo, portami via!
 
 
[23]
Testa che scoppia,
rotore dell'essere riluttante avrò per cena,
ma tu non ci sarai.
Perché?
Gonfio quanto una vescica che sta per esplodere,
alcun ritegno ci sarà a salvarmi,
nessun farmaco potrà recidere il legame,
solo tenebra a coprire i miei occhi piscina...
Solo allora potrò sorridere senza crucciarmi
e rilassarmi con te che sei sempre dentro me.
 

Parole come ventose si stracciano sul seno
di una donna che fu linfa per pulsioni.
Termina.
E ascolta ciò che il mondo ti dice.
Vana speranza s'appoggia su iridi fraudolente
e con la sapienza dei segni vivrò attraverso loro...
 
 
Come un mietitore la cui falce cieca
abbatte il fiordaliso e insieme il duro cardo,
come piombo crudele che nella corsa brilla,
sibila e inesorabile fende l'aria a colpirvi
 
 
[24] 
Avulsa dai sogni
di magiche vie
cercando fra i sassi
le stelle comete
mancando per sempre
ad ogni progetto
tra nero e grigioscuro
solo guardando
l'ombra che segue.
 
 
Gli occhi non possono vederla 
a causa di un dovere doloroso, 
 
l'orecchio è ansioso di ascoltare 
le note d'oro della sua voce tenera
 
[25]
Sola.
La mia ombra.
Senza volto senza voce
nulla nel nulla
e s'annulla.
La mia ombra.
Qui
adesso
nella notte
nella tomba
sulla sponda.
 
Nel vecchio parco gelido e deserto
sono appena passate due forme.

Hanno occhi morti, e labbra molli,
e le loro parole si odono a stento.
 
[26]
Ho incatenato
nel lutto della morte
la mia anima d'amore
nella tristezza
ho lasciato che la malinconia
dipingesse i miei giorni
di solitudine
solo il sorriso
mi maschera il dolore
 
Le rose erano tutte rosse
e l'edera tutta nera.
 
Cara, ti muovi appena
e rinascono le mie angosce.
 
 
e dalle ferite del mio vivere
disperdo ogni mia luce
come guida d'amore
verso chi perde
nelle debolezze della vita
 
Il cielo era troppo azzurro
troppo tenero, e il mare

troppo verde, e l'aria
troppo dolce. Io sempre temo

 
la gioia d'amare
a chi volge lo sguardo
alla mia anima
lascio la porta aperta
c'è tanta luce
per vedere dopo la morte
la verità della vita
 
Dell'agrifoglio sono stanco
dalle foglie laccate,
 
del lustro bosso e dei campi
sterminati, e poi
 
[27]
 
Ho aperto la porta della mia vita
e sono andato via
in questo triste si
il nulla è tutto mio
 ormai lontano
dal mio passato
sono cenere nel vento
libertà che vola
dove mi porterà
questa mia verità
che mi condanna
nel vivere di nuovo
davanti ad un giudizio
che io non merito
se prima del nulla io non ero
chi sono io se nel nulla ora vivo.
 
 
Brillano azzurri fra il belletto e gli unguenti
mentre, eleganti il busto e il capo si bilanciano
sull'arco paradossale delle gambe.
 
 
[28]
Dei miei cieli
tu non sai
e di quelle piogge 
che mi vestono fredde
le malinconie 
all'anima assorta
di quei cristalli scheggiati
incisi agli sguardi spersi 
a straziarmi
 
L'oceano sonoro
Palpita sotto l'occhio
Della luna in lutto
E palpita ancora,
 
nell'albe nebbiose di irraggiungibili destini
di quella folgore che arde le carni
alle mie notti nere 
tu non sai
di quando
vago nuda tra le brume dei silenzi
e mi sventro
e m'incateno
alle croci degli ulivi
e i palmi mi trafiggo con i chiodi 
di colpe mai commesse.
 
Va, si ritira, brilla e risuona.
E nel firmamento,
Dove erra l'uragano,
Ruggisce il tuono
Formidabilmente.
 
 
[29]
Nereide esiliata
a neve disciolta
a scorta di sole
procedere attenta
contando ogni passo   
impresse le orme
su scogli lontani.
la schiena bagnata
da incerto sudore.
 
- Ah, i bei giorni d'indicibile felicità
quando univamo le nostre bocche! - Può darsi.
 
- Com'era azzurro il cielo, e grande la speranza!
- Vinta, fuggì la speranza, nel cielo nero. 
 
 
[30]
Due dita a scavarmi di dentro

crudeli
per piangere al muro
che non narra più storie.

 
così l'orrenda morte si mostra sopra un drago,
passando tra gli umani come un tuono,
rovesciando, folgorando ogni cosa che incontri
impugnando una falce tra le livide mani.
 
[31]
Si sono ammalate le nuvole
questa mattina.
Quando ho mai avuto
mammelle ridenti cui attingere?
Quando
mani di padre benedicenti?
Chi sono, che sono, che devo essere?
 
Le nuvole veloci dai mobili capricci
sono la polvere ai piedi di questi spettri rapaci
e la folgore urlante attraverso gli spazi
è solo un'eco lontana dei loro duri olifanti.

In naufraghe soltitudini di strazi
di attimo in attimo,
una vita:
faville accecanti, talora,
per strisciare
di poi sempre
sui bordi di un precipizio infinito.
 
Sola, nel suo nido, piange la tortorella.
Stanco, io sono solo e come lei piango.
 
L'alba al mattino resuscita i fiori,
e vedervi placa ogni dolore.
 
 
 
[32]
carezzavo contorni sbiaditi
di mura morenti,
scrostate
al punto
da parermi specchi
in cui mi vedevo,
le rughe malate di nostalgia
dei piani lisci,
le mani che carezzavano calore,
e il mondo buono e pedante dei bei tempi,
oltre i fiati antichi
non andremo più,
se non per abbandonarci di malattia
e malinconia
 
Vinti ma non domati, esiliati ma vivi,
e malgrado gli editti dell'Uomo e le sue minacce,
non hanno certo abdicato, serrate le mani tenaci
su tronconi di scettro, e corrono nei venti.
 
 
[33]
con il terzo, segno di vie i percorsi
gli ovali verdi d'in su la coda 
segatura è ciò che resta di un legno
mangiato dentro e abbandonato
 
Oh! è questa la tua ora e la tua stagione, poeta
dal cuore vuoto d'illusioni,
rosicchiato dai denti di topo delle passioni,
che bello specchio, e che festa!
 
 
[34]
 Dalla mia sedia la finestra è a cenere
 
La sguardo dall'interno.
No, la depressione non è
una cosa mia, tanto meno ciò che può seguirne
Il meno sotto
 
La cosa, l'etino
rotta quella volta
 
Altri, pedanti, sciocchi o pazzi,
ammirino la primavera e l'alba,
le due verginelle, più rosee delle loro vesti;

io amo te, aspro autunno, ti preferisco a tutti
i visini innocenti, angelici
 
[35]
Se guardo indietro
vorrei non avere occhi
perché quel che vedrei
testimonia contro me.
Una nebbia come indifferenza
sarebbe un toccasana per quell'ignavia
che mi accompagnava
nel tentativo di immaginarmi altrove.
Sogno di relegare
in un oblio tombale, quel tempo
che vorrei non fosse mai esistito.
Un oblio che m'avvolgesse tutto
m'assolvesse e, in fondo, mi perdonasse.
Poiché ci vuole molto coraggio
a reggere il peso della propria debolezza.
 
A voi questi versi, per la grazia consolatrice
dei vostri grandi occhi dove ride e piange un dolce sogno,
per la vostra anima pura e così onesta, a voi
questi versi dal fondo del mio violento sconforto.
 
 
[versi in corsivo]Paul Verlaine
[1][7][15]Manuela Verbasi
[2][12][24][29]Sara Cristofori
[3][4][14]Raggiodiluna
[5][33]Donatella Alisei
[6][30][31]Ezio Falcomer
[8][9][10][11][13][26][27]luccardin
[16][25][28]Stefania Stravato
[17][20][21]Mario Calzolaro
[18]SempreGio
[19]Franco Pucci
[22][32]Mariagrazia Tumbarello
[23]blinkeye62
[34]taglioavvenuto
[34]Bruno
 
 
 
 
 
 
in corsivo, versi tratti da:
Poichè l'alba si accende - Noi saremo -  La dura prova- Camminavo su sentieri infidi- Canzone d'autunno - In sordina -/ IIIº Dopo tre anni - VIIº A una donna - VIIIº L'angoscia da Melancholia -/ Iº Schizzo parigino da Acqueforti -/ VIº L'ora del pastore da Paesaggi tristi-/Pattinando- L'Angoisse-/La morte da Primi versi-/Aspirazione Ali! Ali!-/La dura prova-/Colloquio sentimentale/- Marina/- Il clown/ - Spleen/-Colloquio sentimentale/- Inezie-/Una sera d'ottobre-/Gli dei/Primi versi
 
 
 
di Paul Verlaine
 
Musica: The Pianist - Chopin, Szpilman & Horowitz (qui)
 
ringrazio Sara Cristofori per aver cercato i testi originali di P. Verlaine da me inseriti in italiano, Ezio Falcomer per l'introduzione, i poeti che hanno partecipato
 
 
intarsio poetico
chi desidera avere il librino a 10 euro+ sped scriva a verbasi.manu@gmail.com
 
Nota:
L'incisione della copertina, dell'artista Marco Mucha fa parte di una cartella che è stata acquisita alle collezioni del Museo Cantonale di Lugano (equivale al museo nazionale d'arte moderna, da noi).
 
 
 

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