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Perle di poesia 35

perle35

 

 

 

 

Una goccia di luce

s'arresterà questo giro del mio sangue
lo sguardo trasparente riflesso
in un'acqua di luna
sarò pietra atomo stella
mi volgerò indietro sorridendo
delle ansie che scavano la polpa dei giorni
delle gioie a mimare maree
nullificate di fronte all'Immenso
allora non sarò più
quell'Io vestito di materia
navigherò il periplo dei mondi
corpo solo d'amore
in una goccia di luce

©flymoon

 

 

E come?

E come può il peso d’una foglia secca?
Alla fine lontana del ramo silenzioso
avvitato nella notte come la serpe
in agguato nel folto cespuglio della nostalgia.

E come può quella bava di vento?
Sibilata nell’ultimo respiro
di un affanno insonne e tremante
presagio di svolazzanti falene
ghermite nell’antro delle ombre.

E come può lo schianto della vita?
Sospesa sul davanzale parola
che ali più forti della disperazione
spingeranno lontano sul lago addormentato
per un volo che mai sarà compiuto…

Si fermano le ore addormentate
deste dal vento che fiero scorrazza

ed è insolita piazza irta di panchine convesse
che chiude il pensiero
nell'attesa di un cerchio chiaro della luna
da mettere al collo come pendaglio
d'eternità.

©Davedomus & Ladilunaa

 

 

Odore

L’odore
Della pioggia
Ha in sé
Un emergere:
non è
spaccatura,
come il dolore,
ma apertura
al mondo:
un confortante
sconfinare impreciso

©Sanella

 

 

E ti scrivo…

Dormo sull’ultimo pensiero
Mi rimango fedele
anima cara
comunque è l'infierire
dall'involuto tempo,
staccarmi da ladro
è il mio talento
che io so a quali forze
brusìo delle cicale
sorride dispettoso
l'Infinito nelle vene.
Vieni ed ascolta
dalle tue colline
o dal mare farmi d'ali
di carta o piume
mai scolpite sublimare
mani a giumella:
in dono ti ho lasciato
un nido d'Inverno.

Tu sai l'effluvio
che dai canneti l'alba inspira
prendi il mio:
sarò a perdermi in collane
d'aghi di pino.
Ah! Quanto mi è fatale
questa "arsura"
che fa dell'indice
manoscritto d'intenti
ingrati ed opere
dinoccolate, di là
un cuore puro
in limine a perdonarmi!

©Sulphur

 

 

Diaframma

In un disfarsi di luce
mi sfiorò la pausa
delle tue labbra
 
ascoltate
nella parentesi
del tuo immenso sguardo
 
violando l’iride
come in un volo migrante
oltre il meridiano
 
l’attesa
si nutrì del vento
sui tuoi capelli d’oceano
 
immagini
ai bordi della sera
quando l’ombra svanisce al buio
e il buio si conviene all’apparenza.

©Nunzio Buono

 

 

Gocce di pensiero

Sono
gocce di pensiero
la pioggia sul vetro
inutile ricamo della mente.
Tutto è sfuocato
fors’anche leggero.
 
Le gocce scivolano
ed altre gocce
aprendo la strada
continuano il ricamo.
Si perde senza traccia il mondo.
Ancora gocce di pensiero.

©orofiorentino

 

 

La tua mano

I

La tua mano mi teneva
raccolta, composta come una corolla
fragile e gentile.
Conoscevo la sua forma quadrata,
ogni riga l'avevo imparata
ogni sera la ripetevo
a memoria per non scordarla.

II

La tua mano mi apriva le porte
inconsapevole del danno.
Generosa e disattenta
pencolava sul bordo del giorno.
La sua forma cambiava
ma non la sostanza,
io scomposta e delusa perdevo
il filo delle righe imparate.

III

La tua mano chiudeva la porta,
stranita lei stessa dal gesto,
stringeva parole obbligate.
La sera calava indignata,
concentravo lo sguardo alla forma
la memoria si faceva fumosa
spariva quella mano quadrata.

©Fogliedivite

 

 

Messaggio

Mandami in una lettera
il tuo pensiero non detto
cosi ,ch’ io possa sentire
il profumo
dell’immaginazione fertile.

©Ladyeagle

 

 

Duello delle Camelie

"Ho visto il sole duro contro i ciuffi
Duellare. - Ho visto due lame brillare,
Due lame che facevano buffe parate
Merli rivestiti di nero che le guardavano brillare.

[E i nostri occhi fermi e viscidi
a lambire di scherno ciò che comporta
questo nostro essere fra le guglie e la terra
mentre gracida quell’uccello di sfortuna.]

Un signore in camicia si rimboccava la manica;
Bianco, mi sembrava una grossa camelia;
Un altro fiore rosa era sul ramo,
Rosa come… e poi un fioretto s’inclinò.

[La lama frantumo il cielo ambrato
si fece spazio fra le carni stanche
e giunse al petto infilandosi calma
come se fosse una lingua smaniosa]

- Vedo rosso… Ah si! è giusto: ci si squarta -
… una camelia bianca - là - come la sua gola…
Una camelia gialla, - qui - tutta macerata…

[E il loro profumo trangugiai netto
mentre mi lappavano la bocca
di quel ferroso dolore…]

Amore deceduto, caduto sul mio occhiello.
- A me, piaga dischiusa e fiore primaverile!
Camelia vivente, di sangue screziata!"

[Persi il sole e diventai di ombre
mentre la macchia si perdeva sul fianco
pronunciai l’odio ma fu amore a trovarmi]

Tristàn Corbière&Morfea77

©Morfea77

 

-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Redazione
-Autori di Rosso Venexiano  ©flymoon, ©Davedomus & Ladilunaa, ©Sanella, ©Sulphur, ©NunzioBuono, ©orofiorentino, ©Fogliedivite, ©Ladyeagle, ©Morfea77
-Editing Manuela Verbasi, Emy Coratti, Anna De Vivo
-Foto Paolo Rafficoni
-Segreteria: Eddy Braune
-Staff di Frammenti

 

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