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Perle di poesia 42

 

Ho cancellato tutti i cuori che mi piovevano addosso per stringere solo il tuo.

Francesco Musante

 

 

 

Erato

il grezzo del lino nella tela
ha trasudato il nutrito al mondo
la pace nell'amaro assicurato dolce fiele
 
e la spartita tunica spallò il potere sul teschio
il cielo allentò freni alla tempesta
 
la croce spezzò scavi nella faccia
 
                                                                               - va e non peccare più -
 
tutti i chiodi del creato in un creato solo
corpo
il peso dei chiodi nel costato
 
                                                             infinitamente
 
sparsi sulla strada //  sul molo innaturale //  dovunque
sul parquet //  i più serpentosi //  i più appuntiti
lisci stretti  chiodi a martello
chiodi forgiati nelle mine antiuomo anticarro
chiodi grossi lunghi urlano di corta memoria
 
 
                                                                                    crucifige
 
 
per tamponare il calafato di stopposo amore
sradicata l'onda dal mare impennata
s'arricciola di riccioli un'altra volta pennute spume
 
un tramontato sole grosso grasso di tempesta
un braciare d'occhi e di salsedine labbra
l'abbraccio si strappa dalla radice
 
tra il cielo e la terra il tramortito capezzolo lungo
di stille assai stillanti
 
                    e sulla strada di puttane la negazione di pietro nelle mani
di un popolo affollato di dubbi
 
la testa incoronata di nuvolespine
 
la peccagione in allestimento di infinite acque
scava vasi  //  gronda a grumi signorili
ossequiatissimigranulomi vili di pianto
 
                                                                                          il sangue
 
in un coro perfettissimo
sparge rabbiaodio di rose accanite di spine
di questa terraterra di terra interrata
 
il risultato presenta il cinguettio della
primissima morte
e l'avvolto risuscita
 
il mare scampa al nostromo
luce sbalza massemoltitudini
il tendaggio del cielo noi siamo dell'oscuro
un saltello di ombre che tradisce al primo
giro di sole
 
spietato silenzio donna in travaglio sulla cassa armonica
fantasma che s'aggira nel sonno nei sogni
tra i singhiozzi d'un bacio
 
oh dio
                                                                       perché ci hai perdonato?         
                                                                      
 
                  perché                                                       sono dio

©manfredonia

 

 

Minima

Essere minima
voce destinata al silenzio
condanna da raccogliere
pena scelta e croce che nessuno dice
maestosa da portare
la solitudine della polvere nel vento
solleva briciole a mezz’aria 
nel deserto scenario d’anime e di vita
la terra smossa si raccoglie
soffiando ai lati della strada
come le foglie.

©semantica

 

 

La parola e le parole

Che strano odore
ha il fallimento

non puoi più crederti
sulla parola ne uscirne
 
nessuna pesca miracolosa
salverà il delitto
che si sfarina contro il marciapiede

in quel silenzio
che ti riempie la bocca

le parole
sono tegole di un tetto

©cino720

 

 

Stille

Piove sole su teste di umidi pensieri
faville scintillanti
lambiscono ombre sinuose.
Disseto la notte
vestita di corvini destrieri
lucide criniere distraggono silenzi frastornanti.
Cupa foschia
guardiana di terre sconosciute
banchetta alla corte di Bacco
mescendo nettari
deliziando menti assopite di nulla.
Leggiadre movenze....intinte d'alba a cullare nuovi sogni.

©Sonia Ladyviolet4

 

 

Nuvole, parole e musica Fabrizio De André
Francesco Musante

 

Soffio e mistero

Un brivido di perfezione l'inesistenza della trama nel suo convento
e la chiave è il respiro in quella toppa del confesso di pietà
chiaro come per la pioggia un rivo di sorgente raro magia.
Il giardino è l’abbandono della libertà dove i petali in ombra
sono le farfalle dalle dismesse ali carta assorbente macchie.
Insopportabile è l’armatura d’un muro estasi per la nullità
nascosta nelle fratture avendo due interpreti soffio e mistero
a chiudere il percorso di avvinghiarle i fianchi l’impatto balzo.
La croce si adatta e ripensa anche per guardarla sorridere
e di escludere è il no per quel nastro agli occhi che l’uomo cade.
Lì è l’insopprimibile più breve.

©ldelena21

 

 

Frammenti-la cuna

Si concilia nelle vene
pioggia e fango
in note d'ombra
Incendia ancora nella brina
l'estate delle fiere
nei fregi rubati ai virgulti
notte e giorno
dondola la cuna
bulbillo d’aurora ed indolenza
Nell’ombra tra le foglie
origami di spine
nei nodi dei rimpianti
Saranno le allodole a cantare
ma sento lambirmi le sponde

©nataliacastaldi

 

 

Haiga

Dov'è il mio bene?
Trascende l'infinito
urla nel vento
E poi?...E poi fraseggia
languido sulle labbra.

©stelleecieloblu

 

 

Sospiri al nulla

Astraggo il battito,
e la malattia quotidiana.
Nella mente
labirintica,
ho molte uscite
e nessuna luce
che mi 
trattenga.

©Keitha

 

 

Via

accussì, sul' accussì
comm 'na voce 'e sera
e po' chiù nient
int 'sta via

'e manifest sciatano
e int' i culuri loro,
pe tramente,
ll'anima s'addorme
cumm 'a 'na vota,
ancora

©ormedelcaos

 


-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione:Paolo Rafficoni
-Redazione
-Autori di Rosso Venexiano
-Editing Manuela Verbasi, Emy Coratti, Anna De Vivo
-Segreteria: Eddy Braune
-Opere pittoriche dell'Artista Francesco Musante che ringraziamo
-Staff di Frammenti

ventiduemarzoduemilanove
 


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