

d'azzurri spasimi di niente
e planare su nuvole
gonfie d'elettrico e d'immenso
aquila
dominare cime e urli di baratri
con occhi che sanno
l'orrore e la bellezza
della storia
berlo, il calice
come un andare a scontro di schiere
a bolgia
di furia ed amore
a dolore attraversato
e vedere.
la terza dimensione

nel rincorrersi dei giorni miei…
un vanto nascosto nel mio cuore il saperle riconoscere…
microscopiche…
cristalline…
pensieri intensi, parole dolci, musica che pervade l’animo tutto,
il desiderio stretto stretto nel petto di donare un fiore.
Gocce di vita mi vengono offerte
nel buio del mio quotidiano,
lasciano schiudere il mio animo
liberandone l’intera essenza…
…mi donano due ali
per raggiungere il mio angolo di cielo.

sofferenze spurie
mentre un'essenza canta
la sua voce
uccide
mentre
una rosa rossa
spezza
questo respiro, tanto
Oh abbandono
abbandono mio
mai, come in questo istante
mai
leggerezze così in cielo
mentre sto morendo

nelle tue dita
sento.
Tu che fiore e mare o casolare
alla luce inventi.
Mi dici che l'arte è musica
che ulula estrema al cuore.
Averti come padre
mi lascia serenità alla radice.
Di te uomo
ogni giorno amo invenzione segreta,
morso d'arcobaleno che fugge.

messo a nudo
per rivelare la mappa del cuore
sembra quasi dolore
la goccia arresa all’occhio
con due lenti nere di lutto
per nascondere le palpebre chiuse così
per stringere il pensiero
per non farlo scappare
in questo mare d’indifferenza
Ora un'onda di sale
risale la corrente
uniformando il tutto
di un apparentemente nulla.

dal bordo del sentiero al celeste
nell'ora tiepida di mezza mattina
mentre il sole guarda le erbe
vaporare dalla radura boschiva
e cedono i ricci delle castagne
al passo vago di funghi di selva:
tempo sospeso da pitturare
di fascinosa veste autunnale.

e poi addormentarsi, dopo, piano,
come se un addio fosse l’ultima piuma,
e sentirsi leggeri, mentre scende l’apparenza,
ché seno che allatta mai dimentica
e resta, il segno della bocca,
su quell’ultimo respiro, e tu che guardi,
come se disteso a te ci fosse solo l’ombra
quasi fosse il segno d’una meridiana, il volto,
ché non si volta
finché l’ultima ciglia non sia finita nel sogno.
e poi, lasciarlo andare, nel corpo.

mentre le palpebre
odorano di luna
Mi passeggi
scalzo
sulla battigia dei sogni
Di notte
l'acqua del mare
è sempre più calda

stagione dell'idillio,
quand'era tutto
promessa acerba
e niente sapeva
così di maturo.
esiste una terza dimensione
che non sia la morte
che troppo coraggio richiede
per aprirle le porte
un luogo dove fuggire
dalla realtà che spinosa
ci punge i piedi
impedendoci il cammino
un angolo remoto
dove nascondersi dal sogno
con le ali spiumate
che ci precipita giù nell'abisso?
Ditemi
Vi prego
prima che io ceda
alle lusinghe della disperazione
che spegne la mente
e la dà in pasto
alla pazzia
la quarta dimensione
peggiore della morte
-Direttore di Frammenti Manuela Verbasi
-Selezione brani di unaccount, ventodimusica e Ladybea48
-Autori di Rosso Venexiano
-Editing Manuela Verbasi
-Segreteria: Eddy Braune
-Opere pittoriche dell'Artista Marco Del Nista e versi di Tiziana Mignosa
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Concorso fotografico di Rosso Venexiano.
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*Un sentito grazie alla redazione per questo graditissimo dono*
mi avete regalato un sorriso, grazie, davvero.
simonetta
ringrazio per essere stata scelta in questa pagina di "Perle di Poesia", è un piacere immenso, grazie davvero di cuore.
ringrazio la redazione per questo inaspettato riconoscimento , è sempre una gioia far rotolare una propria poesia tra le perle :) grazie con tutto il mio cuore veronica.