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Perle di poesia 57

E dorme
nelle ore che sai
e mi lascia seduta
quando vorrei correre

 

  

 

Sbarchi di lunario

Sogni
dediche insieme ai soffi
che la vita assolve
tra i meati di solida carne
orifizi s'aprono a celare l'ira assunta.
Priamo sostava ai bordi
del mare,
d'Egeo mi sono fatto una coscienza,
sostavano le menti al chiaro di luna
sostavano le pentite spoglie di noi
trecento battiti di cuore
ardevano sulla rena
fiamme schiarivano l'albeggiare
tra le vele sfatte
pronte al restio periglio
le lampeggianti lame al sopito sole
attendevano colare il sangue

©frecciadicuoio

 

 

Luci

Ci luccicavano gli occhi
non so se di pianto o di riso
quella volta
e tante altre ancora.
Di forza e debolezza
di incanto del futuro
di stupore di vita
di lampi d’esistenza.
Com’era dolce la pioggia
gocce di musica sul viso.
Ci luccicavano gli occhi
scavandoci il cuore
quegli occhi.
Mai finito
mai voluto
mai dimenticato.

©ventodimusica

 

 

Supplica per la musa masochista

Offrimi i tuoi piedi
sollevandoli piano
all’altezza della mia mano
Offrimi il tuo collo
scostando da esso
le ciocche con cauto gesto
Offrimi la danza
delle tue dita
sulla mia nuca
Offrimi lo scivolo
delle tue reni
e la carezza muta
Offrimi il fresco succo
degli sguardi sinceri
dall’asilo dei tuoi seni
e basta caffè
che già il mio sangue in tempesta
sciaborda spumoso

©poetommy

 

 

Jonathan Livingstone

Tagliatemi ogni accesso
a questa sufficienza
togliete dall'ingresso
parole in eccedenza
La porta per l’eccesso
serrate e serre siate
io mi risento e stanco
ad invitar d’entrare
Ritornerò in quell’estasi
paesaggio ad est di me
adesco chi non piaggia
io miro all'eccellenza

©Rosario

 

 

Dirty Anointed People

Devo fare luce su argomenti da rabbuiare, secondo i canoni della generazione x.
Maledette le mie libertà concesse.
Potrei mai limitarmi a dissentire
a vegliare sui miei diritti più inutili
potrei, saprei mai imprigionarmi con gusto
violando canoni che volendo m'appoggiano?
Potrei forse tenermi all'oscuro
dalle cadute che rendono ricchi
vorrei davvero barattare gli scopi
lasciando i mezzi in balia delle mode?
Magari, potrei crocifiggermi e brindare al peccato
potrei per stranezza esser chiamato Messia
ma si dà il caso che il caso distrugge
e la salvezza la lascio ai borghesi

©Jagermasterz

 

mi obbliga all'ozio
e pretende ch'io resista,
sempre.

 

 

 

Simboli

Conosco il morso della luna
la fase fredda che bagna l'anima,
i pensieri che diventano scosse
fino a diventare ossessione
quando la strada dritta si costringe cerchio.
sono il centro di una città inesistente,
cerco la terra, l'acqua, Dio, in foreste di simboli
o nella pura ragione del seme.
Vorrei portarti con me nelle periferie, nei tramonti,
nelle sabbie mobili, dove la verita' accetta e annulla
migliaia di punti: indici di ritagli.
vittima dell'atrabile come un rischio in ombra
la mia mano scivola lentamente al suolo

©Donatella

 

 

La linea sottile

non crederlo un viaggio
interspaziale o come andare
sulla luna ora più “vicina”:
è varcare la linea sottile
che divide l’essere dal Sogno
infinito l’oltretempo ai bordi
della luce ove fanno corona
frange angeliche ad accoglierti
veramente v i v o

©flymoon

 

 

Il compendio della vita

il rovo dei tuoi no
che mi stringe il petto
i fianchi le caviglie
rendendo vano ogni mio impulso
pensiero o sogno e ficca le spine
sin nelle mie intime voglie
fa di me un vacuo indumento
di lustrini sonagli e nastri
alla fiera autunnale
serotino compendio della vita

©brunaccio

 

 

Portammo la nostra malinconia

La strada impolverata
saliva ripida sino alle tette di Maria Guevara
e rapido il sole
svaniva all’ombra dei cannoni.
Avevamo denti sani
capelli lunghi
e raccontavamo storie
ai pescatori di perle
che con viso stupito
guardavano i nostri occhi.
Le donne danzavano ai nostri fuochi
e c’era sempre una chitarra
con una corda in meno
come i tamburi
al ritmo ossessivo
del nostro coraggio.
Avevamo mille colori
e mille emozioni
e nessuno predicava di paradisi
e inferni
accanto ai nostri accampamenti.
Per amore
vendemmo manghi e papaye
e succhi di cocco
bevuti alla luce di una candela.
E sulla cima
della montagna più alta
delle tette di Maria Guevara
facemmo l’amore
una notte di luna piena.
Poi,
andammo via
tutti
tra stelle marine
e palme
lasciando sulla sabbia
il nostro nome.

©giuseppe diodati

 

 

Mie spente ore

Amo l'odore
il sapore della mia donna
amo il sudore delle sue membra in fiore
godo del suo rossore tra le mie dita
l'ardente socchiusa ferita
che di more profuma
la curva china
del dorso suo scosso
nell'imbrunire rosso di spuma
in lunghe e tacite
mie spente ore

©Vittorio Fioravanti

 


-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Redazione
-Autori di Rosso Venexiano
-Editing MaLaLingua
-Segreteria Eddy Braune
-Opere pittoriche dell'Artista Maria Cuomo e testi di JuniperIcetree che ringraziamo
 

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