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Perle di Poesia 60

Una vita di parole
pronunciate e ascoltate
lette e scritte.
Grizabella1

  

 

Affacciata

Dubito dei cubiti
poggiati al davanzale;
quelle misure che fanno gli omeri
standosene a miserere.

Mi sembra chiaro il pensiero
quando lo distendi in voce

e più s’affaccia dalla stanza
un sole

©Gil

 

 

Dolceamaro

Guardi dai vetri sporchi
scrosci di pioggia,
che bagnano da ore
le strade ormai deserte.
Non c'è riposo Judith,
la notte non è fatta per dormire.
Nel freddo acre della stanza vuota,
tra i libri aperti a caso e la vergogna,
quel niente che rimane
di un incompiuto slancio,
vissuto appena il tempo di un respiro.
Si spenge un lampo,
il cielo chiude gli occhi.
Dal disaccordo di una melodia,
cade una lacrima d'argento
e tutto tace,
per far posto all'alba.

©Azriel

 

 

Rovo

Ma tu, da dove sei,
lo senti come si strugge
la radice del rovo sotto la neve?
Lo senti quel suono dolcissimo
al di là dell'imbrunire?
E' una nenia che odora di terra.
Io ti canto a me.
Tornerà la rondine
a mangiare le mie more

©MaLaLingua

 

 

E sfoglieremo gli istanti

Immagino che un giorno
me ne starò sdraiata
la testa in discarica
là dove marciscono i pensieri.
Ci somiglieremo nella morte
quando sorpresi dell'immobile destino
sfoglieremo gli istanti uno alla volta
e scopriremo la sconfitta.
E voi, sogni miei, saprete
d'esser morti per primi
e monterà la rabbia vostra contro me,
finalmente finirete questo corpo
in semplice luccichio di lame
in danza feroce di lacrime e sangue.

©JuniperIcetree

 

 

Stelle contadine

Hai visto figlio
hai visto le stelle contadine?
Sotto le nostre strade
hanno più polvere
che tetti rossi.

Sai figlio, io ero
un bambino come te
e mio padre
aveva occhi gravidi
che partorivan lacrime.

Eran lacrime grigie
ed umide di palude
e le zanzare a mescere
sui tini al gocciolio
del Montepulciano.

Tua madre figlio,
tua madre saliva sul carro
delle cavallette
era bella come la nostra terra
bella come l’erba
e i ruscelli di montagna.

Guarda le stelle contadine figlio
la terza la regalai a tua madre
guarda bene
si la terza da venere a contare
la terza.

Ora vai figlio
è ora
è questo il tempo
il tempo d’andare
la terza per tua madre
e lei scelse per te
la più luminosa
allora, quando nascesti,
l’autunno dalle mute foglie

©giuseppe diodati

Dure cattive
come schiaffi nemici
o dolci suadenti
come baci d'amante.
Grizabella1

 

 

La luna di Dachau

Li sento i calci del cavallo
il loro nitrire
il lavacro autunnale dell'orrore
il drago che taglia bionde chiome
in questa luna che balugina sbiadita
tra l'oleandro e il limone
qui a Dachau

si torcono del buio
gli zoccoli di cristallo
nel chiaroscuro di un lume
in un mistico plenilunio
d'ombra mai vibrate

spigolano le anime
meste in un cerchio d'ape
irriverenti nel loro essere carne
morbide d’amore
croci abusate nella pace del solstizio

appoggiata alle persiane
vedo pietre grezze
folli giumente
la fibra indegna degli illuminati
occhi di cani lupo
la vita parcheggiata al limitare del campo.

E una nera morte da invocare alla finestra
siamo solo transiti
appoggiati a uno spicchio di luna di talco.

©neraorchidea

 

 

Ho provato a vivere

ho provato a vivere, sollecitato dal mondo
prima di essere fagocitato da lui stesso
ho provato a viverlo osservandone i veleni
attraverso bolle di fumo sparse nelle stanze
visione invereconda di piccoli grandi delitti
perpetrati senza vergogna, a piene mani
caleidoscopio di indecenti amori ed umori,
mi si offriva al diradarsi di nebbie oppiacee

ho provato a viverti, mondo, e sono morto

©essiamonoi

 

 

Carambola

Non ascoltare il silenzio
Biancaneve è ormai muta
cosa aspetti a tornare
nella tana del ghiro?

Sai che amo giocare
a far la regina
del mazzo di picche
degli scacchi di legno.

Ora fammi nascondere
dietro lo scoglio
non mi spettano più
i castelli di sabbia.

©Grizabella1

 

 

Caverne mute

Caverne mute, attendono
gelidi cristalli, cammini,
con terra alla cintola
in un sorriso d’invocante tracce

il sangue del mattino
lascia sequele primordiali
sulla torrida febbre dell’argilla
incisa nell’ombra orinata
d’una mano.

©iry50

 

 

Gran Via de Madrid

Si sbellicano di luci
efelidi di folla
la polpa di adamitica polvere
nelle umide sere dei magi
è calda questa polla
di caos calura lojura
evade mia canzone
da lordura
e da altura eremitica
come un lorca rinato
dalla cura della Storia
nello struscio agorafobo
ti bacio ti calmo
col mio mantra di carne
mi perlita de labuan, rebelle
allo sterco di trono ed altare
mio rosario di allegro martirio
corsara di cuore e di pelle
guernica dove piove la gioia.

©Ezio Falcomer

 

 


-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Redazione:  Eddy Braune, Annamaria ventodimusica, Ezio Falcomer, Manuela Verbasi, Bruno Amore, Immacolata Cassalia, Alexis
-Autori di Rosso Venexiano
-Editing MaLaLingua e Emy Coratti
-Segreteria Eddy Braune
-Opere pittoriche dell'Artista ©Giovanni De Noia e testi di Grizabella1 che ringraziamo
 

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