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Quanto è amara una sigaretta - Luja85

Quanto è amara una sigaretta fumata nel cesso di un treno, da sola.
Quanto è bianca la polvere, che sento entrarmi in corpo, per non avere paura di guardarmi negli occhi, attraverso il riflesso di uno specchio, nel cesso di un treno in movimento verso l’amore. Già, l’amore.
L’amore aveva i capelli neri; l’amore aveva il sorriso chiaro; l’amore aveva la voce dolce e decisa di un uomo; l’amore aveva uno sguardo attento e un nome: Paolo, uno psicologo, un uomo, uno stronzo; l’amore mi aspettava mentre io lo rincorrevo; l’amore è difficile, complicato, imprevedibile, incontaminato; l’amore non si può riconoscere a pelle. Per Paolo. Per Elena. Per me stessa.
Il treno sferragliava deciso verso una meta: Milano. Io, avevo tutti i soldi che avevo messo da parte fino ad allora, ed erano davvero tanti. Non avevo sogni da realizzare a breve termine, per questo mi affidavo al caso e a quel viaggio. Sapevo dove stavo andando solo perché il mio biglietto del treno me lo ricordava, altrimenti non avevo direttive. In tutta la mia vita non avevo mai avuto delle direttive, non sapevo né dove la mia vita mi stava portando e né perché. Quando mi indirizzavo verso una strada era sempre quella sbagliata, per i più diversi motivi, e quando pensavo di essere arrivata, dietro la curva, c‘erano ancora una infinità di chilometri e sentieri da camminare.
Le giornate avevano un senso contorto, come un biglietto del treno senza destinazione. Sferragliavo nella vita cercando di capire se potevo cavarne qualcosa di buono.
Ma ora, in quel treno, finalmente sapevo cosa dovevo fare: raggiungere Paolo. Era indispensabile.
Sono sola in questo fatato mondo di merda,
sono sola e voglio restarci.
Sono sola in questo fantastico mondo di nessuno,
sono sola, e non ha senso aspettarti.
Sono sola in questo buco che chiamano destino,
sono sola, e lasciami giocarci.
Sono sola attraverso i fumi di alcol che logorano il mio corpo,
sono sola, perché amo distrarmi.
Sono sola nel riflesso meschino del mio specchio,
Sono sola, vibro nella mia voce
e mi perdo per non pensarti.
Era scritto sul cesso del bagno di quel treno che mi trascinava via, lontana dal mio mondo, lontano dal mio spirito, lontana da me stessa, ed ero contenta.

Luja85


-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione Paolo Rafficoni
-Racconto di Luja85
-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto

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