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Diego Rocco - Raccontare in bianco & nero

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“Dieci fotografi di fronte allo stesso soggetto producono dieci immagini diverse, perché, se è vero che la fotografia traduce il reale, esso si rivela secondo l'occhio di chi guarda” ebbe modo di affermare in un’occasione Gisele Freund, celebre fotografa di fama mondiale scomparsa una decina d’anni fa: ritengo che questa considerazione sia perfetta per introdurre l’opera fotografica in bianco e nero di Diego Rocco, trentacinquenne impiegato della provincia bergamasca con la passione per la fotografia da circa quindici anni ma che esercita in modo più impegnato da un periodo molto più breve. La realtà che ci circonda ci trasmette sensazioni che possono variare da persona a persona: così ognuno di noi, ad esempio di fronte ad un paesaggio, può rimanere affascinato dai suoi colori e dalla luce, dalla vegetazione o da qualcosa d’impalpabile eppur presente che arriva dritto a noi e ci investe: quell’insieme cioè di aspetti non visibili ma presenti, che accendono in noi l’interesse, lo stupore… Ecco che allora, se ogni persona potesse scattare ognuna una fotografia di ciò che vede e di ciò che “sente”, realizzerebbe sicuramente un’immagine diversa da quella di chiunque altro: nel taglio, nei colori… in ciò che essa comunica. Eppure il paesaggio era uno, unico: questo è -anche ma non solo- il meraviglioso potere della fotografia: permettere a chi realizza uno scatto di cogliere ciò che vede e ciò che percepisce, in un prodotto finale che è l’essenza unica delle proprie percezioni, fisiche ed emotive. Questo in sintesi è il motore che ha fatto “scattare” in Diego Rocco la scintilla dalla quale poi sono nate alcune delle sue fotografie raccolte in questa mostra: l’incanto di fronte a un paesaggio o a un gioco di luci e ombre, la meraviglia di un gesto pieno di forza e carico di significato profondo, la poesia sottesa a un particolare a prima vista insignificante, la consapevolezza dell’unicità di un istante irripetibile che valeva la pena che fosse colto… tutte nate da un incontro fortuito tra il fotografo e il soggetto fotografato; frutto di lunghe passeggiate nella natura con la macchina sempre al collo, o da momenti rubati a un viaggio in auto, fermandosi ogni volta che giungeva il richiamo… da queste e altre scintille simili sono nate quindi “Tempus fugit”, “Ghermire l’infinito” ma anche “Aspettando”, “Bimbi”, “I giorni della merla” e le altre; tutte realizzate in bianco e nero non per chissà quale regola o motivo: semplicemente si tratta di una scelta del fotografo che ha trovato in questa particolare modalità espressiva il canale migliore per far sue e poi trasmettere e raccontare storie, attimi, sensazioni ed emozioni. E come saggiamente suggeriva Henri Cartier-Bresson sostenendo che “Le fotografie possono raggiungere l'eternità attraverso il momento” allo stesso modo Diego Rocco vede il significato profondo del fotografare: la fotografia è fermare il tempo, dalla sua unidirezionale fuga, in uno scatto” (cit. http://quartadimensione.weebly.com/index.html).

Federica Venanzi
 
- Fotografie: © Diego Rocco
- Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano - Rosso Foto
- Organizzazione della mostra, coordinamento e supervisione: Manuela Verbasi
- Recensione: Federica Venanzi
- Editing:  Anna De Vivo
  All pictures ©by the senders

 

-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto

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