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Ivano Cheli - Nell'inferno delle anime perdute

 
Biografia 
Nato a Roccastrada (Grosseto) nel 1956, Ivano Cheli vive e lavora da quasi trent'anni fra Italia e Svizzera. La sua prima passione, e in seguito professione, è sempre stata la fotografia. Fine osservatore, studia la realtà a 360 gradi. Lo attraggono le linee pure e perfette della natura, il gioco degli occhie delle pieghe dei volti, i contesti anche estremi e abbandonati, le scelte grafiche limpide e pulite. L'avvento della tecnologia digitale lo trova entusiasta e pronto ad arricchire l'arte dell'immagine, esaltata in maniera totalmente innovativa. Con i suoi recenti reportage fotografici sulla ristrutturazione della Reggia di Venaria Reale (Torino,2007) e sull'ex ospedale psichiatrico di Volterra (Pisa,2008) ha documentato con intensità ed efficacia la rinascita e il degrado delle architetture. Nel 2008 ha realizzato un calendario con fotografie macro di fiori in bianconero.

©Ivano Cheli

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Recensione
L'ex ospedale psichiatrico di Volterra è vissuto quasi un secolo, dal 1888 al 1978, anno della legge Basaglia che impose la chiusura dei manicomi e istituì i servizi di igiene mentale pubblici. Migliaia di vite si sono consumate e bruciate tra le sue mura, migliaia di storie disperate e di legami affettivi annientati nella segregazione forzata e nella malattia rifiutata, senza riposo e senza sorriso, senza calore, senza pietas. Molti anni sono passati da quando il cancello dell'ex manicomio è stato finalmente aperto, per poi richiudersi sul vuoto e sul silenzio. Il tempo ha lavorato, portando polvere, ruggine, umidità, sporco. Le mura si sono scrostate, gli infissi corrosi, i tetti sventrati. L'erba è spuntata tra le fessure del pavimento, e i gesti vandalici dei tanti passeggeri avventuratisi tra le rovine ha compiuto l'opera di degrado e corruzione.
Le venticinque fotografie di Ivano Cheli raccolgono l'eredità pesante del duplice strazio, quello fisiologico scolpito dal tempo e quello intimo, umano, straziante delle vite sconvolte tra quelle mura. Ce ne restituiscono il dramma e la verità silenziosi. L'io narrante scelto dall'autore è la luce. In ogni singola fotografia la luce agisce, racconta, sussurra, urla. Sia squarcio abbagliante, sia chiarore incerto nel fondo, sia pura allusione attraverso il suo contrario - l'ombra, il buio -, la luce scolpisce e staglia, spingendo il nostro sguardo verso un'illusione, una falsa via d'uscita, porta, finestra, corridoio. La vita non c'è, la vita è fuori, straniata, irreale agli occhi di chi ha la mente ferita e non sa perché. Gli oggetti delle venticinque scene sono lì, muti, come attoniti: la sedia vuota, il muro crepato, l'interruttore spento, i graffiti allucinati incisi dai degenti sulle pareti, gli arredi inutili sono senza voce e senza senso, come lo erano anche tanto tempo fa, quando la vita pulsava intorno a loro. Mutilata. E l'uomo di oggi, il visitatore che vuole conoscere e sapere per tentare di capire, è nelle fotografie di Ivano Cheli una figura evanescente, che non lascia traccia, una creatura senza peso. Tra quelle mura oppresse infatti il presente non esiste, non si aggrappa alle cose, non le copre con la sua consistenza. E' respinto, rifiutato, annullato perché la voce dello strazio sofferto è troppo alta, e riesce a sopraffarlo. Un viaggio nel dolore, dunque, in cui la Fotografia è storia, è testimonianza, è ricerca di verità, è idea. Un viaggio triste e coraggioso, da cui si torna con immagini potenti negli occhi e corde nuove nel cuore

Maricla Martiradonna
 
     
- Fotografie: Ivano Cheli
- Recensione: Maricla Martiradonna
- Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano - Rosso Foto
- Organizzazione della mostra, coordinamento e supervisione: Manuela Verbasi
- Editing:  Anna De Vivo

 

-tutti i diritti riservati agli autori, vietato l'utilizzo e la riproduzione di testi e foto se non autorizzati per iscritto

 

 

 

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