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Massimo Mannucci

Massimo Mannucci nasce a Bergamo nel febbraio del 1964. Amante della fotografia fin da bambino grazie all'insegnamento di suo padre, col passare del tempo è diventata sempre di più una parte fondamentale della sua vita tanto che, spesso, si ritrova ad osservare il mondo attraverso un’inquadratura, anche senza macchina fotografica. Si è allontanato dalla fotografia per alcuni anni, per riavvicinarsi a questa splendida forma d’arte con stimoli nuovi grazie alle potenzialità del digitale, non dimenticando mai le vecchia scuola del “tutto manuale". Vena artistica, e sensibilità innata, fanno dei suoi lavori un prodotto non "tecnico e freddo", ma anzi delle immagini da percepire attraverso i sensi con l'uso del colore, delle prospettive imponenti e delle ottiche spinte. Nella vita di tutti giorni lavora in una società di produzione e post produzione video. Si occupa di riprese, montaggio e consulenza audio-video. DJ a tempo perso, audiofilo, fotografo per passione.

Massimo Mannucci
 

E' stata un'esperienza unica che mi ha arricchito nello spirito, nell'anima e nel cuore. Più di tremila chilometri a bordo di vecchi Land Rover, tra montagne, valli e pianure, mille paesaggi, dal deserto alle oasi, da paesi con le case fatte di fango e paglia, al chiassoso e infernale Suk di Marrakech. Profumi, odori, volti, emozioni e tanta umanità. Tutte cose che una foto non potrà mai trasmettere; luoghi dove una sola caramella può regalare un sorriso. Siamo stati accolti con ospitalità, rispetto e cortesia. I sorrisi si sprecavano e noi ci sentivamo fuori luogo, ma l'esperienza è rimasta dentro di noi, indelebile. Una pastorella bella come il sole, incontrata percorrendo una pista nel medio Atlante, ci ha regalato un sorriso solamente regalandole una caramella; quando ti rendi conto delle piccole gioie della vita. Se fosse nata qui probabilmente sarebbe diventata una bambina modella da quanto era bella. Il suo mondo forse è migliore del nostro. I mille volti dei vecchi Marocchini, ogni ruga sembra raccontare una storia tutta sua, ognuna con una sua dignità... solchi nei quali, il più delle volte, non è spuntato niente. Narra la leggenda che le popolazioni dell'alto Atlante non abbiano mai visto la civiltà moderna. Gruppi di famiglie vivono sparse qua e là nel nulla, una tenda e qualche pecora, nulla di più, le bambine fanno le pastorelle e gli uomini chissà quale lavoro. I tratti somatici sono particolari e completamente differenti dalle genti della pianura o del deserto, contaminazioni mongole o asiatiche. Il concentrato di espressioni che ho visto ha dell'incredibile! Una donna Berbera ci ha ospitato nella sua casa fatta di fango e paglia per un pranzo. Sono entrato da turista, ma poi col tempo mi sono addentrato nella casa e, se prima mi schivava, dopo un po mi cercava e con la mano mi salutava di continuo. Non riesco a descrivere l'ospitalità di questa famiglia e le emozioni che ho provato. Mi sono commosso e arricchito nell'animo. Il deserto: apparentemente privo di vita, ma ricchissimo di sensazioni ed emozioni, soprattutto al tramonto quando "il rumore" del sole si attenua e lascia spazio a respiri profondi. Una carovana in lontananza arricchisce il fascino. Aspettare il tramonto seduti in cima ad una duna è un esperienza indimenticabile, il "rumore del silenzio" è una cosa che non riuscirò mai a spiegare con le parole. Al tramonto si fa ancora più percettibile e l'immagine di ottimi compagni di viaggio in lontananza incrementa l'emozione. In Sha Allah… Massimo.


 

la mostra "Il colore del silenzio" è visualizzabile qui


Massimo fa parte di un ristretto gruppo di fotografi che rappresentano un modo originale e riconoscibile di fotografare, dove la sensibilità, i contenuti formano un un mondo fatto di colori, di poesia, di emozioni intense. Quando di osservano i suoi scatti, mai banali, mai casuali, sempre inseriti dentro una realtà fatta di piccoli movimenti dell’anima, i colori diventano pennellate sulla realtà, prospettive che lasciano libera la fantasia, in originali punti di vista, dove i particolari rafforzano il contenuto che racconta, attraverso un susseguirsi di visuali e di luce ombra controllate perfettamente, dove tecnica e talento si uniscono in una carrellata di foto meravigliose. Il Marocco, raccontato attraverso la sua sensibilità, il suo talento, la sua curiosità che riesce a dipingere un mondo fatto di sguardi, di intensi paesaggi infiniti, su sabbia che disegna profili e onde, come un mare da plasmare, da fermare e farlo diventare un quadro che cambia continuamente. Massimo e i suoi colori. Massimo e i suoi ritratti: sempre intensi, sempre al confine tra una realtà osservata e una sognata, sguardi, sorrisi e sensibilità, albe e tramonti, attraverso deserti senza confini, un Marocco originale e sviluppato nella sua orizzontalità, sconfinato e magico, come uscito fuori dal tempo. Il Marocco che vorremmo vedere tutti, una volta nella vita. Ogni scatto un racconto, ogni racconto un’emozione ed insieme, un viaggio, nel tempo e nello spazio. Grazie Massimo per averci regalato questi meravigliosi scatti ed aver permesso ad ognuno di noi di fare questo viaggio fatto di sensibilità e di colori intensi. Quelli della vita.

Carlo Atzori


-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano - Rosso Foto -Direttore di Rosso Foto: Paolo Rafficoni -Supervisione: Manuela Verbasi -Fotografie: ©Massimo Mannucci -Recensione: Carlo Atzori -Editing: Rita Foldi -Le immagini che sono presenti nel blog sono coperte dalle vigenti normative sui diritti d'autore, ne è vietato il loro utilizzo in qualsiasi forma e/o scopo. Chi trasgredisce a quanto sopra è perseguibile a termini di legge. Si può fare richiesta di utilizzazione scrivendo direttamente agli autori o alla redazione di Rosso Venexiano Rosso Foto. Le immagini sono visibili a tutto schermo cliccando sopra la foto (La redazione)

 

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