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Conversazione nel salotto buono di Manu

Non è che sia sempre stato
scritto il 22/09/2009 alle 08:14

 

Non è che sia sempre stato, questo spazio
così tenuamente sofferto

allacciato

v'erano grigi e piazze, con scalini
palazzi di pietre notturne
artificiali

ci sono stati
ora è azzurro

Autore » © taglioavvenuto

 

leggi qui

 

le cose non dette dagli altri

ognuno di questi incontri

ha il colore della malva
grigia ed eterea,
 
non assomigliano ad altro che a loro stessi.
 
ho rimosso
tutto ciò che non sia il sapore
di un primo abbraccio nell’ultima estate,
 
la cura che hai dell'estetica
per far piacere unicamente
(pure tu) a te stessa.
 
d'altronde i più sono abbastanza sensibili
da chiamarti femmina
quando entriamo,
in ogni caso di lì a poco li renderai tali.
 
e lo sei
effettivamente
 
f e m m i n a
 
oppure una vagina sugli stivali
secondo i punti di vista.
 
ma lo sei
indubbiamente
 
tanto che pagherei me stesso
per saper mentire d’orgoglio.
 
gli uomini e le donne ti sbranano
contemporaneamente
poco importa se per motivi diversi,
 
sei comunque il nutrimento
di una cifra multipla
di pensieri.
 
mi trovo in mezzo
e tutta quella pornografia occhiuta
disinnescata a stento dall'essere in pubblico
smembrerebbe anche me pur di raggiungerti.
fortunatamente tu
sei sempre stata troppo avida di più facili manovre
e hai bisogno di inutili parole
per rendertene conto,
così da poter scegliere.
 
perciò esattamente come siamo arrivati
ce ne andiamo

affinità (sapersi intendere)

ora tu stai seduta
davanti a me
e onestamente
non mi par vero
 
eppure vedo le tue ginocchia,
da sotto il tavolo e in controluce ma,
quel tanto che appare mi piace.
 
eh bé
 
non jeans e maglietta
ghette
una veste perfetta
bluse maglioni
o sabaudi calzoni:
 
i pantaloncini ti sei messa.
quelli s t r e t t i.
 
so quel che la vista
incontrerebbe salendo,
da qui non ci prendo
 
ma lo so:
 
i tuoi femori muscolosi e comunque longilinei.
asciutti. levigati ambrati. virili.
 
al momento
tutto è impacchettato da sto ambaradan
di calici e tramezzini
viavai d'occhi altrui
conteggi alla cassa
sgabelli e tavolini.
 
ascolto muto tu che sei uscita di casa
tu che fai segno con l'indice,
che hai mandato affanculo
quel ciccione che ti stava sopra ansimando,
passeggiava al tuo fianco dormendo.
 
lo rivolterei il trespolo.
 
ci sarebbe un manicomio
d'ogni grazia servita,
nondimeno io sento che devo montarti.
 
adesso.
 
guardandoti rimango zitto
il tuo analcolico (che roba)
è praticamente lì,
sto per arrendermi all'imbarazzo
tra desiderio
erezione
e una pavida intenzione
quando ammicchi in silenzio:
 
“vai a pagare?”
 

 

io ti adoro

non ancora luce

Non sono ancora luce
ma voglio strappare il buio.
 
Barca alla deriva
senza ancora una corrente vera.
Scivola nella palude
come un senso inutile di essere.
 
Accetto giorni senza sapore.
 
Stupida, inutile storia
incatenata  ad alghe  profonde:
 
Strappo l’illogica quiete con un urlo di pietra.
 
Afferro la vita
 
Fiumi di rame galleggiano
per arrivare all’orizzonte non ancora tramontato.
 
 
 
Orofiorentino

 

Le barche

di Odo Tinteri

Il sapore di te Mamma Clara

Lirica dedicata a mia madre

I

Sai di balconi fioriti
di rossi gerani e di foglie
di canzonette d’amore
di quegli Anni Quaranta
di finestre aperte sul mare
di specchi e riflessi di luce
di mattini radiosi e di sole

Ma sai anche d’amaro
di quei balconi sfioriti
di misere piante spoglie
dell’ossido della ringhiera
sospesa sul vuoto cortile
visto dal quarto piano
sotto il volo radente
dell’aeroplano

II

Tu sai di mani
congiunte in preghiera
di parole di rassegnazione
di baci dati ogni sera
augurandoci la buonanotte

Sai di lenzuola pulite
di cuscini e di coltri
di stanze da letto ordinate
di pavimenti e di cera

Ma sai d’acido ancora
d’imprecazioni a quel mostro
di schiaffi dati al destino
quel tuo maledire i giorni
le ore e i momenti
di quella guerra

E sai di biancheria lavata
sotto l’acqua del rubinetto
di mollette di legno e sapone
di mutande distese in terrazza
al caldo vento del golfo
come un’impavida pazza
tra i bagliori dell’esplosioni
di bombe gettate a sorte
in ripetute incursioni aeree
sull’Arsenale distrutto
e sui quartieri spezzini
obiettivi colpiti a morte

III

Sai di croccanti e di noci
di presepi disfatti nel muschio
di soffici biscottini
di tagliatelle fatte in cucina
sul terso marmo del tavolo nostro
di caffelatte tu sai
e d’uova fresche sbattute
della stufa accesa d’inverno
di casa e di focolare

Ma sai pure
di pane duro e di strutto
d’acciughe smorte e di sale Leggi tutto »

la notte di halloween...

Halloween gif

Danzano streghe
pipistrelli e fantasmi
scope volanti.

Fiori

 

Oggi il rosso geranio
ha preso posto tra le rose
ed il più scuro ciclamino
si sposta al sole.
Il verde filo d’erba
color freddo
sa rovesciar le sorti del suo prato
senza profumo se la spassa alquanto
ridendo un po’ di tutti
e sorvolando.
 

Corse

Corse
chissà chi correva
pianti
chissà chi piangeva
risate sottovoce
come per nascondere
anche oggi
l’esser felici
a chi false apparenze
e giganteschi scopi
non ha lasciato.
Il contenuto triste
mi spaventa
di semplicità e gioia
c’è sempre meno voce.
 

 

I colori della notte

I colori della notte
 
 
Nella notte posso dipingermi di tutte le sfumature.
Creo sola:ciò che voglio.
Solo di me tingerò i pensieri.
 
Il buio mi racconta:: io disegno.
Le unghie segnano siluette colorate di ciò
che sono.
 
Lucida anima ignara dalle mille tinte.
Solo ora, nel buio, esistono.
Perché le ho costruite,  in uno sfarfallio
di verità … che sa di bugia.
 
La notte, mi coloro e mi scoloro.
Scelgo di me:
l’ombra delicatamente stinta.
 
 
 
OROFIORENTINO

 

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