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Sui NazIsis

Ennesime "eroiche" gesta dei forsennati dello Stato Islamico. Stavolta in Africa. Solita strage insensata, priva di ogni qualsiasi raziocinio. Solo morti senza senso, come in un incidente stradale.
Ora, per quanto sia imprescindibile una soluzione culturale allo stato di cose medio-orientale, cercare di neutralizzare con la logica i fanatici-frenetici dell’Isis non ha alcun senso. È ovvio il loro torto marcio. Inutile spiegare le loro contraddizioni. Posseggono una logica inferiore a quella di un quattrenne- sarebbe impossibile sconfiggere con la logica le “ragioni” di una belva affamata. Stiamo parlando di bestie pressoché primordiali; che senso avrebbe batterli sul piano dialettico? Per vincere cosa?
No. Meglio chiedersi chi sono, cercare di identificarli. Perché il problema del loro agire pulsionale, pressoché animalesco risiede tuttavia in ciò che è parte di quello che negano, ossia nel loro inconscio.
Questi si oppongono alla civiltà. Nella loro qualità di apocalittici, antepongono la distruzione a tutto ciò che di “costruito” e quindi organizzato venga posto in rapporto alle loro smanie sanguinarie. È appunto il sistema ordinato e regolato da una legge il loro nemico. Rigettano uguaglianze e diritti, vogliono il caos. E la morte. Il loro ideale è sguazzare nel caos, imponendo con la forza bruta la prima legge che gli viene in mente, naturalmente a proprio beneficio. Questo oscurantismo barbaro/sadico non si può combattere con armi logiche e “democratiche”. Non c’e dialogo, nulla da spiegare a degli invasati gonfi d’odio e non contano un accidenti la ragione e il torto. E siccome si tratta tuttavia di inconscio, ossia di interpretazione, per quanto “magica” e selvaggia, non resta che dissotterrarne le radici onde eventualmente estirparle. Qui agisce la rimozione di un mostruoso complesso di inferiorità. Come sempre, quando si sente di qualcuno che apologizza la superiorità di alcuni, “noi”, su altri, “loro”, (il razzismo), sotto si agita il cerbero vendicativo del senso d’inferiorità. E il complesso di inferiorità, fattispecie nella dimensione collettiva, è arcinoto, è causa prima di sciagure terrificanti.
Quindi, la prima cosa da fare è andare in esplorazione del terreno sul quale l’inferiorità attecchisce  come colpa. Un territorio “comparativo” per così dire. Sì, perché è per analogia che l’essere coltiva le proprie idiosincrasie, le fobie, gli odî mai più ricomposti. Gli uomini, come società degli uomini, debbono sempre percepirsi come apogeo del proprio tipo e ciò che davvero aborrono è, come scrisse Nietzsche, il tramonto di tale tipo. E cosa può maggiormente rischiare l’avverarsi di questo tramonto se non l’alba di qualcun altro? Un’alba più splendente, migliore di quel presunto primato?... Per secoli qualcuno edifica e altri restano a guardare, si pensi agli Egiziani, ai Greci, ai Romani. Questi altri ingoiano pillole amare, ripeto, per secoli. E prima o poi quest’amarezza si cangia in aggressività, nonché in brama di rapina. La conseguenza è sempre la medesima: l’invasione- l’invasione che cova l’illusione di poter depredare anche la civiltà, in ogni senso, e che invece porta soltanto alla rovina. Una caduta indiscriminata di vincitori e vinti.
E se all’esterno i neo-barbari riescono a conquistarsi con la violenza uno spazio, se non altro, discorsivo- nel senso che le loro gesta rientrano bensì, non ostante la loro spregevolezza, nel contesto storico -, all’interno la loro disillusione li sprofonda per sempre in quel senso di inferiorità che li aveva, così appassionatamente, animati prima. Così, oscuramente la loro insofferenza fermenta dentro di loro e, non potendo giammai sottomettersi a quel pungolo di non essere all’altezza di quelli che hanno magari detronizzato, spingono sull’acceleratore fondamentalista, in un’aura di autodistruzione che li trascina sui confini dell’umano, il che, necessariamente, condurrà al verdetto che essi, nell’inconscio, hanno già determinato, per se stessi e per il genere umano. Qualcosa tipo “muoia Sansone con tutti i Filistei”. Ove il moderno Sansone sia detto: Kamikaze.  
Eccola qui la psyché del moderno troglodita. Ecco da dove e da cosa spuntano i funghi marci di un radicalismo insensato e forsennato che vuole soltanto abbattere la civiltà, di qualunque grado e colore essa sia, onde sradicare alla base il contesto “analogico” della sua inferiorità.
Questo Leit-motiv venne ripescato dai nazisti dal passato remoto, facendolo resuscitare dagli dèi amari del Gotha barbaro; nonché dal presente infelice del tracollo economico degli anni trenta del Novecento. Per gli estremisti islamici, invece, esso risuona dalla spirale dei secoli in cui, sempre perdenti, erano abbandonati prima ad uno status pressoché primitivo, e colonizzati poi per lo sfruttamento delle risorse petrolifere. E adesso, come gli insorti di una casta inferiore, si godono l’attimo vincente di popolarità e di finta forza, prima del loro finale collasso. Del massacro, dell’estinzione …    
Ed è anche rimarchevole come la critica per invidia, per rancore, per rabbioso senso d’inferiorità, è assai lontano da una vera critica della civiltà. Così, con tutti gli errori di cui è cosparso il nostro percorso all’interno della stessa, siamo attaccati dalla parte opposta, laddove invece il poco raziocinio di cui il genere umano pare dotato è riuscito a trarsi fuori dalla visione mitico-selvaggia e a instaurare un minimo decalogo dei diritti dell’uomo.   
 
 

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