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Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni pubblici by Luciana Littizzetto

Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua
 mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con
la carta igienica e poi ti spiegava: ‘MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto!’, e
poi ti mostrava ‘la posizione’, che consiste nel bilanciarsi sulla tazza
facendo come per sedersi, ma senza che il corpo venisse a contatto con la
tavoletta. ‘La posizione’ è una delle prime lezioni di vita di quando sei
ancora una bambina, importantissima e necessaria, dovrà accompagnarti per il
resto della vita. Ma ancora oggi, ora che sei diventata adulta, ‘la posizione’
è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per
esplodere. Quando ‘devi andare’ in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda
di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona
ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le
gambe e le braccia incrociate (è la posizione ufficiale da ‘me la sto facendo
addosso’). Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con la figlioletta
piccola ‘che non può più trattenersi’, e ne approfittano per passarti davanti
tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe.
Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona
che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai!); pensi: ‘Non
importa…’. Appendi la borsa a un gancio sulla porta e, se il gancio non c’è
(non c’è mai!), ispezioni la zona: il pavimento è pieno di liquidi non ben
definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è
pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte
delle quali non usi ma le tieni perché ‘Non si sa mai’. Tornando alla porta,
dato che non c’è la chiave devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti
abbassi i pantaloni e assumi ‘la posizione’… Aaaaahhhhhh… finalmente… A questo
punto cominciano a tremarti le gambe perché sei sospesa in aria, con le
ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il
braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al
collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di
coprirla con la carta, dentro di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce
di tua madre ti risuona in testa: ‘Non sederti MAI su un gabinetto pubblico!’.
Così rimani nella ‘posizione’, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo
ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere
‘la posizione’ richiede grande concentrazione: per allontanare dalla mente
questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo, non ce n’
é!!! (Mai) Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai
in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la
porta: ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta,
qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti
vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati… NO!!! Allora urli: ‘O-
CCU-PA-TOOO!!!’, continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel
punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e
adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in
questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il kleenex,
vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi
e ti accontenti di uno, non si sa mai. In quel preciso momento si spegne la
luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile
trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del kleenex, perché l’
altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì,
sudando perché hai su il cappotto che non sapevi dove appendere e perché in
questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato
dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre
sulla fronte, lo schizzo sulle calze… Il ricordo di tua mamma che sarebbe piena
di vergogna se ti vedesse così, perché il suo … non ha mai toccato la tavoletta
di un bagno pubblico, perché davvero ‘non sai quante malattie potresti
prenderti qui’. Ma la tortura non è finita… Sei esausta, quando ti metti in
piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo
sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che
vergogna! Finalmente vai al lavandino: è tutto pieno di acqua e non puoi
appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il
rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a
lavarti le mani in una posizione da Gobbo di Notre Dame, per non far cadere la
borsa nel lavandino. L’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le
mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci
passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe
incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente
del fatto che hai passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con
un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa, o peggio ancora con la
cerniera abbassata! A me è capitato una volta , e non sono l’unica a quanto ne
so! Esci e vedi il tuo uomo che è gia uscito dal bagno da un pezzo, e gli è
rimasto perfino il tempo di leggere ‘Guerra e pace’ mentre ti aspettava.
‘Perché ci hai messo tanto?’, ti chiede irritato. ‘C’era molta coda’, ti limiti
a rispondere. E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in
gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti
tiene la porta e l’altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto
più semplice e veloce, perché tu devi concentrarti solo nel mantenere ‘la
posizione’ (e la dignità). Questo scritto è dedicato alle donne di tutto il
mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai
ci stiamo tanto dentro.

 

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