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filosofia - di Alberto Lanzetta

Si afferma che la soggettività, il pensiero stesso, non è spiegabile a partire da sé, ma dal fattuale e specialmente dalla società; però si dice, d'altra parte, che l'oggettività della conoscenza è nulla senza il pensiero, la soggettività. Tale paradosso nasce dalla norma cartesiana, secondo la quale, la spiegazione dovrebbe fondare il conseguente, almeno quello logico, a partire dal precedente. Questa norma ormai non è più cogente. In certo senso la logica dialettica è più positivistica del positìvismo, da lei disprezzato: essa rispetta, come pensiero, quello che si deve pensare, l'oggetto, anche deve esso non seguire le regole del pensiero. Il pensiero non è costretto a contenersi nella propria normatività: è in grado di pensare contro sé stesso, senza rinunciare a sé stesso. Il pensiero dialettico che pensa anche contro sé stesso ma senza rinunciare a sé, è chiaramente il pensiero che solo nell'altro da sé, nell'esteriorità oggettiva, ritrova sé. Il medio, la copula del giudizio e del sillogismo, in quanto unione degli estremi del soggetto e dell'oggetto, dell'interno e dell'esterno, è il pensiero. Non v'è altro pensiero che questa interrelazione di pensiero e fatto; il medio è il concetto e non v'è altro concetto che la relazione necessaria tra concetto ed essente.

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