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Baudelaire, gli oceani, la modernità, ed il sublime - Terza parte

 

Baudelaire, gli oceani, la modernità, ed il sublime
 
Perché gli Oceani?

"Perché l'esperienza del sublime passa attraverso i luoghi del sublime, ed i luoghi deputati di codesta esterefazione sono: le montagne, gli oceani, le foreste, i vulcani e i deserti.

Non ho trovato segno, nei Fleurs du Mal, di montagne, foreste, vulcani e deserti, nemmeno di oceani specificamente, ma di abissi si.

In particolare in: Le gouffre, L'homme et la mer e Don Juan aux enfers.

Ma al di là della pura lettera, come scrive T.S. Eliot, Baudelaire affonda in se stesso, "nei più segreti moti della sensibilità e della coscienza, la malattia, la morte, la noia (spleen) e la solitudine, l'osservazione della vita in ogni sua forma, dalla più pura alla più perversa ".

Osserva Remo Bodei, a proposito della storia del sublime, " emancipandosi dal principium individuationis, ogni uomo entra in contatto con l'eternità della natura, si sente un tutto, in quanto è volontà, mentre è un quasi nulla in quanto  fenomeno, oggetto tra gli oggetti della rappresentazione….è l'abbandono di questo principio a liberarci dalla paura della morte. Con questo processo " la maestà della ragione kantiana, patrimonio di tutti gli esseri ragionevoli, è qui sostituita dalla potestà suprema dell'irrappresentabile….l'esperienza del sublime… rappresenta soltanto una tappa verso l'agognata, integrale perdita della propria individualità. Questa si raggiunge quando il soggetto conoscente, terso specchio…..si scioglie completamente nell'ascesi, ottenendo la definitiva liberazione da tutte le sofferenze, le noie, i tormenti, le paure, le speranze calpestate, i pensieri triviali e le abitudini meccaniche….Si capovolge così, completamente l'originaria funzione del sublime naturale moderno. Sorto dal desiderio di riconsacrare la natura, di renderla tutta divina e, nello stesso tempo, di dare consistenza a un io avvertito come fragile perché privo di garanzie razionali sulla propria immortalità, diventa ora lo strumento per con-fondere ogni essere nell'anonimato del Tutto… la morte non più nemica da schivare e da illudere, ma veicolo d'eternità e di pietosa eliminazione di ogni sofferenza…".

Continua, Bodei, " tutti i luoghi del sublime hanno caratteristiche comuni……pongono l'individuo che li contempla…dinanzi a spettacoli maestosi e solenni, capaci di suscitare in lui sentimenti misti di terrore e di fascino, lo strappano alla banalità e all'affannoso trascorrere dei giorni….porsi quelle grandi domande…..che sono forse insolubili…ma che costituiscono comunque sorgenti perenni di pensiero e di emozione. Ognuno di questi luoghi, (montagne ecc.) produce, tuttavia, simili effetti secondo modalità proprie".

Ci vorrà Hegel, in ambito filosofico, per riportare la trascendenza riposta e suggerita dal sensibile all'immanenza, per delegittimare il sublime naturale, con il suo Diario di viaggio sulle Alpi bernesi del 1796, non riconoscendo alcunché di sublime alla pura esteriorità, all'estensione spaziale di un cielo stellato, alla pura interiorità della legge morale in noi. Per trasmigrare il sublime dalla natura alla storia, cercare lo stesso sublime nei destini umani e riportare in auge la ragione, destinataria del compito di trovare in essi un senso adeguato.

Ma Hegel, anche se, per naturale successione cronologica di pensieri, influirà necessariamente sulla formazione di Baudelaire, non è un poeta; non apprezza, anche su un piano strettamente estetico, la categoria del sublime, che confina ad un inutile sforzo " di esprimere l'infinito senza trovare nel regno dei fenomeni un oggetto che si mostri adeguato a questa rappresentazione ", tipico dell'arte simbolica orientale.

Prima di terminare, torniamo a ciò che gli Oceani significano nell'ambito del sublime, nell'ambito comunque del linguaggio "poetico", (connaturato a Baudelaire che, a quattordici, quindici anni di età, già aveva scritto circa la metà dei Fleurs) dove non si può prescindere, per la sua propria struttura ed espressività oltre che dal ritmo, da metafore, somiglianze, assonanze, sinestesie e via discorrendo.

Ovvio che significhi abisso, sterminatezza, inconosciuto, avventura, ma è soprattutto elemento infido e, nel contempo, il confine naturale per gli uomini, animali terrestri; confine che può essere infranto solo commettendo, da parte di questi, un atto dihybris, una prevaricazione .

Significativo che il termine hybris appaia, per la prima volta, nella Poetica di Aristotele.

Ed è propriamente una hybris che Baudelaire compirà, in una operazione sincreticamente tesa a conciliare i classici, l'episteme del romanticismo, i nuovi razionalisti, l'innovatore e cultore, sostenitore dell' "orrido" E.A.Poe, (del quale rimane uno dei più profondi e sensibili traduttori) teso alla ricerca di una simbiosi- inferno, una compenetrazione dei destini umani e della "città", dei loro rispettivi abissi senza stelle, attraverso un nuovo linguaggio poetico: allucinato e dissonante.

La dissonanza, che ancor oggi insiste sulla contemporaneità, (di qui la rivoluzione imposta da Baudelaire) come ha detto Giovanni Raboni, in parallelo con Auerbach, intesa come porre sotto il doppio segno di prosa e poesia, opposti essi stessi, gli opposti, tutti gli opposti del mondo: il comico, il basso ed il grottesco, il ridicolo cioè, e farli diventar sublimi.

Ciò forse, aggiungo io, avendo presente gli insegnamenti della sapienza greca: "gli opposti sono uno".

Attraverso l'operazione di cui sopra il poeta, divaricando ed enfatizzando l'indivaricabile, esasperando, cito Raboni e Proust, quell'impressione di canto "stonato, qualcosa di strozzato", risulta sfasato rispetto al proprio tempo non solo in avanti ma anche all'indietro, anticipa ciò che ancora non esiste e trattiene e continua a metabolizzare qualcosa che i " buoni " poeti disdegnano come " superato ".

Platone aveva affermato già la vocazione sapienziale della vista sugli altri sensi; sembra  quasi che Baudelaire, sul solco biblico, per quanto riguarda l'essenza e la totalità dell'anima, cui comunque non rinuncia pur versando nella più profonda disperazione, metta in campo, con questa sua mimesi,  il " sentire " e gli altri, tutti i sensi, onde penetrare nel mistero dell'umanità.

Calato quindi, come altri mai, nella storia e nelle problematiche dell'uomo moderno, nella contemporaneità.

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-Associazione Salotto Culturale Rosso Venexiano
-Direttore di Frammenti: Manuela Verbasi
-Supervisione Paolo Rafficoni
-Immagine tratta dal Web
-Editing e correzioni: Manuela Verbasi
-Testo  e ricerca dal web di Gabriele Menghi [taglioavvenuto]

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